Se non che, troppo presto il pianto domanda il suo diritto, e l'alba della vita dura per poco. Dice un filosofo, che l'uomo è sì grande, che la sua grandezza appare anche in ciò, ch'egli si conosce misero. Così, quand'esso sente il peso de' suoi dolori, trova in sè medesimo una forza novella: la speranza. Questa gli dona la consolazione dell'amicizia, la dolcezza dell'amore; ed egli, incapace di sprezzar sè medesimo, sente pur sempre d'esser capace del bene. Allora l'amore solleva il cuore, consiglia la fede, suscita la volontà; e così tutti i nostri giorni fossero come quelli in cui veramente amiamo!
Ma il cammino della vita è difficile. Il potere degli avvenimenti, dell'opinione, del costume crea nell'uomo, per dir così, una seconda natura; e questa, il più delle volte, soggioga la prima. Onde i più fortunati son coloro che, senza fallire la via, toccano alla meta, e che hanno saviezza abbastanza per vivere in pace con sè stessi, o coraggio abbastanza per soffrire.
E anch'essa, la debole creatura che solo nacque per amare o per piangere, anch'essa, che vide morirsi d'intorno i più bei fiori della vita, conserva nel cuore un tesoro, la sua rassegnazione e la sua fede. L'angustia del dubbio, il languore dell'abbandono logorano la sua fragile esistenza; pure essa sostiene le prove della sventura, che son lunghe e dolorose, perchè la sventura è fedele. Ella è sola quaggiù, ma Dio è sopra di lei! E l'ultimo sacrifizio che fa un'anima innocente, è il più bello, il più sublime testimonio della virtù abitatrice della terra. — Così la storia d'una vita semplice e giusta può esprimersi in tre parole: innocenza, amore e sacrifizio.
I. UNA DOMENICA.
Chi vede un'alba di primavera nella nostra bella Italia, in questo cielo così quieto e trasparente della Lombardia, e non sente aprirsi libero il cuore e l'anima sollevarsi leggiera e serena, come al respirare un'aria che la nutre, ch'è la sua, non ebbe certamente, nè avrà mai, quel senso divino, che Dante, con sublime verità, chiamava intelletto d'amore. Questo sentimento così grande e puro non è gioia, nè maraviglia; non è nemmeno un'estasi; è l'intimo affetto della bellezza della natura, è vera poesia.
Se tu hai contemplato qualche volta una di queste aurore, là sulle rive beate del lago di Como, dimmi, non ti nacque nell'anima un pensiero almeno, che la vita vi può esser più felice, gli anni più lenti e men gravi, il cuore più giusto, più in pace? E non pregasti allora, che Dio rendesse migliori i figli di questa dolce patria, dove si piacque di crear così bella e benedetta la natura? — Se tu non facesti questo voto, io lo feci per te!
Era una mattina piena d'incanto. — La primavera cominciava appena; la limpidezza dell'aria e lo splendore del cielo, l'armonia della vita e della natura, tutto era bellezza e mistero. È il bel tempo, che il poeta sogna la gioventù del mondo, i giorni della creazione, quando terra e cielo forse non avevano che un nome; è il bel tempo, che rinnova que' miracoli della produzione, i quali all'uomo semplice e saggio si manifestano nelle grandi provvidenze della materia e della forza; che al ricco ozioso ristora la stanca complessione, e al povero contadino fa la promessa d'una buona annata. Allora noi sentiam più forte il bisogno d'amare i nostri fratelli, d'amar la terra dove nascemmo, i luoghi dove il nostro cuore apprese tanti cari nomi, fece tanti bei sogni nell'innocenza e nell'amore, e dove anche abbiam dovuto gustare i primi dolori, e piangere la prima volta!
O nostra patria! — Ecco il sole, che nella pienezza della sua luce suscita l'allegrezza nel cielo, sparge la fecondità nelle campagne, la tranquillità nella vita, e l'amore nell'anima di tutti! Ecco interminate pianure, su cui l'occhio si perde; ecco laghi che ripetono il sereno del cielo, e fiumi maestosi, e acque irrigatrici; ecco campagne verdeggianti di gelsi, fiorenti di messi; colline liete d'una perpetua ubertà; monti che un'assidua coltura rivestì di vigneti e di pascoli, di casolari e di borgate! Qui la bellezza del cielo e della terra, la frequenza degli uomini, la leggiadria delle donne... È la terra de' nostri padri, dell'antica nostra religione, delle poche sante memorie che ancora ci rimangono. Non si cerchi di più. Il giovine ha bisogno della gloria, e della felicità, e ne vuole almeno la sembianza!