Sempre le trecce io m'orno;

E allor che splenda il giorno,

Che mi diran: Se' sposa!

Porrò sul vergin cuore

La rosa dell'amore!

Non era finita la canzone, che le due sorelle discernevano, al basso della costiera, un giovine agitare un fazzoletto bianco; un giovine che subito avevan riconosciuto.

Ravvisarlo, e gettarsi sopra i remi, e vogare entrambe con lena eguale alla volta della riva, fu un istante. Raggiavano di sincera gioja le care fisonomie delle fanciulle; e pareva ch'Elisa avesse in un momento imparato a tuffare il suo remo con quella destrezza, che poco prima Vittorina studiavasi invano d'insegnarle.

IV. NELLA CASETTA.

Intanto che la barca leggiera delle due giovinette solca a dilungo le placide acque del lago, entriamo in una piccola casa del paesello, la quale sorge poco sopra della riva, sull'orlo d'una facile discesa, e par quasi nascondersi dietro il lento dosso che forma l'ultima radice della montagna. Un cortiletto le s'allarga sul davanti; e il muricciolo che lo circonda, cala sino al filo dell'acqua. Sopra la porticella bassa e quadrata, a cui si sale per quattro scalini rozzi e malsicuri, e sulle due finestre inferriate dell'angusto pian terreno, una delle quali rischiara una povera ma decente cucina, e l'altra un salottino dipinto a verde ma umido e nudo, vedi stendersi all'infuori un bel pergolato, ricco di novello fogliame e di pendenti tralci gemmati. Al di su poi della pergola, s'aprono alcune altre finestre ineguali; e le impannate dischiuse vi lasciano entrare la piena luce di quel bel sole. Fuori d'una finestretta, ch'è presso all'angolo manco della casa, e sul cui margine s'intrecciano e arrampicano i viticchi del convòlvolo silvestre tutti fioriti di candide campanelle, vedi svolazzare una leggiera tendicciuola.

Era quella la casa del povero Andrea. Colà, pochi giorni innanzi, quell'uom dabbene era morto, lasciandovi sole Caterina, la sua donna, e Angiola Maria la sua cara figliuola.