Ella dunque non lasciò fuggir l'occasione: la stessa mattina, appena la fanciulla le ebbe spiegato il suo cuore, trottò diritto alla casa del signor canonico; e, trovato il modo di parlargli, narrò la disgrazia dell'orfana, e lo scongiurò, con una litania di lamenti, che la pigliasse sotto la sua protezione. Egli le promise di far qualche cosa, e durò gran fatica a rinviarla, chè la non finiva più di piagnucolare.

Passati alcuni dì, la vedova ritornava alla porta del canonico, il quale non era in casa; ma essa, con la pazienza di chi vuol ottenere a qual si sia costo, l'aspettò due lunghe ore. Alla fine il canonico comparve, e veduta che l'ebbe farsegli vicino e attaccarsegli alla zimarra, — Siete una benedetta donna, le disse, ve l'avevo pur detto d'aspettare che vi facessi avvertir io stesso! Ma via, poi che la vi preme tanto, dite a questa vostra giovine che la si presenti, domani, verso mezzodì, alla signora marchesa ****, alla quale ho già parlato di lei; vedrò d'esserci anch'io, e faremo di trovarle un destino. Domani.... a mezzodì.... avete inteso?

— Oh quanta carità, signor canonico! Lei fa da vero un'opera santa! — E si chinò per baciargli la mano, ch'egli, per modestia, nascose nelle pieghe della zimarra.

— Sì, sì: andate, la mia donna, e ringraziate Dio che ci sieno ancora al mondo persone caritatevoli. — E passò innanzi.

Non è a dire quanto lieta tornasse a casa la vecchia Giuditta, con questa novella; lieta, perchè nel riuscirle di metter via, com'essa diceva, una giovine onesta, le era pur concesso alfine di racconciarsi nella sua pace casalinga, salvando l'opinione della pietà. Appena pose il piede sul suo limitare, non potè trattenersi dall'abbracciar la giovinetta, dicendole: Lo sapevo ben io, che quel brav'uomo del signor canonico non promette per niente! Non ve l'ho detto, ch'egli avrebbe subito trovato dove allogarvi?.... Ebbene, la cosa è fatta: domattina vi presenteremo alla marchesa ****, ch'è una gran signora, una dama che ce n'è poche come lei, una di quelle sul far della mia povera padrona, delle quali pur troppo s'è quasi perduta la stampa; mettetevi nelle sue mani, e al resto non pensate; è il caso vostro, e ne son contenta per voi!....

— O signora Giuditta, quanto le devo mai! Queste sue parole danno la vita, e io ne la ringrazierò e benedirò sempre.

E Maria passò quella giornata nel rassettare il suo miglior vestito, apparecchiata da quel momento a mettersi per la via che la volontà del Signore le destinasse.

Il giorno seguente, al primo tocco del mezzodì, le due donne si trovavano alla casa della marchesa, poichè la Giuditta s'era messo in capo di volere ella stessa presentarla a quella dama. Entrarono in uno di que' vecchi palazzi, che portano un nome storico, e de' quali pochi avanzano nella nostra città; uno di que' palazzi che, in mezzo alle nostre moderne case dalla fronte gretta e linda, dalle molte finestre e da' leggeri terrazzini, mostrano ancora la pesante e soda struttura d'un secolo e mezzo fa, il gran frontone della porta, i muri intonacati di sasso nericcio, i radi e ampii finestroni con le loro fosche invetriate e gli enormi davanzali: appunto come appare talvolta, in mezzo a gaia gioventù, uno di que' zazzeroni sessagenari che non si sono ancora emancipati dalla coda e dalla polvere di Cipri, nè dalle grosse fibbie d'argento alle scarpe, nè dai due tondi orologi di Bordier con le catenelle d'acciaio a pendaglio sotto la giubba larga e quadrata.

Per uno scalone, che pareva il vestibolo d'una chiesa, salirono al quartier della dama. Un vecchio servitore, infagottato in una livrea orlata di passamano turchino, ricevette le due donne in una vasta anticamera; e le fece di là passare nell'attigua galleria lunga e buia, dove stettero ad aspettare il buon momento di presentarsi alla signora marchesa. E passata una mezz'ora, che a loro parve eterna, una gran scampanellata destò gli echi di tutti que' cameroni, e fece batter più forte il cuore delle due donne, avvertendole che il buon momento era venuto. Quello stesso vecchio servitore attraversò la galleria, borbottando fra le gengive, e scomparve dietro una porta rivestita di flanella verde; ma indi a poco tornò, e tenendo aperto l'usciale che metteva alle stanze interne, fece segno alla giovine che lo seguisse; e lasciò la vecchia, dispettosa di quel complimento, a contemplare a suo grado i seggioloni d'alta spalliera che fiancheggiavan le pareti, le facce torve e barbute di que' quadri neri e le soffitte di legno di noce a cassettoni dell'antica galleria.

Benchè il passo della fanciulla fosse tremante, e più tremante il suo cuore, nell'attraversar le due sale che conducevano al gabinetto della sconosciuta dama, pure rassicuravasi pensando, che quella signora, s'era vero ciò che la vedova le aveva detto, doveva esser buona e pietosa; e rammentava la prima sua benefattrice, la contessa Anna; ma tanto aveva sofferto la poveretta, che non confidava più di trovar chi potesse amarla adesso, com'era amata allora.