Ciò detto, il vecchio soldato si calcò il cappello sulle ciglia, prese la sua canna e borbottando fra sè, per nascondere un segreto accoramento di cui sentiva dispetto, se n'andò. Non aveva pianto l'altra volta ch'era uscito di quella casa, dopo aver veduto morire il suo ultimo fratello d'armi; ma allora, appena fu nella via, guardandosi indietro, si rasciugò gli occhi col rovescio della mano, e disse: È finita! non son più quello.—
Capitolo Quinto
Rintanato in uno studio a terreno, se ne stava il signor Domenico, antico negoziante di droghe e derrate coloniali, nell'ampio seggiolone di cuojo, appoggiate le gomita a un enorme registro impalcato sul suo scrittojo, dietro un baluardo di colli di mercanzie, di casse, di barili accatastati all'ingiro, e sepolto quasi sotto a' cumuli de' libri mastri, delle cartelle e vacchette d'ogni maniera che gli facevan muro da ogni parte.
Uno de' suoi scritturali, la penna appiccata sopra l'orecchio e gli occhiali rialzati a guisa di visiera sulla fronte, uscì del fondaco e attraversò il portichetto per annunziare al principale che due donne, l'una vecchia e l'altra giovine, le quali si dicevano sue parenti, domandavano il favore di parlargli.
—Chi sono? chiese il negoziante, senza levar gli occhi dal registro. E quando ne intese il nome:—Non ho parenti di questo nome, brontolò; non mi seccate.
—Pure…. arrischiò lo scrivano.
—Non mi seccate, ripetè lo stizzoso vecchio.
Ma in quella, venute innanzi le due donne, s'udì la voce della signora Teresa:—Scusi, signor Domenico, scusi un poco, se mi fo cuore di venire così; ma spero che tra parenti….
—Chi è?… disse il negoziante; e il capo ricoperto d'uno spelato berretto di felpa verde sporse fuor dalla trincea de' suoi libri mastri.
—Sono io, sono la Teresa, moglie del cavalier Vittore…. Non si ricorda, signor Domenico? siamo cugini: la mia povera mamma era sorella del suo signor padre.