—Oh! signor Lorenzo, non mi tenga nell'angustia; dica pure quello che bisogna fare: soggiunse quasi piangendo la Teresa.

—Volevo dire che bisogna pensare ai fatti nostri, ripigliò. Voi siete una brava donna; ma di certe cose le donne non s'intendono nè si debbono intendere. Ora vel posso dir io, io che le ho raccolte e lette le poche carte di vostro marito, jer mattina insieme a Damiano, prima di consegnarle a quella ciera d'ospedale del signor impiegato venuto qui a frugar dappertutto, che mi faceva una stizza da non dire. Or bene, io supponeva…. io sperava che…. badate bene…. in coscienza, non avete più nulla. Già quel Vittore ha sempre avuto il suo cuor largo di soldato; ha creduto troppo alla probità degli uomini, all'onore, tutte belle cose, ma…

—Pover'uomo! disse la Teresa. Oh! se tutti fossero come lui….

—Come lui non ne troverete; ma è vero, per altro, ch'egli pensò poco al domani. Nelle sue carte che, per il meglio, ho voluto mostrare anche a un dottor di legge, mia vecchia conoscenza, abbiam trovato, in mezzo ad alcuni bollettini di guerre passate che non si vedranno mai più, certi conti, certe logore ricevute di foraggi e d'altri servigi al militare, ne' momenti che nei nostri paesi cominciò a far caldo: le son vecchie carte del 96 ch'egli ebbe dal vostro nonno, buon'anima, il quale, a quei dì, aveva anche lui terra al sole. Ed io l'ho conosciuto, sapete, vostro nonno, che potevo avere allora l'età vostra…. Ma! chi l'avrebbe detto che si doveva finir così?…

Contro il suo costume, il vecchio tenente cercava con le molte parole di far men doloroso agli amici suoi l'annunzio della povertà; e abbandonavasi così alle memorie del passato.

—Via, vada innanzi, signor Lorenzo, diceva con qualche impazienza
Damiano.

—Sì, sì! Allora, o giovine, aveva anch'io il fuoco nelle vene come voi; allora s'è fatto qualcosa… Dunque vostro padre, a quel che pare, non pensò mai a far valere quelle carte che forse gli potevan dare un migliaio di lire; adesso temo sieno buone per la pipa. E non può star che così; vorreste che costoro pagassero le spese di quegli altri?… Onde, per di qui, nulla a sperare. Qualche debituccio del resto, che salderò io; è il meno che possa fare per l'amico mio. Vi confesso che mi piange il cuore: son povero anch'io e non ci ho pensato mai; pure adesso, vedete, ne sento dolore e quasi vergogna. Oh! se avessi lo scrigno di quei musi matricolati che ho pur conosciuto e che ora non mi conoscono più, di que' volponi che gridavano più forte degli altri e fecero poi, come si dice, il san Giovanni dalle quattro faccie…. Ma io no! io e Vittore no! piuttosto mangiar pane con la muffa!… Non abbiam forse rosicchiato noi unghie di cavallo, là, in quella maledetta terra?

—La virtù costa lagrime e sangue: esclamò, come parlando fra sè,
Damiano.

—Povero padre mio! sospirava la Stella.

—Anche la vostra pensione, tornò a dire Lorenzo, anche quelle poche trecento lire all'anno, per la croce d'onore di vostro padre, son rasciutte; morto lui, non vi tocca più nulla. Che cosa fare dunque? Nessuno di voi ha pratica avviata, un'arte per le mani; voi, Teresa, e quest'angiolo della vostra tosa, lo so bene, cercaste finora di far gruzzolo col vostro lavorar di segreto; ma nell'ultima malattia di Vittore, tra medico, speziale e prete, v'han nette d'ogni cosa. Damiano sa il fatto suo e ha volontà; Celso è giovine, è un po' miserello, ma vuol studiare, e si farà; la buona gente non è tutta morta, e alcuno che vi soccorra, per Dio! lo troveremo. Ditemi un po', signora Teresa, non avete più nessun parente, nè vicino, nè lontano?