Egli dunque, messosi allo scrittojo, alzava e abbassava macchinalmente il capo sui libracci che aveva dinanzi, continuando a tenere la penna nel calamajo di peltro, senza saper come incominciare l'interrogatorio. Pur conveniva adempirla questa formalità, ch'era voluta dal regolamento della casa prima dell'ammissione di ciascuna zitella.
Bisogna che la superiora godesse di quel suo impaccio, poichè sguardando la dama con due occhi fulvi e maligni, e facendo scorrere colle dita convulse le avemmarie del rosario che le pendeva dalla cintura, sogghignava tra sè, pensando che, se il volesse, poteva col più lieve pretesto rimandar quella giovine; tanto più facilmente, che la vedeva colà condotta con certo mistero, del quale le sarebbe piaciuto aver la chiave. Ma la contessa, prevedendolo, andò incontro all'ostacolo; e come don Aquilino non voleva, o non sapeva fare il dover suo, levossi con mal celato dispetto, e venuta alla scrittojo:—Poichè vedo, disse, che qui si medita di stornare un'opera di carità, non so nè cerco per qual fine, bisognerà, ch'io medesima n'assuma tutta la responsabilità. In quel punto, la Stella si fece animo, e senza levare il capo cominciò a dire:—Mi perdonino, se mai son io causa di dispiaceri; ma, quand'abbiano sentito a dir qualcosa di me, oh! non lo credano, no, per carità!… Io sono povera, sono abbandonata; ma non ho fatto del male. La mia povera mamma ha avuto molte disgrazie; mio padre l'ho perduto da più di tre anni; un mio fratello non istava più in casa con noi; l'altro…. l'hanno condotto in prigione. E noi… siam restate senza nessuno. Oh! se qui posso lavorare e guadagnar qualche cosa per la mia mamma…. io sarò contenta. Ma non credano, per amor del cielo, che io abbia fatto del male; è una cosa che io non posso sentirla dire, perchè non è vera.
Don Aquilino scosse il capo, un po' stupito che la fanciulla si sentisse il cuor di parlare come aveva fatto, un po' malcontento di vedere come la povera ingannata lasciavasi bellamente incogliere da quella sorte. Ma le parole di lei forse toccarono la ruvida scorza della superiora; la quale, smesso per allora il proposito di tener forte contro ciò ch'essa chiamava un'intrusione, si fece alquanto più serena in viso, e rispose:—Poichè siete voi che mi pregate, figliuola, io non metterò innanzi certe difficoltà, che pure avrei diritto d'opporre… Prego solamente la signora contessa che si degni, per lo innanzi, di sentire in anticipazione anche il mio voto speciale; il regolamento me ne dà facoltà, e responsabile del buon andamento della casa, son io. Intanto, attesa l'ottima volontà di questa giovine, e per nessun altro rispetto, noti bene! per nessun altro rispetto… passo per questa volta la mancanza dei requisiti e carte…. come sarebbe dell'assenso scritto della madre e del contutore; e inoltre….
—Si calmi, madre Eleuteria: rispose, punta sul vivo, la contessa: tutto sarà fatto, come vuole; non mancherà nulla, lo dico io, perchè la giovine che le si presenta sia accolta senza nessun aggravio della sua coscienza. Perdoni…. per altro; ma ragioni gravi, e che mi è impossibile comunicarle, richiedono che questa fanciulla sia, senza perdere un'ora, ricoverata qui….
—Or bene, riprese la superiora, mi rimetto: solo, dove io non abbia a saper come stieno le cose, dichiaro di lavarmene le mani, e non rispondo di nessuna conseguenza.
—Sì, sì, lasci pensare a chi tocca. E lei, signor abate, non perda tempo, metta sul registro nome, condizione della giovine, giorno, eccetera: tutto poi sarà ratificato e posto in piena regola quanto prima, con quegli attestati, documenti e ricapiti che la madre superiora, o anche lei, don Aquilino, potessero desiderare.
—Obbedisco a chi può comandarmi: balbettò tutto umile il prete. E con mano tremante, quasi che scrivesse la propria condanna, si pose a sgorbiar d'uncini e graffi quel grosso libro su cui figuravano i nomi di tutte le ricoverate. E tirava in lungo, sperando che qualche incidente sorvenisse: ma fu inutile. Le donne lo lasciarono finire; e prima che avesse finito, la Stella, con licenza della dama protettrice, era stata condotta nell'interno della casa dall'altra vecchia, ch'era la maestra anziana.
Le fanciulle del Ritiro uscivano del piccolo refettorio, al momento che la lor nuova sorella venne a rincontrarle. Ella si trovò in mezzo a forse venti giovinette, poveramente vestite, delle quali la maggior parte, senza por mente a lei, si sbandarono di subito per la cameraccia terrena, ove solevano spassarsi per un'ora, dopo il desinare, prima di tornarne alla scuola o a' lavori. Due o tre di quelle cominciarono a fissarla curiose, a bisbigliar tra loro; ella restava in un angolo tutta sola e vergognosa. Credeva di trovarsi fra tante buone sorelle, che le facessero animo, che le domandassero della sua mamma, delle sue disgrazie; e nessuna la salutò, nessuna le disse una parola. Avrebbe pianto così volentieri; ma la soggezione e il batticuore le soffogavano anche le lagrime.
La stessa sera, nel gabinetto della contessa Cunegonda, si scambiarono le più calde congratulazioni per quella vittoria riportata sul secolo. Il Padre Apollinare, l'incipriato consigliere, e il conte Alberigo moralizzarono sulla necessità di raddoppiar di zelo per il miglioramento de' costumi del basso popolo; e la dama e due nobili amiche, fautrici anch'esse del Ritiro, si facevan tra loro le apologie per aver saputo, con tal rispetto delle apparenze, condurre a buon fine quella pratica. Tutti convennero che importava di tener segreta la cosa; poichè poteva da taluno credersi diretta ad attraversar certe mire perverse e a combattere lo scandalo col buon esempio.
E quella medesima sera, forse all'ora medesima, l'Illustrissimo, tornato a casa dal teatro prima del consueto, scese di carrozza e, senza nulla chiedere nè della padrona, nè d'altri, si ritirò subito nel proprio appartamento. Mentre il Rosso lo precedeva con gran premura, per tenersi pronto a' suoi cenni, se mai avesse voluto mettersi a letto; egli, contro il costume, si lasciò andare, come in distrazione, a far certe domande al suo fedel cameriere; le quali, a chiunque altro, fuor che a colui, potevano far nascere strane induzioni. Ma il Rosso, per sistema, non badava che a' fatti: cosicchè, quella sera, d'altro non s'accorse fuor che della cattiva luna del padrone.