Le donne, rientrate appena, si affaccendarono a mettere in ordine mobili e letti e l'altre cose, come se nulla fosse succeduto. Solo la stanza del vecchio soldato era vuota; e sullo sporto del camminetto in quella stanza più non si vedevano due candelieri d'argento, ultimo resto del lusso della famiglia, i quali avevano servito a pagare la spesa della modestissima esequia, e l'elemosina d'alcune messe di suffragio.

Abitavano da vent'anni in quel quartiere, che rassomigliava a tanti altri, ove dimorano tuttodì le famiglie popolane, quando guadagnansi da vivere per la via del lavoro non avvilito. Queste buone e sconosciute famiglie fanno la più gran parte della nostra popolazione; e in mezzo a loro si nascondono tante umili e vere virtù, tanti sagrificj, tante prove di coraggio, d'onore, di patimento e di grandezza! E così crescono di continuo all'industria, alle arti, al piccolo commercio, a' mestieri i più comuni e i più neccessarii tante creature che nella loro vita non vedranno forse il sole se non attraverso le grosse inferriate del fondaco, e dell'officina, o sul limitare della bottega, o dietro una finestra da' piccoli vetri verdastri; così nascono e muojono, oppressi dalla moltitudine che loro si agita d'intorno, dalla crescente tirannia del bisogno, consunti dall'impeto di tanti cari e nobili affetti soffocati nel cuore, dalla mancanza di spazio, d'aria, di cielo, mietuti innanzi tempo dalla ferrea neccessità di soffrire e tacere, uomini che potrebbero pure sollevarsi coll'anima fino alle più alte verità e spendere il sangue per il bene di tutti; solitarii, sconosciuti genii che non trovano chi stenda loro una mano, chi abbia una parola d'amore e di conforto, chi vegga nell'umiltà loro una ragione di più per venerare l'altezza dell'intelletto, chi li addirizzi a tempo sulle vie sublimi dell'arti, di cui sanno pure antiveder da sè stessi il fine unico e civile. E passano così al pari d'ombre malinconiche e perdute, senza che nessuno ripeta i loro nomi o cerchi qualche volta le poche orme che lasciarono sulla terra.

Pure, gli onesti amici del vero, che non vanno tronfii di esser filosofi e veggenti, ma rintracciano il bene e lo amano per sè stesso dovunque lo ritrovino, van nutrendo in mezzo a questa ingenua e forte generazione per tanti secoli dimenticata, il prezioso germe dei diritti e dei doveri, gli uomini d'un tempo migliore. In mezzo di loro, il poeta sorge più animoso, inspirandosi all'armonia della virtù civile e della forza morale; a loro domanda il filosofo fede, aspettazione di verità e di giustizia; poichè in ciò solo è posta la ragione di quanto fanno o piuttosto debbono fare gli uomini. Imparate dal popolo il coraggio di soffrire e di combattere senza stancarsi mai; e la virtù di risorgere, oppressi, e di non disperare, caduti. Interrogate le usanze, i costumi, le tradizioni, le credenze, i pregiudizj stessi del popolo, ed esso vi parrà sempre più grande; chiedetegli, se bisogna, i più dolorosi sagrificj, secoli interi di prova e di sciagure, e lo troverete sempre lo stesso; la sua fede nel bene non verrà meno mai.

La fraternità de' pensieri, l'esempio dell'amore e dell'amicizia, e la confortatrice parola della virtù non hanno mistero. Convien sedere presso il focolare della famiglia, entrar nella chiesa e nel cimitero in compagnia de' poveri; bisogna confondersi nel tumulto delle feste popolari, mettere i nostri fratelli a parte di quella luce di conoscenza e d'affetto che sentiamo dentro di noi; bisogna, in una parola, amare ed operare. Ma l'andar così meditando dietro ad un pensiero che cento altri ne sveglia, già troppo mi dilunga dall'umile scena del mio racconto.

La sera medesima di quel dì che la famiglia di Vittore era tornata a casa, la Teresa e i figliuoli sedevano mestamente nella stanza paterna, come in luogo sacro. Avevano pregato insieme, e scambiavano alcune meste parole, ma senza piangere: sentivano, dopo la divota comune preghiera, una calma rassegnata, una consolazione che altra cosa al mondo non può dare.

Quelle anime oneste e nuove alle dure lezioni della vita non guardavano ancora nell'avvenire. Ma Damiano ci pensava.

Damiano, divenuto oramai capo di casa, era seduto da un canto, colla testa china sulla spalliera della seggiola. Alto e snello della persona, v'era nella sua postura di quel momento un indizio di preoccupazione e d'abbandono, che non rispondeva alla vivace espressione de' suoi occhi e delle sue pallide sì ma tranquille sembianze. I capegli neri e lisci gli ombreggiavano la fronte, e sulle sue labbra, sormontate appena dal primo pelo, errava incerto e amaro quel sorriso che non sai se indichi ironia di dolore, o interna soddisfazione di poter vincere la guerra dell'animo. Egli andava vestito di nero; modesti gli abiti assai, ma li portava con non so qual naturale lindura; e il corto soprabito abbottonato fino al collo, e il fazzoletto con trascuranza annodato facevano spiccare di più il pallore dei suoi lineamenti e l'amarezza di quel suo indicibile sorriso.

Damiano aveva tocchi appena i diecinove anni: poichè era nato nell'anno della fatale spedizione della Russia, e propriamente un mese dopo partito per l'esercito il padre suo; il quale, comechè portasse di già i mustacchi bigi, aveva voluto prender moglie quando tutti i cannoni del regno, nel marzo del 1811, annunziarono che all'Imperatore era nato un erede. Ma il buon velite aveva scambiato con le dure marcie sulle nevi del settentrione la contentezza di prendersi fra le braccia, appena nato, il suo primogenito. Quel bambino, divenuto poi un fanciullo ardito, avventato, era stato la consolazione di Vittore ne' giorni tediosi, quando, mutata la scena, cominciò a rimpiangere il passato. Ora, il giovinetto non era più quello di prima: ora s'è fatto un uomo.

Quella sera egli pensava a tante cose, che per la prima volta gli apparivano chiare alla mente. Vedeva l'avvenire di sua madre, di sua sorella, del fratello minore, vedeva quelle vite a lui così care, attaccate a così lontane e dubbiose speranze! E poi, le cure divenute più che necessarie, per assottigliare di più, s'era possibile, lo spendio quotidiano della famiglia; la spina d'alcuni debiti vecchi fatti da suo padre, per provvedere alla prima educazione di lui e di Celso, ne' momenti di maggior povertà; il sacro obbligo di risparmiare, per quanto poteva, almeno per allora, la conoscenza delle angustie ond'erano minacciati d'ogni parte; e la memoria dell'illibato nome paterno; e le nascenti difficoltà di trovar subito un sostentamento della vita, senza gittarsi, come pur troppo temeva di dover fare, al primo mestiere capitato; per giunta a ciò, le ragioni da rendere alle persone del tribunale, che avevano già fatto i preliminari comandati dalla legge affine di esporre in faccia al giudice pupillare la povera condizione della famiglia; e sopra tutto, il pensiero del domani, inflessibile, oscuro che gli ripeteva: bisogna guadagnarsi il pane! questi dolori, e ben altri ancora, pesavano sull'anima di Damiano.

Sua madre, donna semplice e dabbene, che nel marito e ne' figliuoli ebbe tutto il suo mondo, che aveva amato, sperato e vissuto soltanto in loro, pareva aspettasse da Damiano quella forza che non sapeva più trovare in sè medesima. Tenendo stretta colla destra al seno la testa graziosa della Stella, la quale, seduta accanto a lei sur uno scannetto, le s'era appoggiata al grembo in atto quasi fanciullesco, la povera madre interrogava con eloquente sguardo il suo Damiano.