La Malizia, questa losca sorella della Bugia, questa fata capricciosa e segreta, la quale, sebben zoppichi su le sue grucce ineguali, pur tanto cammina che bene spesso vince della mano la Verità; la Malizia, ospite vecchia del nostro mondo, è stata sempre, per quanto si faccia o si dica, la regina delle cose, e ha codice, ragione e diritto; perchè forse la provvidenza le permise d'attecchire, crescere e moltiplicarsi, come la gramigna nel campo, di spiegarsi e regnare, come le nubi nel cielo. La Malizia passeggia sotto le vôlte dipinte delle case de' grandi, vestita d'un giubba trapunta di frastagli d'oro o d'uno splendido saio, siede alle mense e ne' circoli del bel mondo, coperta le spalle di màrtora o d'ermellino, di sete indiane, di veli aerei; trotta per le vie sotto l'abito modesto del cittadino; studia, medita, scribacchia anch'essa, come il più grave filosofo; ha il suo scanno nel cantuccio del focolare del borghigiano, e la rozza panca di legno sotto la tettoia del contadino; s'adagia a sua posta nel caffè, nella bottega, nel palchetto del teatro; sbircia, sogghigna, ciancia, gracchia, trincia a destra, a sinistra; e a sentirla, gli è sempre per amor del bene, o per onor del vero. — Nessuno dunque maraviglierà, cred'io, ch'ella avesse culto e alunni anche su quella beata riva del lago, tra le poche case del nostro paesetto.


Su la bass'ora d'un bel dì, il signor curato passeggiava nella piccola spianata che si stendeva dinanzi la sua casa, in compagnia di quel signor Gaspero, il vecchio signorotto, del quale abbiam già fatta la conoscenza; e discorrevano fra loro a tutto bell'agio. Benchè costoro, come vedemmo, non fossero i migliori amici del mondo, e l'uno non andasse molto a sangue all'altro, pure lo star insieme e la necessità di tenersi in credito, facevano che si cercassero come due vecchi colleghi, o piuttosto come due gelose potestà rivali. E poi, don Gioachino non era uomo da legarsela al dito per qualche motto lanciato alla sua pretensione politica o letteraria, chè anzi piccavasi di non se ne far gran caso, come se si fosse trattato d'un complimento.

— Ehi! signor Gaspero, diceva il curato, se foste venuto mezz'ora fa, v'avrei fatto sedere alla mia tavola tale e qual era; ne vengo or ora. Eh! un desinarino da povero curato, ma da galantuomo; poco ma buono! è il mio assioma.... ah! ah!

— Oh lo so per esperienza! si mangia bene da voi....

— Non fo per dire, ma la mia Sabina sa il fatto suo: da un par d'anni poi ne son contentone. Quest'oggi, vedete, m'ha regalato un bel pezzo di stufato fumante, con certe cipollette in sugo, che parevan perle; e poi una fricasséa di polli, che valeva un Perù!...

— Corbezzoli! la è una dottorona la vostra serva; scommetto ch'ella sa a menadito tutto il Cuoco Piemontese, e che la vi corregge anche i testi latini delle vostre prediche.

— Ah! ah! sempre di buon umore il nostro signor Gaspero!

— Che volete, curato? Se non si cerca di passare, il meno mal che si possa, questi quattr'anni di vita che ci avanzano....

— Buon per voi, che sul vostro non tempesta mai!... Ma per me, v'assicuro ch'io conto delle giornate brusche, e che qualche volta mi tocca di roder catene.