Ma egli, quantunque non avesse perduta neppure un'ora, e già maturasse nella mente ciò che bisognava fare, non ebbe in quel momento cuor di parlarne. Disse solamente che colui il qual nacque povero, convien faccia ogni giorno di necessità virtù: e poco di poi soggiunse, che quella materia aveva parlato lungamente col signor Lorenzo, l'unico amico che loro restava, che qualche sacrifizio conveniva pur farlo, e primo di tutti quello forse d'abbandonar la casa ove avevano vissuti tanti anni nella loro povertà abbastanza felici.
Celso e la Stella piegarono mestamente il capo; ma la Teresa che aveva avuto sotto a quel tetto i tre figli, che in quella stanza aveva veduto morire il suo protettore e amico, e che là sperava poter chiudere anch'essa gli occhi per sempre, la Teresa sentì una fitta nel cuore, e proruppe:—Oh no! Damiano, lasciami qui morire, lasciami qui morire!
Tutta sera non dissero più nulla. Ma quando si separarono per coricarsi, la madre si tenne vicina la Stella; e Damiano e il fratel suo vegliarono l'intera notte nella loro camera a terreno, cercando di dar l'uno all'altro quel coraggio che si può avere a vent'anni e quando s'è poveri.
Capitolo Quarto
Venne il signor Lorenzo la seguente mattina; nè senza perchè, come n'aveva fatto promessa a Damiano. E quando furono riuniti nella saletta superiore, lui e il giovine cominciarono a guardarsi con cert'aria significativa, come se ciascuno volesse che l'altro per il primo pigliasse la parola.
La madre, essendosi accorta alla fine di quel muto scambio d'occhiate:—Via, disse, signor Lorenzo; già so che l'è venuto il dì della disgrazia, e per me son preparata a tutto. Parli pure, dica su lei; poichè Damiano non ne ha il cuore.
Allora l'antico tenente, cercando un resto del coraggio di quel tempo che alla testa de' valorosi correva all'assalto d'una casamatta là nella Spagna, o teneva fronte all'urto d'una colonna di Cosacchi a Smolensko o a Borodino, si fregò gli occhi e disse:—Amici miei, vecchio come sono, starei più volontieri innanzi la bocca d'un cannone, collo schioppo al braccio e lo zaino ai piedi, che non qui, adesso, in faccia a voi, che siete l'anima, e il sangue del mio fratello. Ma poichè tocca a me, a me che n'ho vedute già tante, l'ajutarvi in questa trista ora, abbiate pazienza, se vi parlo senza complimenti, ma da galantuomo. Già con Damiano abbiam fatto de' discorsi, anche di troppo; è un peccato che non sia il tempo buono per lui…. Ma, tant'è! quell'uomo che teneva stretto come un balocco, tutto il mondo nel suo pugno, quello là, è caduto. E cosa potete far voi, poveri figliuoli, che non l'avete visto neppure!
—Chi ha cuore e braccio, è sempre padrone della sua parte a questo mondo: rispose con voce animosa Damiano.
—E chi ha amore per i suoi, trova sempre un po' di bene a fare: soggiunse con una ingenuità d'angiolo la Stella.
—Cari tutti e due! e avete ben ragione. In quanto a me, io l'aveva detto cento volte a quel brav'uomo che ora andò a tener compagnia ai nostri vecchi fratelli di guerra, gliel'aveva detto che pensasse a dare un mestiero a' figliuoli, un buon mestiero per cui non può mai mancar da vivere: chè, alla fin del conto, chi lavora è sempre padrone della sua fatica, come e forse più che il ricco del fatto suo; e il pane della fatica è il pane più saporito, più onorato che sia. Ma lui, non ne volle sentire: lo so bene, quella sua croce d'onore gli aveva un po' ingarbugliate le idee, e non voleva che i figli d'un cavaliere dovessero imparare a maneggiar la mestola o la pialla; lo compatisco. Ma l'ho anch'io la croce, l'ho avuta nello stesso dì che lui, e ne fo quel conto che si deve: essa è là nel fondo della mia vecchia valigia, e non la porto all'occhiello che una volta all'anno, quel giorno che sapete. Del resto poi, che cosa importa? Non voglion dir più niente adesso le decorazioni, sono un balocco di stagno dorato e niente di più: chi ci bada ormai?… Ma non è di questo che dobbiam parlare.