— E questo vostro fratello che cos'era? Così, con la freddezza di un giudice che processa, continuava la marchesa il suo interrogatorio.

— Era vicecurato in un piccolo paese, a ***.

— Come?... come?... interruppe allora il canonico; e battendo la tavola con una palmata, che fece sobbalzare a un punto il calamaio, il vassoio, la tazza e i libri: sarebb'esso mai questo vostro fratello, il prete Carlo ***?

— Egli stesso! proferì con fioca voce la sbigottita giovinetta, e chinò subito sul seno la faccia, lasciando in quell'atto cadere il velo, che prima aveva sollevato.

— Possibile?... oh vergogna!... scandalo!... orrore!... Signora marchesa, signora marchesa, non ne facciamo niente.... io ritiro la mia raccomandazione..... Non si può, la mia ragazza, non si può! So ben che ci canzonate!

— Che cos'è mai? per amor del cielo! dica, signor canonico, si spieghi, ch'io mi sento già venir fredda!... E la marchesa, sbarrando con ispavento i suoi piccoli occhi, scuoteva la cuffia a gran rischio di scompigliare le bionde sue ciocche.

Il canonico si levò in piedi, e delle braccia fatto arco su la tavola, si chinò all'orecchio della marchesa, sfiorando quasi con le labbra i merletti della preziosa cuffia; e le susurrò, in poche parole, non so che mistero.

Ma quelle sue parole furono come un tocco di folgore. La marchesa balzò in piedi anch'essa, con una ciera sdegnosa e stralunata; lanciò alla povera tosa un'occhiata fulminea; ma poi, a poco a poco, si ricompose nella prima dignità, e mutato lo sguardo dell'ira in quello della gelida compassione: — Andate, povera giovine, le disse, andate! Io ne sono proprio accorata, ma non posso far niente per voi... la cosa è troppo seria. Voi forse non ne avete colpa, ma le leggi, il governo, la religione, e la quiete della mia coscienza voglion così; è impossibile, impossibile!....

Ciascuna di queste dure parole apriva nel cuore di Maria una nuova ferita. Una maledizione le era dunque caduta sul capo, una maledizione terribile, immeritata, che faceva altrui delitto la pietà verso l'infelice orfanella? Era dunque l'infamia che pesava sopra il nome del suo fratello, sopra quel nome innocente e caro? Essa tremava come se fosse veramente colpevole; la sua mente si smarriva, nè so qual forza la sostenesse in quella difficile prova. Ella s'avanzò con sommessione, com'era venuta, verso la sdegnata marchesa; e timida arrischiò un passo e tentò di baciar la mano di lei, per chiederle perdono d'averla sturbata. Ma la pia e superba dama ritirò la mano, e la congedò dicendo: — Mi rincresce, la mia ragazza, ma, per ora, non m'è concesso assolutamente di potervi far del bene. Chi sa che col tempo.... Piuttosto, cercate ricovero in qualche casa oscura, in uno stabilimento di carità, in un ritiro.... sarà meglio! E intanto tener lontano i pensieri mondani, avvezzarsi alla modestia, al raccoglimento.... e sopra tutto poi, alla rassegnazione. Quanto a me, vi prometto, che se m'avverrà, spenderò forse per voi qualche buona parola anch'io.... ma dipenderà dalla vostra buona condotta.

E così detto, si volse al suo fedele consigliero, e si mise a parlargli in segreto e con gran calore.