— Amico mio, sono pensieri ch'io vo gettando su questa carta, tali quali m'ardono in cuore, schietti, nudi; egli è un ritorno innocente alla giovinezza già passata per me, la quale non m'è più che una memoria. Che volete? Noi italiani, noi figli di questo cielo e di questa terra, oh no! non possiam distaccarlo dal cuor nostro l'amore della poesia, che succhiamo forse col latte delle nostre madri, che beviamo coll'aria del nostro paese... L'armonia del canto è la più pura voce dell'anima!.. E io, vedete, qui, in quest'ora di solitudine, in questo luogo sublime, sento risvegliarmisi nel pensiero i miei sogni d'una volta, parmi ancora d'esser giovine, italiano, poeta!...
— Oh il vostro sentire è nobile e bello! ditemi, ve ne prego, leggetemi il vostro canto: chè anche il cuore di chi nacque di là dell'Alpi sente e batte più forte, se la parola della bellezza lo scuote.
— Deh! che volete mai ch'io pensi e scriva? Non è, ve l'ho detto, che la tarda rimembranza d'un tempo che non torna più. Ora, la mia sorte è certa e tranquilla, e il mio cuore contento. Fare a' miei fratelli quel poco di bene che per me si possa, nella condizione in che mi pose la provvidenza, questo fu il primo mio voto, e sarà l'ultimo.
— Ma come potete voi col cuore sì caldo, con la mente fatta pura dal fuoco dell'ingegno?... lo interruppe Arnoldo.
— Dimenticate l'uomo, e non guardate in me che il povero prete. Io sono un nulla agli occhi del mondo, ma c'è delle anime che non mi disprezzano. Sono que' pochi miei fratelli che vedono in me il loro unico protettore; per essi, io sono il mediatore fra i travagli di questa terra e la consolazione del Signore. Io parlo loro di semplici e sublimi verità, ed essi m'ascoltano; io raccolgo la confessione della loro debolezza, e li conforto al meglio; me li veggo inginocchiati ai piedi, e fo sopra d'essi il segno della croce, il segno del perdono; io battezzo i lor bambini, e seggo accanto del loro letto di morte, e le anime n'accompagno al Creatore, benedicendole... Che altra umana felicità poss'io invidiare?.. Oh! chi intende la grandezza di questa divina missione, e la compie con quella forza, che sola la fede può dare, non ha altro affetto quaggiù, non ha altro voto, se non che sia fatta la volontà del Signore sulla terra come nel cielo!
— Queste son cose sublimi, e il vostro proposito è grande, come la virtù ch'è necessaria per adempirlo. Ma io credo, amico, che il dir addio alla gloria della scienza, alla dolcezza della vita, all'onore della patria stessa, vi debba esser costato un gran sacrifizio! e forse...
— Deh! chi mi assicurava che sarei venuto in fama, che avrei trovato nella gloria il compenso della vita spesa per la sapienza? e ciò foss'anche, gli è poi vero che sia questa una felicità, o almeno un riposo de' nostri desiderii?... Ah! credetelo a me! io, dimenticato nella mia oscurità, vivo più contento di voi... E la sola cosa che adesso sparga di mestizia i miei giorni è il pensiero di mia madre e di mia sorella. Povere e buone creature! esse non avranno l'appoggio che di me aspettavano...
— Ma che cosa potreste far di più per loro? Nel tempo che siete qui, non avete voi preparata loro una condizione onesta e sicura?...
— Sì; ma io dovrò abbandonarle. Pochi giorni ancora, e tornerò dove mi chiama il mio debito sacro, che già per troppo tempo l'ho dimenticato. Oh! Dio mi conceda ch'io possa una volta vederle tutte e due vicine a me, sotto il mio tetto, ch'io viva con loro, sì... perchè io le amo, vedete! sono i soli legami che mi uniscono alla terra: mia madre, la donna amorevole e pietosa! mia sorella, l'angiolo della modestia e della pazienza!...
— Non v'affliggete per loro; la virtù che si nasconde è sempre felice. Su via, aprite l'animo a più lieti pensieri; e se non è troppo esiger da voi, leggetemi ciò che avete scritto stamane, ve ne prego!