—A me? e come?
—Basta, per ora; sapete abbastanza, ci penserete su, e domani concerteremo meglio quello che convien fare. Voi siete forse lo strumento con che il cielo vuol menare a fine un'opera buona. Ora, ritiratevi pure; dormite in pace, e domani mi renderete grazie di ciò che intendo fare per la vostra famiglia e per voi.
E alzatosi dal seggiolone, egli congedava con un gesto grave l'abate, il quale mutolo e confuso salì al suo freddo stanzino. Il Padre poi passò nel salotto, ove la Dorotea avevagli apparecchiato, al solito, qualcosetta per la cena; e sedè per rimettere in sesto le potenze dello stomaco.
Capitolo Quinto
Amore e Odio sono veramente l'Ormuzd e l'Ariman che tengono il governo delle cose umane; e nella continua guerra che l'un l'altro si fanno, agitan del pari il potente e l'oppresso, turbano i sonni de' grandi e de' piccoli, stillano balsamo o veleno nella vita del più povero ed oscuro degli uomini. Amore e Odio non dimenticano mai; e per essi bisogna imparare quella dolorosa e fatale verità che il male non muore sulla terra. Ma quaggiù, noi vediamo che il piacere e il dolore, il bene e il male van dietro l'uno all'altro, e s'alternano, come le lucide ore e le ore brune, a tondo danzanti nel cielo della greca mitologia.—E che più? Vien tempo che anche il dolore si trasmuta per noi in ricordanza di soavità, in malinconico piacere; comechè abbiamo in noi stessi quasi sempre un rimedio alle sventure in quella forza di vita che, per non so qual sublime mistero, nutre insieme al dolore gli affetti che lo vincono e lo fanno, direi quasi, necessario. L'educazion del dolore suscita la virtù di combattere; perchè nel combattere è la vita.
Damiano, a quel tempo, vedevasi dinanzi la bella prospettiva dell'avvenire, come un cielo senza nubi, e contento dell'ignota ma onesta sua sorte d'allora, non pensava più alle angoscie passate, alla speranza un giorno sì cara e pur cagione di disinganni e di miseria. Ormai, l'unico suo voto era quello di rendere più sereni e più quieti i giorni che restavano da compire alla madre sua, circondandola d'attente e confortevoli cure, procacciando a lei e alla Stella, ove il potesse appena, quel poco agio che basta a render paghe e felici le anime buone vissute a lungo nell'aria della povertà. Le abitudini dell'assiduo lavoro e dello scarso bisogno gli avevan concesso di poter già mettere a parte alcune centinaja di lire, le quali confidava a mano a mano al vecchio signor Lorenzo, ch'era sempre l'unico suo consigliere e amico: onde riusciva, col picciol frutto che aveva cominciato a cavarne, a far qualche regaluccio alla Stella e alla mamma; ed era felice della loro gioja, della loro sorpresa.
Quando il principale gli dava libertà, soleva con uno o due degli artigiani suoi compagni andarne a diporto fuori della città, camminando per molte miglia, discorrendo all'avventata di tutto quanto gli venisse nell'anima, contento anche troppo, se in que' poveri giovani della sua età, fratelli suoi di fatica, avesse trovato alcuno che rispondesse alle idee non del tutto chiare, ma pur sentite e vagheggiate dal suo caldo pensiero; sia ch'egli parlasse dell'arte sua; sia che, levandosi quasi senza saperlo a più alte cose, tentasse d'esprimere alla meglio la semplice e generosa fede del suo cuore, e quella naturale persuasione di bontà e di giustizia che lo portavano ad amare così forte tutto ciò ch'era bello, tutto ciò ch'era buono.
Talvolta ancora si conduceva tutto solo fino all'umile stanza di Lorenzo. E il vecchio soldato, che, col tornar della bella stagione, si sentiva tornar la salute, il buon umore e la sua antica baldanza, lo vedeva così volentieri, e pregavalo che venisse a tenergli un po' di compagnia nella sua solita passeggiata. E pigliavano insieme verso a que' luoghi e per quelle stesse vie, fatte e rifatte tant'anni prima da lui e da Vittore, ricordandosi fra loro delle famose guerre d'Italia, di Spagna e di Russia, portando ancora la mano al cappello nel pronunziare il nome di Napoleone, e bestemmiando per aver campato dopo di lui.
Fermavasi per via, e appoggiandosi al bastone, il veterano parlava al figlio del suo fratello d'armi; parlava del gran cuore e della povertà di quel brav'uomo; poi passava a dir del suo paese, di tanti spergiuri, di tante infamie, di tanti tradimenti. Allora pareva rifarsi, qual era stato trent'anni prima, il fiero giacobino, il soldato patriota. E poi, al tornar del 5 maggio, ch'era pur l'anniversario della morte di Vittore, andavano silenziosi fino al cimitero del Gentilino. Lorenzo, all'occhiello del vecchio pastrano, aveva messo in quel dì un nuovo nastrino rancio e verde, nè diceva sillaba per tutta la strada; ma teneva gli occhi a terra, e il bastone sotto il braccio. E Damiano, venendogli a lato, provava allora una compassione, un dolore nell'anima, al veder cadere una lagrima dalle pupille del veterano su quella croce che portava il nome oscuro d'un eroe.
Così passando la sua onesta e operosa vita, nè più temendo per sua sorella, dopo quell'ultima spiegazione, esplicita abbastanza, che aveva avuto coll'Omobono, il nostro giovine, come tutti fanno quando ben cammina il presente, creava i più bei disegni per il futuro; nè scorgeva la tempesta che già s'adunava sopra di lui.