— Chi lo sa? Certo, la cosa non è chiara; ma io credo ch'essa non ne voglia saper altro di quel tuo amico; perchè io ci vedo, sai? Oh la è così; essa l'avrà riconosciuto, quando passava con te per la via; e per paura di far dire, e per non voler anche lei adattarsi come tutte l'altre, avrà pensato di schivar l'occasione e di fuggire...

— È impossibile! e perchè dunque? e dove mai?

— Io la conosco quella giovine; ha le idee storte, certe fantasie, ch'io non so propio quel che la si peschi. Figurati, non fa che pensare o piangere; se parla, se ride, è un miracolo... Io per me, la compatisco, poveretta! così giovine, e non aver più nessuno; ma, suo danno, se la è così semplice da scappar via quando c'è chi l'ama, la cerca... e di più la vuole sposare! Non è egli vero, ch'è peggio per lei?

— Sì, sì! Ma intanto, come farò a dirlo a lui? Non so, da vero, come si possa esser matto, incocciato così per una come lei; e venir apposta d'Inghilterra e star un mese a cercarla... Io per me, a quest'ora l'avrei già mandata... dio sa dove!

Ma essi, allo svoltar della via, si guardano indietro, camminano con passi così presti e spessi, e si parlan così davvicino, ch'è impossibile seguitarli ancora e rubar loro le parole... E poi, il più ladro mestiero della terra!

Lasciamo dunque che la giovine coppia se ne vada in pace per la sua via.

IX. SPERANZA E DUBBIO.

Nel salotto d'un modesto albergo della città, un giovine passeggiava su e giù, coll'andar lento, interrotto di chi è preoccupato da profondi e importuni pensieri. Nel camino ardeva scintillando un fuoco vivo, un di que' cari fuochi così salutari che ti sciolgon le membra da' brividi de' primi freddi del dicembre; eppure, benchè un nebbione fitto fitto impregnasse l'aria e le vie de' suoi vapori, la finestra della stanza era aperta, spalancata; come si suol fare a' primi soli d'aprile. Il giovine teneva le braccia incrociate sul petto e gli occhi fissi all'angusto spazio di terreno che misurava co' passi; e in mezzo a' pensieri lasciavasi sfuggir di bocca ora un lamento, ora una parola di dispetto, secondo che lo vincesse impazienza o dolore. E poi, quasi per togliersi a quell'ostinato meditare, s'avvicinava alla finestra, e appoggiato alla soglia se ne stava a contemplare con occhio muto la gente, le strade, le case e il sole biancastro e senza raggi attraverso a quel velame di nebbia, che gli somigliava alla scena d'un sogno.

— Eccomi solo! egli pensava: solo, abbandonato a ventitrè anni, tristo come un colpevole, inutile ad altrui, a me stesso!... Povera mia vita, povero mio cuore, che siete mai? È questa la felicità ch'io cercava, la verità, la pace di cui tanto aveva sete l'anima mia?... Benchè giovine, la vita mi costò a quest'ora troppo duro saggio; ma, a questo mondo, ciò che patisce il cuore soltanto, non si conta per nulla, l'ho perduto tutto, tutto; e non mi resta nemmeno il ricordarmi del passato senza sgomento e senza rimorso. È egli possibile che mio padre, il vecchio mio padre m'abbia maledetto?... Gran Dio! sostieni l'anima mia, dammi la virtù, di soffrire, o ch'io mi perdo!...

— E gli uomini?... essi che non credono e non vivono che per il fatto, eterni schernitori d'ogni entusiasmo, d'ogni sacrifizio, d'ogni patimento dell'anima, mi volgon le spalle, mi tengono a vile, mi chiamano stolido, e fors'anche infame!... No, no! io fui, io sono più forte di voi tutti! Sia ciò che vuole, la voce della coscienza, la necessità dell'avvenire, l'infinito desiderio della verità gridan più alto di voi; e io vi disprezzo. Ho ben già fatto ancor più; a questa immensa speranza della verità ho sacrificato la canizie di mio padre, il pianto delle mie sorelle, il mio nome, la gloria e gli agi che il mondo m'aveva promesso, tutto, la religione stessa della mia famiglia!... Pure, per gli altri, io sono un uom fiacco, uno spirito vile, un imbecille. E qual è la mia colpa? Quella d'aver osato confessare apertamente, in faccia a tutti, di credere!... A che mi valse dunque la lotta lunga, penosa del dubbio? E se fu un martirio, perchè non ne ho io trionfato ancora?... Io sono cattolico! l'ho detto, e gli amici miei risero; ho creduto alla fede che m'insegnarono la semplice eloquenza d'un santo, l'amicizia d'un giusto, l'amore d'un angelo; ed essi risero!... Oh dolore, in cui v'ha di che maledir l'intelletto, e di sospirar di finire!