All'ondivago pesce, ad ascoltarlo

Cheto io sedessi del battello in seno.» —

O mio lago, o splendida gemma della Lombardia! tu fosti il mio primo amore. Oh! perchè non nacqui più povero ancora di quel ch'io sono! Se mio padre, anzichè essere l'agente di nobile e ricco signore, non avesse avuto al mondo che il suo navicello e la sua rete, forse io pure non sarei stato che un umil pescatore; e non uscito mai dalla cerchia de' miei monti, altro non avrei imparato ad amare che la pace e la tempesta del lago. — Le memorie del passato mi ripiombano sul cuore. Chi m'avrebbe detto, allorchè adolescente appena io contemplava rapito da una fiera gioja di libertà le procelle e i fulmini che scrosciavano sul mio Lario, oh! chi m'avrebbe detto che assai più tremende, dovevano essere le tempeste dell'anima mia!

1 d'ottobre.

La pace ritorna. La vita stanca e travagliosa qui si rintegra, si rinnova nella calma di questi bei giorni dell'autunno; e il sole tranquillo che indora le spalle della montagna rimpetto alla mia finestra, sembra mandare il benefico riflesso della sua luce nell'anima mia.

Da tanto tempo io non poteva godermi una contentezza così salutare, così vera. E se vuole il cielo che passino per me soltanto pochi mesi di raccoglimento e di pacifica meditazione, senza che si risvegli a conturbarmi lo sdegno d'una vita costretta a consumarsi nella lunga aspettativa de' giorni promessi da Colui che venne ad abitare fra gli uomini, e fu vera luce dell'universo; allora forse la modesta missione che a me fu posta mi parrà più bella e sacra, perchè dimenticata e disprezzata dal mondo; allora forse Dio mi perdonerà il passato, e terrà conto del mio sagrificio.

Coloro in mezzo a' quali vedrò scorrere la breve mia vita terrena, mi amano e mi vengono intorno. con rispettosa attenzione; ma non sanno ch'io non potrò render loro per questo affetto altra cosa che poche parole a confortarli nelle sciagure. Ben vorrei, come ne sento gran bisogno nell'anima, aprir coll'eloquenza della semplice verità i loro intelletti, far ragionevole il loro ossequio alla fede, scendere nel fondo de' loro cuori, e suscitarvi quella scintilla che li renda migliori di quel ch'essi sono, di quel che furono i padri e gli avi loro. Eglino sono contenti del poco, è vero; ma intanto anneghittiscono nella povertà, disimparano ad amare coloro che soffrono, ad amare il ben comune, per quell'affetto più augusto, più fiacco, direi quasi per quell'egoismo che li fa attaccati alla loro famiglia, al campanile della parrocchia, alle povere glebe della loro vallata. Ma pure chi sa che, procacciando di migliorare, per quanto è da me, gli umili destini di codesti montanari, io non dovessi invece riuscire a farli men felici, o men rassegnati di quel che sono? —

2 d'ottobre.

Oggi, con dolor profondo mi toccò d'esser testimonio d'una contesa fra due mandriani, che mi persuase quanto sia pur troppo insensata e forte fra gente d'uno stesso paese quella vecchia ruggine, quell'inimicizia che sembra aver posta radice eterna nel cuor degli uomini, e più che in ogni altra in questa nostra patria.

Uno de' due mandriani è nativo di questa, l'altro di valle San Giacomo: son vicini, son fratelli, parlano lo stesso dialetto; eppure serbano tuttavia quel rancore che separò i loro padri, che accese tanto fuoco di guerra in queste pacifiche contrade, che fece sparger tanto sangue e pianger tante madri. Sedevano sulla medesima panca di legno fuor dell'osteria, e bevevano alla stessa mezzina. Una sola parola di dispetto, una pretesa di soperchieria per causa d'una capra comperata o venduta attizzò la discordia: maledissero i loro paesi; maledissero i parenti e lo stesso Dio che li vede. La collera li fe' ciechi l'un contro l'altro, e dalla bestemmia e dal vile insulto sarebbero venuti alle coltella, se il mio braccio, più forte della mia parola, non fosse giunto a tempo di domar la selvaggia loro natura.