Il buon vecchiotto continuò a leggere; nè a lui, nè al dottore (il quale però conservava ancora, come reliquie, certe tre quadruple di Spagna lasciategli in dono dal giovine inglese), nè al curato, nè allo speziale, cadde in pensiero che quell'onorevole baronetto fosse appunto il bel forestiero che avevano conosciuto. Non vi fu che il deputato politico, il signor Mauro, se pur ve ne ricordate, il quale susurrò a mezza voce: — Quel nome non m'è nuovo... Ma via, che importa a noi?...
Bisogna dire per altro, che di Maria non si dimenticarono. Il signor Gaspero raccontò più d'una volta la storia della povera tosa; e n'era sempre commosso, e conchiudeva seriamente: — Il mondo è una scala, e ciascuno deve starsene al suo scalino. La provvidenza non ha creato per niente i signori e i poveri diavoli. Dunque rimani contento nella condizione in che la Provvidenza t'ha collocato, nè voler sollevarti da quella, per non perdere pace, libertà e salute... Ma, dopo un momento, scrollava il capo, e con un sogghigno di compiacenza soggiungeva: — Quest'è vero! Eppure io sono la prova del contrario. Se fossi sempre stato quel baggeo ch'io m'era da fanciullo, la mia fortuna a quest'ora sarebbe di menar la barca fino a Domaso e di pescar gli agoni laggiù sotto la riva; ma perchè, in que' bei tempi, non me ne stetti con le mani nel giubbone, da povero merciaiolo son diventato quel che sono, e ho veduto quel che so io; e almeno ho casa e tetto, e posso far e disfare anch'io la mia parte; nè mi manca nulla, fuorchè la consolazione d'un'anima bella, come fu Maria. Ma, un'altra come lei, non la troverò più, se campassi anche gli anni di Noè.
IL MANOSCRITTO DEL VICECURATO
I. L'OSPITE MONTANARO.
Cadeva l'autunno del 184*. Sull'imbrunire d'una di quelle care e malinconiche giornate, in cui le memorie dell'amore e dell'amicizia risvegliano nell'anima il bisogno di pensare e di piangere, io andava lentamente camminando sull'alpestre via che conduce al solitario villaggio di ****. Già avevo dato le spalle all'umide inabitate reliquie del castello di Fuentes, e più non m'appariva nella lontananza neppur quell'ultima lucida zona dell'Adda, che sboccando fuor dell'Alpi di Valtellina s'allarga e s'impaluda là dove comincia ad aprirsi il lago di Como. Le montagne all'ingiro s'eran velate di quel cupo uniforme colore che spandono i poetici crepuscoli dell'autunno; e più non si distingueva nè un villaggio, nè una chiesa, nè un campanile: appena gli ultimi riflessi del sole già caduto tingevano tuttora d'un roseo a grado a grado fuggente l'altissima cresta del Legnone, che sola, fra tutti gli altri monti all'intorno, portava il suo candido cappuccio di neve.
Io era solo, e non sapendo se, prima della notte fatta, mi fosse possibile giungere al villaggio il più vicino, cominciavo a trovar la via più lunga e meno romanzesca che non mi paresse da prima, più umida e più trista la sera. E dubitai d'aver fallito il cammino; sicchè io era già sul punto di voltar indietro i passi per tornarne al paese d'onde veniva. Ma a poco a poco una cotale magia che si diffonde dalla silenziosa maestà della natura, una specie di vaghezza dolorosa che ne fa parer bello lo stesso terrore, e in uno quella meraviglia che andiam sempre cercando nell'incertezza delle cose di quaggiù, mi diedero animo a continuar la via.
Allora mi venne all'orecchio il rumore d'un passo lento e grave che moveva dietro al mio, e l'eco d'una monotona cantilena, della quale non poteva ancora distinguer le parole, ma che aveva non so che di patetico e misterioso a cui mal non rispondevano i miei pensieri e le confuse fantasie ond'era occupata in quel momento l'anima mia. Nelle grandi solitudini, fuor dello strepito degli uomini e della vita, dove la natura regna ancora nella primitiva e severa sua bellezza, una sola voce, un suono lontano, un sospiro del vento che ti rechino di nuovo i pensieri del mondo che avevi, senza saperlo, dimenticato del tutto, d'improvviso ti rapiscono a quella contemplazione dell'infinito, a quell'intima forza dell'anima che dianzi ti facevano maggiori di te stesso, e ti ripiombano nella realtà delle cose, direi quasi, nel terrore d'esser uomo e d'esser solo.
Mi fermai in mezzo della via, e diedi attento l'orecchio al suono che andavasi man mano facendo più distinto e più vicino. Egli era forse (pensai) un alpigiano di quella valle, che tardivo al par di me, si trovava sulla medesima strada per tornarsene a casa, e ingannava il tempo e il cammino ricantando alcuna delle vecchie canzoni del suo paese. Così parevami dicesse press'a poco quella canzone:
Vedi la striscia bianca
Che pare un nugoletto?