—Se l'ho detto io! scappò fuori l'antico cisalpino, perdendo la flemma. Ecco, cos'hai fatto, o Vittore, a pigliarti una beata!… Vedi, dove vanno a finire i tuoi figliuoli. E io, vecchio mulo, che m'ostinava a volerne cavar qualcosa…. Già, l'ho capita da un pezzo! la casa del mio compagno d'armi non è più la mia casa. Bisogna che me ne vada via, com'era venuto, senza la medicina d'un po' d'amore…. Pazienza! morirò solo, e non importerà a nessuno che io non ci sia più…. Ma tu Stella, ricordati! se i tuoi protettori, un dì o l'altro, non facessero più nulla per te, il fratello di tuo padre venderà la sua croce d'onore, per darti un pezzo di pane.

E senz'aspettare quel che fossero per dirgli le donne, se n'andò in furia fino alla sua dimora, e stette chiuso per tutto quel giorno. Nessuno de' molti casi della sua vita aveva lasciata, come quello, un'amarezza così fiera nel suo cuore.

Partito lui, la Stella, senza parlare, gettava le braccia al collo di sua madre, prorompendo in un largo pianto.

Sul mezzodì, un modesto calesse coperto si fermò alla porta della casa. Poco stante, la Teresa, non ancora rinvenuta dallo sgomento in che l'aveva messa la brusca visita del veterano, vide entrare una dama, sul tramonto dell'età, dal viso secco e composto, colla cuffia bianca a bendoni, nera la veste, nero lo scialle. Le veniva alle spalle un prete dal collo torto e dalla logora zimarra; il quale, a ogni parola di lei, abbassava il capo; col forzato sorriso di chi assente per riverenza o paura. Quella dama era, nientemeno, la Contessa Cunegonda: nella sua qualità di dama protettrice del Ritiro, compariva, spalleggiata da don Aquilino, a lei mandato dalla cognata espressamente per compire quell'opera tra loro così caritatevolmente deliberata.

Don Aquilino volle dir qualche parola alla giovine, che umile s'era fatta innanzi, per baciar la mano della dama; ma la pia massima che stava per metter fuori finì in una muta contorsione di labbra. La contessa, salutando con degnevol cenno di mano la vecchia Teresa, la quale confondevasi a cercar ringraziamenti e scuse, trasse dolcemente a sè la fanciulla, e accarezzandole i neri e lisci capelli, le disse, con affettata unzione:—Venite, brava giovine! facciam di buon cuore il sacrificio della volontà ribelle… prepariamoci all'umiltà, alla cieca ubbidienza…. rispondiamo alla chiamata… e allora vinceremo i tre nemici dell'anima nostra, il mondo, il demonio, la carne.

La Stella commossa, non da queste parole, ma dalla forza degli affetti che l'avevano combattuta tutti que' giorni, volse indietro il capo, per non lasciar vedere le lagrime; mentre la Teresa, edificata dalle esortazioni della dama protettrice, giungeva le mani in atto di ammirazione compunta; e il restío cappellano, che non capiva del tutto quel metter quasi il coltello alla gola per far il bene, comechè non avesse l'animo di fiatar contro la potente volontà di chi lo mandava, a ogni poco traeva la tabacchiera dal taschino del giustacuore, e colle grosse prese del rapè cercava dissipare non so qual nebbietta dalla coscienza.

Dopo altre poche e serie parole, la Stella che avrebbe voluto ancora baciare e ribaciar la mamma, fece forza a sè stessa, e s'accontentò di stenderle la mano; poi subito, pigliando ella stessa il suo fardelletto, disse alla dama ch'era pronta. Un servo, che di fuori aspettava, accorse a levarle di mano l'involto; e don Aquilino, fino allora mutolo testimonio, fattosi gran coraggio, credè bene di cucir insieme questo magro conforto:—State di buon animo, figliuola! portate volentieri anche voi la vostra croce…. e poi, non andate già sotto clausura…. e se proprio non aveste vocazione….

Ma la dama, vibrandogli un'occhiata di fuoco, gli tagliò la parola:—Come parla, signor abate? le pare? mettere in dubbio il buon proposito di questa brava giovine?…. Il cielo glielo perdoni!

Il prete non ardì aggiunger sillaba; e facendo spalla alla porta strisciò una riverenza, e lasciò che la contessa e la giovine gli passassero innanzi. Alla Teresa mancò la forza di accompagnarle. Quel momento le riusciva troppo doloroso; e per la prima volta, l'idea di rimaner sola, di non poter forse veder più la figliuola le parve insopportabile.

Sentì lo strepito del calesse che s'allontanava; e giunte le mani in atto di preghiera, sollevò gli occhi al cielo. Poi li girò intorno, ma le pareva di nulla vedere; quasi tentone, si trasse fino all'angolo ov'era il letticciuolo: lo trovò disfatto; cercò coll'annebbiato sguardo la porta, per la quale era uscita la Stella; ma una tetra oscurità le copriva ogni cosa, come fosse già venuta la notte. Per la prima volta, un orribile dubbio le sorse in mente, il dubbio d'esser cieca per sempre. Si mise a sedere, e non potè piangere.