Il prete s'accorse, mentre il cencioso ubbriaco gli passava a fianco, che quella lacera coltre da lui trascinata dietro involgeva una creaturina appena nata; la quale, soffogata forse dal paterno braccio che forte la serrava, mise allora un vagito.

—Taci là, figlia della miseria!—gridava, sbarrando gli occhi e levando la destra sulla testina dell'innocente, quel miserabile—Taci! hai già imparato da tua madre a guaire?… Quella grama me n'ha già dati cinque della tua stampa, e se non ci fosse la santa che protegge i colombini…. lo so io quel che farei…. Taci, che non ti sentano, chè non vo' portarti indietro, io!—

E la bambinella a vagire di nuovo. Quel padre snaturato ruppe allora in altri accenti più pazzi che feroci; e il prete inorridito volle correre per istrappargli quella innocente, paventando forse un gran male. Ma colui, credendosi inseguito, precipitò i passi, giunse allo sportello di quella ruota, la quale nell'ore buje s'apre ad accogliere il deposito sacro di tante infelicissime, a cui la povertà o la colpa negò di portare in faccia al mondo il più bel nome che suoni in ogni idioma. Colà fermossi, girò gli occhi intorno, come fa la fiera che sente il cacciatore, svolse dalla coperta la bambinella, e fattosi innanzi barcollando, a stento riuscì a deporla entro l'oscuro pertugio; fece rigirar l'assito; poi, non potendo tenersi di metter fuori un urlo di gioia, s'avviò difilato verso il ponte, e cominciò a cantare non so che ribalda canzone da taverna, frammezzata di rochi strilli.

Addolorato da quella funesta scena, ma sollevato in una dal terrore che provò per la disgraziata creaturina, l'abate Teodoro, come la vide in sicuro, fatto più malinconico di prima, studiò il passo e rientrò nell'Ospitale, per quell'andito che fa capo al ponte.

Il buon prete che, al finir d'ogni sua giornata, benediceva al Signore, perchè gli avesse dato di rasciugar qualche lagrima, di versare in un'anima immortale il balsamo d'una pia speranza, con alcuna di quelle parole che fanno ritornar l'uomo a sè stesso; il buon prete aveva in quell'ora così pieno d'amarezza il cuore, che sentiva più doloroso il vuoto delle cose umane; e, dubitando quasi di sè, provava un ineffabile bisogno di raccogliersi nella pace dal santuario. Entrato nella piccola chiesa dell'Ospitale, s'inginocchiò. E pregando per quel miserabile e per la sua creatura, il pensiero di lui levossi alla sorgente d'ogni puro sentimento e d'ogni verità, a Dio; e contemplando coll'animo i grandi beneficj della Provvidenza, sentì rimorso della sua tristezza, e pianse d'aver dubitato un istante.

Uscito della chiesa, svoltò alla manca, e per il portico del cortile maggiore passò nella più antica parte del fabbricato, che è quella fatta innalzare da Francesco Sforza; e salita una scaletta riservata, si trovò nelle due stanze ch'erano a lui destinate in quell'abitazione del dolore e della morte.

La povera bambinella, che aveva veduto poc'anzi abbandonata nel primo dì della vita, forse a morire prima del tempo, forse a cercare invano il seno di mercenaria nutrice, gli richiamò alla mente, per una di quelle non rade corrispondenze de' pensieri, una memoria lontana, infelice; la memoria d'un fatto, che gli stava da un pezzo nel cuore, e del quale, con molto suo dolore, e per quanto gliene premesse, non aveva mai saputo riunire le rotte fila.

Appena giunto nella sua nuda cameretta, l'abate accese il lume, e frugò in un cassettino dello scrittojo, che ingombro di libri e fogli era situato sotto la finestra; di là tolse fuori un piccol fascio di carte. Il suggello della sopracoperta appariva rotto, ma il piego era annodato da una cordicella, di cui suggellati erano i capi. Si pose a sedere allo scrittojo, e con mano inquieta, aperto ch'ebbe il piego, fece scorrere parecchie carte, e si pose a leggerne alcune.

La prima di quelle carte, ch'egli andò a scegliere fra l'altre, come quella che fosse la più importante o la più preziosa, era la copia d'un antico atto d'esposizione cavato da' registri della Pia Casa di santa Caterina alla Ruota: v'erano descritti, insieme al nome e cognome che a caso vien posto al trovatello, gli altri contrassegni più precisi che potessero valere a constatarne l'identità personale.

Quell'atto portava in fronte la colomba col ramicello d'ulivo in bocca, emblema pietoso della pace del Signore, e, assicurata al disotto con suggello, come contrassegno di riconoscimento, una mezza immagine di sant'Anna, trovata sul bambino: