Stella, alla domane, levatasi coll'alba, aperse la sua finestra. L'aria freschissima, il sereno e la prima luce che irradiava la statua della Madonna del Duomo, la consolarono un poco dagli ardenti e nuovi pensieri che non le avevano lasciato gustare sola un'ora di sonno in tutta notte. Guardava malinconica la luce maestosamente riposarsi su quelle cento candide guglie erette al cielo, che da tant'anni vedeva ogni mattina indorate dal nascente sole, così leggiere, così trasparenti, che le imaginava scolpite dalla mano degli angioli; guardava le case, le finestre più alte che l'una dopo l'altra s'aprivano; e la sottoposta via, e la vicina piazza Fontana, ove compariva qualche lesto artigiano, o qualche femminetta del popolo, o la carriuola del lattivendolo. E pensava che il dì appresso non avrebbe respirato così sola e in libertà quell'aria che veniva dalla Brianza; pensava che non avrebbe veduto forse mai più que' tetti, quelle case, quella parte del cielo.
Tornò nell'angolo della stanza ov'era il suo letto; e pian piano, senza farsi sentire, distaccò dalla parete, ov'era appesa, la gabbia del suo canarino, e la posò sul davanzale. L'uccellino pigolava lietamente, e saltellando sugli staggi della gabbia, batteva le alette e pareva chiamasse col primo gorgheggio la sua buona amica. Stella gli sorrise, lo chiamò essa pure coll'usato vezzo, e dopo aver guardato svolazzar su e giù quel solo compagno d'ogni sua gioja e dolore, che le tornava sovente alla memoria il povero Rocco, stese la mano a un tratto, e come sorpresa da un pensiero, aperse lo sportellino della gabbia. Il canarino balzò fuori della piccola prigione, andò a posarsi sulla mano, e poi sur una spalla della giovinetta; di là spiccò un leggier volo, gorgheggiando più arguto, ma ritornò subito sul parapetto a cui Stella s'era appoggiata; fece per due o tre volte lo stesso, rivenne un momento sulla spalla di lei, quasi volesse renderle grazie della libertà, e salutarla ancora; alla fine prese il volo e fuggì via per l'aperto cielo. Quando Stella nol vide più, nè più intese il sottile suo canto, si rasciugò una lagrima; e partita dalla finestra, la socchiuse, perchè il sole, che alzandosi a grado a grado cominciava a penetrar nella stanza, non avesse a turbar troppo presto il sonno della madre entro l'alcova.
Preparò, come l'altre mattine, la colezione per la mamma e per sè; e andava pensando che forse da un dì all'altro, lasciato in libertà e conosciuto innocente, sarebbe tornato a casa il fratel suo; ma ella non le avrebbe posto più quella tazza e quel pane sul suo tavolo, presso il balcone. Mezz'ora di poi, Stella avea disfatto il letticciuolo in cui non doveva più dormire; e raccolte poche robe da portar con sè, e le piccole memorie della sua fanciullezza, cose che solo avevan pregio per lei, andò incontro alla mamma, colla faccia bella e serena come all'usato.
Indi a poco, s'aperse la porta, e il signor Lorenzo più rannuvolato, più sbattuto del solito, dopo tanto tempo, si lasciò vedere.
—Sei stata tu, la mia figliuola, cominciò a dire, che jer mattina sei venuta a trovare il vecchio lupo, a san Simone?… Non diventar rossa, che non è il caso. Vedi, se io t'ho indovinata! Quel mio vicino di casa, Gaspare il calzolajo, al quale tu hai parlato, diceva che l'era una bella tosa, così e così, con un far buono e la faccia un po' malinconica… È lei, senz'altro: ho detto io: ma cosa vorrà mai?… Vecchio maledetto ch'io sono! nè ho più tempo a mutar nè il pelo nè il vizio… e se mi va a traverso una parola, se un cristiano non fa a mio modo…. non son più io…. gli volto l'occhio; e lì, duro, incocciato, come un marmocchione…. Ma con te no, la mia Stella! con te, che sei la figliuola del mio Vittore, no!… Dì su, dunque; ti bisogna qualche cosa dal tuo compare? Dì su…
La Stella tremava; ella non s'era spiegata con sua madre; e, ben che molto avesse nel cuore, non sapeva che rispondere a quella interrogazione brusca insieme e affettuosa. Se non che il signor Lorenzo s'accorse che una lagrima cadeva dagli occhi della fanciulla: fece due passi innanzi, guardò lei, guardò la signora Teresa; e pensato un poco:—Che c'è di nuovo? ripigliò: nè tu parli, nè parlate voi…. Oh! la vedo, c'è magagna sotto. E cosa v'ho fatto io, perchè non vogliate più nulla da me?…. Quanto a voi, signora Teresa, lo so bene, sono i vostri preti che v'han messo su contro di me; ma io, tanto e tanto, voglio esser buono a qualcosa ancora…. Io penso a Vittore…. e non sono un voltafaccia io….
—Scusate, signor Lorenzo: disse finalmente la vedova: mi dispiace proprio che vi siate incomodato…. ma avete torto di pensar male di noi. Certo che ci sono…. delle brave persone che s'interessano a favore di me…. e della mia povera figliuola…. Anzi, vi dirò….
—Cosa serve, mamma?… timida la interruppe la Stella.
—Parlate chiaro una volta! disse il vecchio soldato, inquietandosi.
Già n'avrete fatta un'altra delle vostre….
—Come sarebbe a dire, signor Lorenzo? quasi che il trovar chi pensa alla mia creatura, e il poterla allogare in una casa benedetta non sia una grazia singolare, una fortuna del cielo!…