A un'ora di notte, arrivò alla parrocchia, e scavalcò all'uscio d'una povera abitazione, che un pecoraio gl'insegnò esser quella del vicecurato. E lo trovò nella più interna delle due camere, ch'erano tutta la casa, lo trovò a vegliare in mezzo a' suoi volumi, qua e là sparsi, ammucchiati o aperti, al lume d'una piccola lucerna.
Al vedere l'inaspettato visitatore, il prete s'alzò, e, fattosegli incontro, sorrise; poi, senza parlare, gli strinse con grand'amore la mano; ma il suo aspetto era pallido, malinconico il sorriso, lo stesso andare aveva qualche cosa di penoso e d'incerto.
— Siate il benvenuto amico mio! Dunque non l'avete dimenticato il povero prete? Nella mia solitudine, la vostra venuta è una vera benedizione. Oh credetelo! il mio cuore n'è riconoscente.
— Mio buon Carlo: tocca a me il domandarvi perdono, se questa è la prima volta che vengo a visitarvi; non ho tenuta la mia promessa, lo so; ma... mio padre...
— Non dite di più: vi so troppo buon grado del piacere che adesso mi fate, e v'assicuro ch'io aveva un gran bisogno di vedere un volto amico.
— Io vi trovo assai mutato da tre mesi, magro, sparuto: siete stato forse malato?
— No! io sto bene: è l'animo mio ch'è malato. Ma di me non parliamo; voi...
— I' ho una lettera da consegnarvi... una lettera di Maria, di vostra sorella.
— Che? accadde mai qualche disgrazia a mia madre?