Ma se in cuor suo egli non sentiva il delitto, la sinistra espressione del viso, l'inquietudine di certi moti involontarii che gli sfuggivano a quando a quando eran segno dell'impazienza e dell'odio che dentro lo rodevano, della maledizione che lo accompagnava.

Senza dubbio, egli stava colà in aspettazione; ma poi, non vedendo comparir nessuno, più non potè tenersi cheto; e levatosi in furia, si passò la mano sulla fronte, come per cacciar le idee che gli formicolavan nella mente: e di nuovo uscì.

Damiano aveva speso gran parte di quel dì per iscoprir le traccie di coloro, che insidiavano sua sorella: poichè, sebbene non gli fosse noto ancora il tristo viluppo della macchinazione, pur sospettava fortemente che le persone da lui spiate la sera innanzi fosser capaci d'un delitto. Gli premeva dunque più di tutto di ritrovar quel prete da cui aveva potuto già cavar non poco di quanto gli era mestieri di sapere. E comunque Rocco (chè ormai l'uno non poteva più far senza dell'altro) lo pressasse d'andarne difilato al Ritiro e di parlar fuor de' denti, tanto che gli lasciassero condur via la sorella, Damiano non ascoltò ragione, e volle prima stanar la persona che doveva, al caso, confermare colla propria testimonianza le sue parole.

Ma don Aquilino, con la troppa sua paura in corpo, era sparito: e a' due giovani, per quanti passi spendessero, nessuno seppe dar novella del dove fosse ito a finire. E anche di poi, per quante ricerche facesse tentare il suo illustrissimo padrone, non fu più udito parlare di quel pretoccolo, l'ultimo forse di coloro che saranno immortali ne' versi del buon Carlo Porta.

Al venir della sera, Damiano e Rocco, che speravano tuttavia poter giungere a tempo per mandare a vuoto l'infame tentativo, camminavano silenziosi sulle mura della città, poco discosto dalla porta Romana; poi svoltavano in una remota via che tra siepi e muricciuoli d'ortaglie e di verzieri, conduceva verso il Ritiro.

Sonava l'avemmaria da tutti i campanili della città; e i due n'andavan cauti e sospettosi, attenti a ogni pedata, a ogni romore vicino. Damiano aveva fisso di vegliar colà tutta notte, e al far giorno, presentarsi al Ritiro per domandare sua sorella, e ricondurla a qualunque costo presso la madre.

Rocco, che non aveva voluto abbandonare l'amico in quel frangente, gli veniva a lato più sereno di lui, per una speranza segreta di rivedere fra poco la buona Stella. Ma il cuore di Damiano batteva forte; e l'amico, strettagli una mano, la sentì fredda.

—Cos'hai, Damiano?

—Non lo so, Rocco. Un cattivo presentimento… Oh! cosa possiam far noi due contro la maledetta prepotenza di tutti costoro?

—Come! sei tu che parli, Damiano? tu, franco nelle disgrazie, come dev'essere un uomo?