—Tua madre?…. disse la vecchia pegnataria con flemma: tua madre, è un pezzo che se n'è andata.

—Non è vero!… Ma come? ma dove? io non so niente. Oh! dove sono mai? Oh! mamma, dove sei?…. io voglio la mia mamma!

—Sta quieta, la mamma s'è ammalata….

—Io voglio vederla,

—E non sai mica, continuò in tuono benevolo l'altra colla sua falsa flemma, che l'hanno portata all'Ospedale?

La giovinetta sentì al cuore uno schianto, e cadde come morta fra le braccia della perversa vecchia….

Ricomparve indi a poco la Barbara; fra lei e la Emerenziana portarono la svenuta fanciulla in certe stanzette attigue, dalla pegnataria prese a pigione insieme al piccolo quartiere ove prima abitava la nostra povera famiglia. La posero sovra un lettuccio, in un bugigattolo, avanzo di solaio, senza finestre, fuorchè un abbaìno, dal quale cadeva a stento un po' di luce.

Così l'insidia, tessuta con tanta sottigliezza, con tanto segreto, si compiva oltre quanto sperassero coloro che l'avevano macchinata. Il nemico di Damiano poteva cominciare a rallegrarsi con sè stesso: egli era riuscito a trascinare l'ingannata fanciulla in una casa infame.

Le due vecchie non si pigliarono fastidio ch'ella fosse svenuta: quel deliquio, dicevano, non poteva venir più a proposito, per liberarle dalla noja del primo piagnisteo della fanciulla. Acconciata che l'ebbero sul lettuccio, uscirono senza pur volgere uno sguardo sopra di lei; diedero di chiave all'uscio, nè s'accorsero d'un lungo gemito dell'infelice, che in quel momento cominciava a ritornare alla vita.

Due altre comari del vicinato, messo il capo dentro della porta, domandarono la signora Emerenziana: esse forse non erano al bujo dell'avvenuto. La pegnataria, persuasa della necessità di tenersele buone, andò loro incontro con gioviale premura, e le fece venire innanzi; poi disse loro che non voleva proprio lasciarle andar via, prima di fare, alla buona e tra amiche, un po' di merenda. Detto fatto, ne spacciò una dal vendarrosti, che di fresco aveva aperto bottega sull'angolo della via; essa intanto, coll'altre, si mise ad apparecchiare, a cavar fuori da uno stracantone posate e tondi e bicchieri; quelli fessi, scompagnati questi, e venuti d'ogni parte per trovarsi insieme nella credenza della pegnataria. In breve una fumante cavolata, in cui nuotavano resti di salsiccia e d'altro carname, poi uno spicchio di vitella col ripieno di noci e un fiasco di vin vecchio, furon pronti sul desco; e le quattro femmine a sedervi d'attorno. Cominciò un coro, da disgradarne quello delle streghe del Macbetto; voci acute e roche, insulso e disonesto parlare, risa villane, e sbatter di bocche sdentate; qualche strilli di quando in quando, somiglianti al guair del gatto selvatico; ma sopra l'altre la voce chioccia della pegnataria che, a fine di rallegrar le comari, pigliava a raccontare a suo modo l'avventura di Stella.