........ Eccomi nella solitudine, in mezzo alle Alpi che sempre amai, che vidi fin dagli anni della fanciullezza circondar la più bella parte della mia patria, come d'una sublime corona[1]. Qui forse, nel silenzio del mondo, in faccia alla grande maestà della natura, avranno tregua i pensieri che in mezzo agli uomini mi tormentavano, e pace i dolori di che fu pasciuta la mia gioventù troppo inesperta del vero e troppo credula del bene.

Il Signore che mi chiamò per questa via, mi dia lena di correrla alacremente e di toccarne la meta. Or mi conviene diventare un uomo nuovo, dispogliarmi degli affetti e de' voleri che fin qui mi trascinarono d'uno in altro peggior disinganno, sollevar gli occhi al cielo, a quell'unica patria de' buoni e de' giusti; al cielo verso il quale elevano le gigantesche loro cime questi monti, esultando quasi e narrando in armonia col firmamento le glorie dell'Eterno.

Diedi un addio al mio vecchio padre, alla madre mia, all'innocente mia sorella. Che il Signore vi protegga sempre, o giuste o semplici creature! Là sulle rive del lago, io tornerò ben sovente fra voi co' miei pensieri, seguirò coll'anima e col desiderio i vostri passi; siederò invisibile con voi intorno all'umil focolare; e ricordandomi di quel tempo che più non può tornare per me, porrò giù il peso delle immeritate angosce e il cumulo delle recenti sciagure. Qui troverò, lo spero, creature schiette e buone come voi, o miei parenti! qui non ire, non invidie, non basse e perfide congiure di chi s'adombra d'ogni forte e generosa parola; qui non verrà a turbarmi il cuore la fastosa ignoranza o la melliflua impostura di coloro a cui s'inchina il mondo; qui umili doveri da compiere, oneste compiacenze, tranquille opere di virtù non conosciuta e perciò non calpestate; qui lagrime da rasciugare e cuori da tener vivi nella speranza; qui solitudine, silenzio e pace.

7 di settembre.

I pochi, i quali han fatto di me quella vana e volgar conoscenza che suolsi troppo presto chiamar amicizia, mi credevano misantropo, o forse orgoglioso; molti mi davan taccia d'uomo irrequieto, bollente, pericoloso, mi chiamavano una testa falsa e matta; i più mi avevano un po' di compassione, trattandomi da sognatore, da utopista, da uomo nato fuor del tempo suo.

Ed io che, dopo tanta guerra di dubbj e di terrori, non perdei quella calda volontà di bene, la quale fu l'alito primo della mia vita, io che potei credere e riposare nella verità promessa da Colui che da una croce annunziò a tutti gli uomini ch'eran fratelli, doveva io forse mettermi alla tremenda prova di disperare un'altra volta, di lottare ogni dì a faccia a faccia col disinganno, di rinunziare a quel solo amore che può vivere eterno, e senza del quale non è fede?... No! Sieno grazie alla Provvidenza che mi tolse di mezzo a coloro ch'io voleva poter amare come fratelli, e che invece mi attraversarono la via come nemici, e m'insidiarono come lupi bramosi. Ora io li abbandonai, forse per sempre; ma non pagai offesa con offesa, nè sola una stilla dell'odio loro è caduta nel mio cuore.

Ben so che per guadagnarmi i loro preziosi favori, le bugiarde loro carezze bastavami soffocar nel mio petto le ardenti speranze, i forti augurii di virtù e di giustizia ch'io non temeva far manifesti a qualunque si fosse con la sincerità dell'uomo giovine e credente; che bastavami chinar la fronte a ogni loro detto, mentire a me stesso, rinnegar la voce dell'anima con un servile ossequio; e farmi stromento della loro potenza, o almeno tacere.... Ah no! no! mai! Codesta non fu, non sarà la parte mia sopra la terra; e il campo seminato dal male non può fruttar la verità.

Abbandoniamo queste amare ricordanze. Vi fu un tempo, nel quale le poetiche immagini della prima età potevano consolarmi delle traversie sopravvenute.

Allora io scriveva:

— «Nacqui in riva del Lario: a me fu cuna