—No, no, mai! disse con fermezza Damiano. Se verrà l'ora della necessità, voi sarete il nostro secondo padre; ma vivono tant'altri più poveri di noi; e noi, giovani e robusti, non volete che troviamo da vivere?
—Figliuolo animoso! lasciati abbracciare dal tuo vecchio amico.—Così, avvicinandosi a lui, Lorenzo lo serrò con grande affetto sul proprio cuore.
—Cercheremo casa, seguì Damiano, verso il centro della città: le pigioni sono un po' più care, è vero, ma s'è più alla portata per trovar lavoro. Io per me ho quasi compito gli studi del liceo, e alla fine dell'anno venturo, potrò mettermi a un impiego, a un'arte, a un mestiero qualunque. Intanto mi son già fatto raccomandare ad una brava persona che mi darà da fare come scritturale in un negozio. Voi vedete, signor Lorenzo, che non ho perduto tempo.
—E noi pure lavoreremo; non è vero, mamma? continuò la Stella, esprimendo col suo candido sorriso la verità che le parlava dal cuore. Io so ricamare, e quando saremo là, nella nuova casa, starò tutto il dì contenta al telajo; Damiano mi cercherà avventori, e avviato che sia il lavoro, non avremo più a domandar la carità di nessuno. A noi basta così poco….
—E io, disse alla sua volta la vedova, non conosco forse fior di persone, che ci potranno ajutare? Il signor rettore di San Celso, e il signor curato di San Calimero, per loro bontà, mi compatiscono, e si sono degnati di parlarmi le tante volte. Quelli son uomini, e hanno aderenza coi primi signori di Milano; e chi sa….
—Sì, sì, quel che volete, mamma; pure facciam di tutto per ajutarci da noi, come possiamo, che sarà ben meglio.
Così l'interruppe Damiano; il quale sapeva il debole della mamma, una gran riverenza ai preti e ai signori.
—Bravo! esclamò Lorenzo; così avrebbe parlato tuo padre.
Damiano crollò il capo; e di lì a poco, levandosi in piedi, si mosse per uscire.
—Ricordatevi sopra tutto del vostro compare, figliuoli: non è più che un vecchio ronzone condannato a tirar la barca; ma finchè avrà fiato, sarà sempre il vostro compare.