Tu sai la compassionevole vicenda che mi persuase di rinunziare alle facili glorie concesse dal mondo a chi appena sappia lusingar le inezie del suo tempo, e farsi campione del vizio imbellettato di virtù.. Io volli sposar la parte di coloro che patiscono; e nato povero e nudo, morrò povero e nudo.
Perocchè non per nulla avrò detto addio alle splendide fantasie dell'arte, alle severe meditazioni della scienza, a' giorni tempestosi e ardenti della gioventù, alle grandi speranze dell'uom pellegrino in cerca della verità, a tutto quello che formò la poetica visione de' miei vent'anni.... Amore, amicizia, patria, sapienza, gloria, non bastano per legarmi a questa vita; più non sono per me altro che il primo batter d'ale che fa l'anima nostra verso l'infinito, il simbolo della virtù eterna, di quel bene che non alligna in terra, perchè la terra ritornerà nel suo nulla, e il bene è immortale.
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Amico!
— V'ha qualche ora nella quale credo che Dio non abbia accolto il suo servo: e parmi ch'egli maledica come opera di superbia, ovvero di disperazione questo sacro e terribil dovere ch'io m'assunsi (io così pieno ancora di ribelle volontà, di mortali odii, d'inutili speranze) d'annunziare agli uomini la sua verità, il giorno del suo regno. Allora lo spavento e l'angoscia incurvano la mia fronte; io vo' cercando i luoghi più solinghi e dirupati di quest'Alpi selvagge; io piango senza trovar sollievo dal piangere, e dico nel mio cuore: O Signore! come, potrò recar la tua pace agli uomini, io che non ebbi mai pace per me!...
In tali giorni d'abbandono e di miseria morale, ben io tento di temperar l'interno patimento colle dolci distrazioni della lettura e dello studio, tornando ad evocar le belle imagini della poesia, le grandi ombre di coloro che parlano il vero e furono infelici, e infelici ben più ch'io non sia!
Ma anche la poesia è morta nel mio cuore...
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— Io aveva fermo nell'animo di non tornar mai più agli antichi prediletti studi della poesia; io voleva darmi tutto alle austere contemplazioni della sacra scienza, che sola ormai può consolarmi de' tanti disinganni provati, delle stolte speranze umane, delle menzognere imagini evocate dall'inquieta fantasia che vuol levarsi nella regione dell'impossibile... Eppure, in questi dì, tornai alla poesia, al culto di quell'arte che mi rende ancora così belli gli anni giovenili.
Rovistando fra vecchie carte, rinvenni abbozzi di novelle poetiche, di poemetti, di canzoni, di tragedie; sorrisi di me stesso e de' sogni miei, rileggendo que' miseri brani. Mi sembravano come le macerie d'un edifizio caduto in rovina prima che di poche braccia sorgesse dal terreno. Mi provai a scrivere; ma sarà in vano. La letteratura del nostro tempo, se ne togli pochi i quali temono di mostrarsi fra gli altri per la coscienza di una virtù intemerata, ma pur tremante e sdegnosa, è fatta per tutt'altro che per educare il cuore ed innalzar la mente alla vera grandezza. È una letteratura smascolinata, come quell'arcigno del Baretti direbbe, una letteratura da canapè, buona tutt'al più per i gabinetti delle damine svenevoli e profumate.