Così cantava, ma la voce della giovinetta era malinconica e lenta, e il suo canto morì sull'acque del lago, come il gemito d'una colomba.

— Che buona Elisa! disse, scuotendo la testa, la gaia Vittorina. E come vuoi che Arnoldo ci senta, se tu canti con una voce patetica, come la sciagura che la tua canzone ricorda?... Oh! vedo che tocca a me! la mia voce è più lieta, più viva; e se nostro fratello non è lontano di qui una lega, scommetto che risponderà al nostro richiamo! —

E la vezzosa sorella si fece essa pure a cantare. La voce di lei era limpida, giojosa ed acuta; e mentre gli accenti che scioglieva dall'innocente suo labbro, vibravano in vivace gorgheggio per quell'aere così tranquillo, il suo roseo volto coloravasi d'un'insolita vivezza, e gli occhi suoi scintillavano d'una leggiadria, d'un fuoco, che parevano chiamare i baci.

IL DESIO.

CANZONE DI VITTORINA.

I giorni che fuggìro

Non richiamar, donzella!

L'età primiera è bella,

È dolce il suo sospiro!

Ma la gentil tua vita