Così, dopo pochi amichevoli ragionamenti, l'uno e l'altro furon lieti di quella fortuita conoscenza; e s'erano raccontati a vicenda que' riposti segreti che apprezza e serba la sola amicizia. Intanto Arnoldo tenne per gran ventura che il vicecurato, per alcune domestiche ragioni e pel ritardo messo della pretura di **** a regolar la tutela della giovine Maria, dovesse rimanere più a lungo che prima non pensasse. E, dal canto suo, don Carlo divideva di buon grado col giovine forestiero le ore di libertà.

Essi furono veramenti amici. E in que' luoghi pieni di vita, nella tranquillità di quelle rive sempre liete e sempre nuove, i loro cuori sentivano più forte il bisogno di rallegrarsi nella concordia de' pensieri, nell'adorazione della bellezza, e più di tutto di gustare il sublime del desiderio e il dolce del compianto. — Allorchè il tumulto del mondo non disturba la maestà della natura, oh come il cuore si versa nel contraccambio delle più intime virtù consigliate dalla religiosa estasi della contemplazione! oh come è bello e grande il credere e lo sperare insieme!

Un giorno, abbandonati all'inquieto corso d'una barca leggera, quand'era il lago conturbato a più rapito ondeggiamento, sotto lo spirare del tivàno dell'Alpi, essi confidavano i liberi pensieri, i voti misteriosi d'una più lieta aspettativa al cielo schietto e azzurro, e nell'alterna vicenda del remigare vedevano fuggirsi a fianco le rive, i palazzi, le ville; poi, quando il vento taceva e il lago tornava quieto, miravano l'acqua disotto ripetere, come un'instabile interminata scena, il bel paese, e disopra le nubi abbracciarsi e ravvolgersi sorvolando i vertici della montagna — come se l'anima arcana della natura tutta si risentisse in un'armonica commozione di vita.

Un altro giorno invece, seguivano le viottole più erte e dirupate della costiera, e su su pel monte a lungo inerpicandosi salivano con una gioia selvaggia di libertà; contenti di trovarsi soli e dimenticati su le più ardue vette, di guardare di là, per ogni parte, fin dove l'occhio poteva, l'ampio orizzonte delle pianure, de' laghi, delle Alpi e del cielo, come un immenso oceano di luce e di colori! — E là, su quelle cime, sedevano su la dispersa rovina d'un casolare sfasciato dall'acque montane, o sul tronco d'un vecchio albero sradicato dal fulmine e marcito dal tempo; e disopra i loro capi non vedevano sollevarsi che qualche rado cucuzzolo di monte, con la sua veste di neve agghiacciata, o qualche rozza croce di legno, piantata nel crepaccio d'un masso forse da un povero pastore, chi sa da quant'anni.

E più d'una volta cercavano nuovi sentieri sui fianchi dell'alpe dove il terreno, scemo d'umori e di fecondità, cessa d'esser ricoperto d'erba e ombreggiato di piante, dove non altro s'incontra che qualche rara segreta sorgente col suo fresco zampillo d'un fil d'acqua, o un'ampia zolla rivestita di muscosa verzura, o d'un rosato tappeto di ciclamini. E, su per que' dossi, il giovine Arnoldo andava cercando con mano paziente l'erbe più rare e le pianticelle mirabili e sconosciute, che pare l'aria vi cresca con più facile germoglio, solo per la pastura d'un branco errante di capre. Perchè egli aveva messo studio e amore a quella cara scienza dell'erbe e delle piante, che ama e intende la natura, e insegna con solitaria consolazione che in ogni angolo della terra v'è una virtù misteriosa, una bellezza.


Una mattina, Arnoldo e don Carlo sedevano sur uno degli alti terrazzi della malinconica e deserta Pliniana.

Il cielo era cinericcio e nebbioso; e i loro pensieri sentivano di quella solenne quiete della natura, che pare più muta e mesta, s'è una giornata avversa della sua più bella stagione. Arnoldo tenevasi spiegato sulle ginocchia il suo albo, e disegnava lo schizzo della veduta che gli s'apriva dinanzi — quella fuga di monti dietro un monotono velo di nebbia; lo spumoso torrente che si rovescia da un'erta cima a fianco del vetusto palagio; quel cielo bigio, uniforme, che gli richiamava al pensiero il cielo della patria, una delle scene della sua mesta e cara contrada, quel sacro cantuccio di terra, in cui riposavano le ossa di sua madre. Don Carlo, poco lontano di lui, meditava scrivendo sopra un foglietto, che appoggiato a un volume della Bibbia e' si teneva fra mano.

Quando Arnoldo ebbe finito il suo disegno, s'avvicinò all'amico, e gli si mise accanto, in atto d'aspettare: ma quegli non si riscosse, e continuava a scrivere.

— Che scrivete, don Carlo? domandò Arnoldo.