Anche Elisa avvicinavasi a Maria, e la pigliava con affetto per mano, dicendole: — Noi ci vorremo bene, come vostro fratello e Arnoldo, non è vero? Egli, sapete, ci parlò sovente con tanto amore di lui, di vostra madre e di voi. Non abbiate soggezione di noi; la vostra fisonomia è tanto dolce e bella!
— Non mi mortificate così: io sono una povera fanciulla, e voi...
— Noi, riprese l'Elisa, siamo ben liete di conoscervi; e se vostra madre è sì buona per non dirne di no, torneremo domani, per condurvi con noi alla villa; e sarà una giornata di contentezza.
— E vi mostreremo, aggiunse Vittorina, cento cose belle; i nostri anelli, gli smanigli, le collane, le ciarpette e tant'altri vezzi, che sono una maraviglia a vederli. E ne daremo anche a voi, pensate! ch'e' devono stare pur bene a quel vostro collo, sì sottile e bianco!
— Tu se' proprio uno spiritello! disse Arnoldo, mentre Maria alle parole della giovinetta chinava la faccia sul seno, e di novo arrossiva. Allora Vittorina, in atto di tenerezza infantile, le gettò le braccia al collo, e col suo pronto sorriso:
— Perdonami, o Maria! ho creduto di farti piacere col dirti che sei bella!
— Tu verrai, Maria, aggiunse Elisa, non è vero? dillo! vogliam raccontarci tante cose! Perchè, sai, adesso noi possiamo godere in pace questo tempo sì allegro, questo cielo sì bello! Adesso, noi non tremiamo più per la vita di nostro padre; egli era ammalato, ammalato assai, ma dopo che Arnoldo tornò, sta molto meglio.
— Buona Caterina, riprese Arnoldo allora, fu appunto per causa di mio padre che non venni prima a trovarvi; ma son contento, chè vi veggo di buona ciera e serena.
— Graziadio! rispose la vecchia.
— Voi avrete forse pensato ch'io v'avessi dimenticata?