— Nemmen per sogno!
E Caterina fu presta ad acconsentire alla graziosa premura che le due damigelle le avevano fatta. Era un grand'onore per lei vedere la sua figliuola cercata da due signorine così leggiadre e buone, e il suo amor proprio non n'era poco lusingato; perchè pensava che in ogni maniera non poteva esser che una fortuna quella conoscenza.
Ben presto le tre giovinette divennero amiche, come se già da un anno si fossero conosciute. E quasi ogni giorno, Elisa e Vittorina venivano a cercar di Maria, e con essa dividevano l'allegrezza di tutte l'ore. Bene spesso le avresti vedute seder in crocchio sul terrazzo della villa, intese allo studio de' loro disegni e lavori, al canto di care e semplici melodie, o abbandonate a fanciulleschi e sinceri colloqui. E talvolta anche il vecchio lord, che oramai era convalescente, sedendosi nel suo seggiolone in un angolo del terrazzo, contemplava in atto di segreta gioia quelle tre testoline giovani e aeree, che si chinavano e si levavano con un tripudio irrequieto, con un sorriso più eloquente d'ogni parola; e l'ampio foglio del Times, ch'egli si teneva spiegato sotto gli occhi, cadeva allora dimenticato su le sue ginocchia; e nel suo cuore l'arida politica cedeva il posto alla dolcezza d'un senso affatto novo.
Più sovente le fanciulle andavano a diporto per i paesi della riva, o facevano una corsa su la montagna, e Arnoldo veniva con esse in compagnia. Era un alternar di risa schiette e d'allegri modi, un dolce motteggiare, un mescersi di voci argute e soavi, una corrispondenza di gioia e d'affetto.
Alcuna volta invece, al levar della luna, essendo il tempo chiarissimo, e l'aria consolata dalla freschezza della sera, le tre fanciulle discendevano di nascosto nel giardino della villa, e sen venivano all'ombra per la riva bruna del lago. Poi calate chetamente nella loro fida barchetta, davano a gran lena ne' remi, e pigliavano il largo. La luna si rifletteva bellissima nel lago, come in uno specchio; ma, a ora a ora, l'acqua commossa da uno spirar di vento leggero pareva tutta risplendente di tremole scagliette d'argento. Quel fianco delle montagne, su cui spargevasi il pieno chiarore della luna, pareva circonfuso dalla vaporosa luce d'un incantesimo, e ne spiccavano i seni e i dossi, i paesetti e le case; l'opposto fianco invece si perdeva in un'ombra uguale e fitta, che nulla interrompeva, tranne il luccicare di qualche picciol lume, qua e là, dal balcone d'una villa, o dalla porta d'un casolare. E la barca delle giovinette fuggiva rapida su l'onde, come se avesse l'ale, e portasse le fate abitatrici di quella poetica contrada.
Poi, quando tornavano alla riva, vedevasi quella barchetta fermarsi al piede dell'alto terrazzo; e l'aria taciturna risonava dell'armonia d'una prediletta canzone.
UN CHIAROR DI LUNA.
INSIEME
Sei cheta, o notte, ma non sei mesta,
Quando riluce sereno il ciel!