Intanto avvicinavasi il giorno d'un santo, che fa terrore a tanta povera gente, il giorno del san Michele. Sapeva bene la Stella come Damiano, di poco passata la Pasqua, avesse pensato a pagare al signor Pietro la metà della pigione di quell'anno: ma tenevasi pur certa che se prima del dì fatale, non fosse contato il restante, quest'uomo dal cuor di sasso, dopo essersi ricattato su quella po' di robicciuola che loro restava, le avrebbe mandate con Dio. Ma dove trovarle settantacinque lire? chè manco non ci voleva. E chi si sarebbe fidato d'imprestargliele? e come restituirle, se la disgrazia non si fosse stancata di star con loro? Lasciando poi, che alla modesta fanciulla ripugnava l'andarne qua e là a piangere, a raccontare la sua miseria; e che non voleva dir nulla alla mamma, per non vederla patire di più. Pensò che poteva ricorrere al signor Lorenzo: quel brav'uomo, l'avrebbe, se non altro, ajutata con un buon parere; si sarebbe dato attorno anche lui. Ma egli da un pezzo più non era tornato; onde la poveretta si mise in capo che di loro non volesse proprio saperne più.
Una mattina però si fe' cuore, e senza dir nulla alla mamma, andò ella stessa fino a casa sua, in via di san Simone. Ma non lo trovò: la porta era chiusa; e un vecchio calzolajo che abitava una stanza vicina, sullo stesso pianerottolo, le raccontò che da un bel pezzo il signor cavaliere sbucava col sole, e non si lasciava più trovar da nessuno.
Tornò a casa, non parlò; e venuto poi il mezzodì, disse alla mamma che doveva uscir di nuovo per certo lavoro a lei promesso; e pigliato di nascosto un picciol rinvolto, che già aveva preparato fin dalla mattina, se ne andò tutta tremante. Ella camminava rapida e confusa di via in via, quasi che temesse di esser veduta; le sembrava come se gli occhi di tutti la spiassero, e come se andasse a far del male. Schivando i luoghi più frequentati, sboccò nella via de' Tre Monasteri, ed entrò frettolosa nella porta del Monte di pietà.
È in quella casa, che va a finir tutto ciò che nel tugurio e nella soffitta è insegna di ricchezza, è reliquia d'agio o di comodità; è là che il povero si distacca da qualche preziosa memoria de' suoi vecchi, il miserabile impiegato dall'ultima sua posata d'argento, la vedova dell'operaio dal suo anello di sposa, dal crocifisso che pendeva al suo letto. Quanti misteri e quanti dolori potrebbero esser narrati da chi sapesse che cosa voglion dire tutti que' depositi della sciagura, così molteplici, così diversi, che di continuo vanno e vengono, e formano come gli anelli d'una catena che lega il povero alla sua povertà!… Ma quella casa è un luogo benedetto; e uomini santi furono i primi che già da secoli cominciarono a spartire, nelle mani di chi non ha pane, un tesoro a tempo raccolto dalla misericordia.
La Stella non era mai entrata colà, e non sapeva trovar parola per dire a che fosse venuta; ma una vecchia servente del luogo, nella quale, benchè la fosse incallita, non era del tutto morta la compassione, vide l'imbarazzo della poveretta; e facendosela venir dietro nelle stanze d'ufficio destinate a' depositi, pigliò dalle sue mani quel rinvolto, lo sciolse, e vi trovò una piletta d'argento, una grossa fibbia, d'argento anche questa, che pareva aver servito a una cintura militare, e una collanetta di belle granate col fermaglio d'oro: era tutto quanto della passata modesta fortuna restava alla famiglia. Quella collana poi l'aveva, per sua memoria, lasciata alla Stella una buona signora, morta da parecchi anni; la quale, allorchè abitavano in Quadronno, essendo priora della dottrina in san Celso, volle accompagnar la fanciulletta alla prima comunione. In pochi minuti fu stimato quel piccol deposito; e fatte alcune annotazioni sui registri dell'ufficio, quel signor impiegato mise in mano della Stella un biglietto di pegno, le contò ottanta lire di Milano; poi si voltò stizzito a un gruppo di donne, che s'affollavano colle loro miserie intorno al suo banco, e:—Una alla volta! disse: non è il pozzo di san Patrizio, questo!
Il pensiero dell'onor di suo padre e di Damiano, e l'affetto che dona coraggio e fede, sostennero la fanciulla in quel doloroso passo. Ritornò verso casa sua, più quieta, più franca, coll'interna persuasione d'aver compito un dovere: entrata in una chiesa, ripensò alla buona signora che in un dì più bello le aveva donata quella collanetta, e pregò per lei come per isdebitarsi d'essersi così divisa da quella memoria cara. Poi, ebbe coraggio, prima di svoltare nella piazza Fontana, di salire ella stessa al bugigattolo, ove si rimpiattava fra un monte di stracci e ferrerie, il signor Pietro, sottaffittatore del vasto casamento. Quell'avaro rantolone la ricevè con aria nè corrente nè brusca, non sapendo se venisse per pagare, o per cantar la solita canzone della disgrazia; ma si fe' netto in ciera, al toccar delle monete, che la fanciulla, con qualche parola di scusa, aveva posto sulla tavola. Alzò gli occhi, guardolla fisso, con una certa smorfia maligna, quasi che volesse domandare donde le fosse fioccato quel ben di Dio. Per buona ventura, ella non comprese.
Rientrata in casa, sentivasi come le fosse stato levato un peso dal cuore, e correva lieta alla mamma, per chiederle perdono di quel suo tardare, quando il suon d'una voce lenta e grave le venne all'orecchio. Si fece innanzi, e nella persona che, senza accorgersi della sua venuta, continuava a parlare autorevolmente alla mamma, essa riconobbe il Padre Apollinare.
Il Padre, dicendo aver saputo da poco tempo le strettezze della famiglia, veniva a proporre alla Teresa lo spediente di collocar la figliuola in un ritiro, dove non le sarebbe mancato nulla di quello ch'è necessario, diceva, per questa vita e per l'altra. Fu un colpo per la povera vedova quest'annunzio; ma non sapeva trovar ragioni per combattere que' solenni argomenti.
Appena s'accorse della fanciulla, il Padre la fece sedere, parlò a lungo anche a lei, senza voler che gli rispondesse; le fece comparir come una grazia quella ventura che le si offeriva così a proposito, le disse che a sua madre non sarebbe mancato più nulla, poichè s'ella acconsentisse ad entrare nel Ritiro, non doveva venir meno anche alla madre sua, la protezione d'alti personaggi, che le provvederebbero di quanto fosse di mestieri; le diede a capire, in aria di mistero, che dalla sua sommissione sarebbe venuto così il maggior bene per la famiglia tutta. E conchiudendo riflettesse seriamente a quel tanto che, in tutta coscienza, le aveva significato, si levò, lasciando le due donne confuse e senza fiato. Ma prima d'uscire, si volse indietro a promettere che sarebbe tornato la mattina appresso per sentire una decisione.
Quella sera, nell'intima consueta società della contessa Cunegonda, si menò non poco trionfo di così bella vittoria, e ci fu chi storpiò in proposito il patetico paragone della pecorella smarrita.