Quando il servitore ebbe aperto l'usciuolo del gabinetto, s'intese di là entro una voce: — Venite pure, quella giovine, venite; la signora marchesa ha la degnazione di ricevervi.

Ella entrò, in atto rispettoso, fece alcuni passi, e modestamente sollevò gli occhi. La marchesa era seduta sur un canapè rivestito d'una copertura di seta gialla, scendente fino al suolo e foggiata a guisa di cortine; tutto il gabinetto e il rimanente della suppellettile era pure tappezzato d'una stoffa gialla, a grandi screzii e fiorami, riquadrata entro cornici sottili, dorate, adorne de' più bizzarri fregi, intagli e ghirigori, che avrebber fatto la maraviglia de' nostri moderni amatori dell'arredare antico. Parea e malinconica penetrava la luce per l'unica finestra del gabinetto, di sotto a' lembi semiaperti di due tende di damasco verde, rischiarando a pena un quadro sacro di fresca data, che pendeva su l'opposta parete, in una gran cornice nera a trafori; il ritratto d'una santa vergine e martire.

La signora marchesa mostrava nell'aspetto la dignità d'un buon mezzo secolo compiuto; e benchè altri non fosse con lei che il signor canonico, suo direttore spirituale e amico di casa, pure la si teneva ritta e dura su la persona, con la faccia secca, grinzosa, e acuto il mento, e le braccia strette a' fianchi e distese sul grembo, come si disegnano le sfingi. Una cuffia bianca di ricchi merletti a cannoncini le s'impadiglionava su la testa e proteggeva due ciocche di capegli biondi artificiali; uno scialle nero le copriva le spalle magre e la persona; e i suoi piccoli piedi, che forse erano stati la disperazione de' ballerini dell'aristocratico minuetto, spuntavano appena dal lembo della sua sottana color di nocciuolo, per appoggiarsi sur uno sgabelletto di cannucce. Sul tavolino che le stava dinanzi, era un monticello di libri co' dossi e fogli dorati, volumi superbi al di fuori ma umili e pietosi al di dentro, un calamaio di cristallo co' becchi del pennaiuolo d'argento, posato su d'un fascio di lettere e carte, e un vassoio d'eguale fattura.

Il canonico, che le sedeva a lato, finiva allora di succhiar la consueta cioccolata sul dipinto labbro della chicchera, e per una sua vecchia abitudine ne risciacquava il fondo coll'acqua cedrata: egli era in veste talare, secondo il suo costume per le visite della mattina; delle quali la prima era appunto per il buon cioccolate della marchesa.

Due lunghe, uguali e scrutatrici occhiate, della marchesa, vo' dire, e del canonico, furono il primo interrogatorio che subì la fanciulla; e bastarono a rapire al suo cuore la poca fiducia con che veniva, e ad agghiacciarle su gli occhi una lagrima di gratitudine, che già v'era spuntata. Essa cercava invano sul volto bianco e arcigno della severa dama un ricordo della simpatia e del sorriso della buona e mite contessa, ch'era stata la sua seconda madre. Gli occhi piccoli e bigi della marchesa, e le sue labbra sottili senza colore, e compresse in uno stentato risetto, davano alla sua fisonomia un non so che di stranamente pietoso, un'apparenza di compassata bontà. E bisogna dire che l'esame di quelle occhiate non fosse molto propizio alla nostra Maria, se le prime parole che la dama le rivolse, furon queste: — M'avevano detto che una povera giovine cercava di raccomandarsi alla nostra compassione; ma siete voi? vestita così come venite, m'avete aria d'una damigella!

— Signora marchesa, mi perdoni! Io porto ancora questo vestito nero, perchè ho perduto mia madre; nè mi pare ch'esso disdica alla mia umile condizione.

— Però quel color nero fa spiccar la vostra fisonomia; siete un po' pallida, ma bellina.

— Oh! mia signora, non mi mortifichi così!

— Via, non arrossite!... Ma lasciamo andar questo per ora, e veniamo al sodo. Dunque, lei, signor canonico... E così dicendo volgevasi verso di lui con un chinar del capo — lei, m'assicura da vero.... Perchè, aggiunse fissando di nuovo gli occhi su la fanciulla lo dovete alla sua raccomandazione, se acconsento a far qualche cosa per voi....

— Oh signora marchesa!... la prego, la prego... disse in atto d'umiltà e di riverenza il canonico; già è la nostra parte, di noi altri preti, quella di procurar il bene de' poveri. E quando s'ha la fortuna d'aver a fare con dame illustri e pie, come lei, signora marchesa....