Questa intanto, nella sua prigione, risensando a poco a poco, s'era sollevata sul duro giaciglio; e come si trovò sola, disperata d'ogni soccorso, balzò in terra, e fuor di sè cominciò a girar per l'angusta cameretta, cercando intorno un'uscita. Tutto a un tratto sostava, tendeva l'orecchio, figurandosi che tutto fosse un orribile sogno e che fra poco si sarebbe trovata nelle braccia di sua madre….

Ecco che, dall'altre stanze, penetrano fino a lei le stridule voci delle quattro vecchiarde e lo strepito delle stoviglie percosse; e, fra il gridare e il ridere, udì chiaro il proprio nome.

Lasciò cader le braccia lungo l'affralita persona, e intrecciando le mani, levò al cielo i begli occhi gonfi di lagrime: chiunque l'avesse veduta in tal'atto si sarebbe impietosito. Un misterioso sgomento assalì in quell'istante l'anima della giovinetta: non era terrore, non era ribrezzo; ricordavasi del giorno in cui, per la prima volta, indovinò a che insidie, a che pericoli vada incontro una poveretta, la quale non abbia altro bene al mondo che la sua onestà e la sua bellezza. Pensava alla madre, a Damiano ch'essa credeva tuttavia in prigione: egli solo, se fosse stato libero, come la salvò un'altra volta, avrebbe potuto salvarla in quell'ora. Poi s'inginocchiava, per raccomandarsi alla Madonna; ma la sua anima era troppo agitata e confusa, e a stento potè dire le prime parole dell'Ave Maria.

Poco prima di mezzanotte, udì stridere il catenaccio; e la signora Emerenziana, in atto di studiata compassione, venne per domandarle come si sentisse, se avesse riposato, se volesse bere o mangiare; si tenesse proprio come in casa sua.

Ciò parve alla fanciulla ancora più atroce di ogni tormento: era lo scherno aggiunto alla vendetta. Disse che non voleva nulla, che non voleva nessuno, e che, venuta appena la mattina, sarebbe partita da quella casa.

—E dove vuoi andare, povera figliuola?… rispondeva la vecchia, fra sè ruminando intanto che le sarebbe tornato acconcio di non trovarsi così sulle braccia, quella piagnolosa martirella.

La fanciulla sarebbe morta nel durar di quella notte, se l'angoscia e il delirare della mente in mezzo alle larve che la circondavano non l'avessero prostrata così che le convenne gittarsi di nuovo sul letto; dove il sonno, breve conforto, scese a prepararla a nuovo dolore.

Ma Damiano, in questo mezzo, certo appena della sparizione di sua sorella, non aveva perduto un momento. Dopo ch'ebbe lasciato il fratello abate presso al letto di sua madre, facendosi promettere che avrebbe per allora taciuto a lei, comechè troppo debole e oppressa, la recente disgrazia la quale poteva troncarle d'un colpo gli ultimi giorni, egli corse quasi disperato verso il palazzo dell'Illustrissimo; sapeva che là soltanto sarebbegli stato possibile trovar qualche traccia di colui che aveva preparato, o forse consumato quel vituperio. Com'uom fuor di sè, egli si sentiva capace di tutto.

Ma, giunto a pochi passi dal palazzo, vide venire a quella parte don Teodoro. Il coadiutore, scorgendo il giovine così mutato, così travolto in viso, lo trattenne, con piglio severo domandando che avesse. Alle prime parole di lui, argomentò che trattavasi di grave cosa; nè volendo avere a testimonii gl'indifferenti passeggieri, don Teodoro s'appartò con esso in una deserta via a fianco del palazzo, e fecesi contar su minutamente ogni cosa. Non appena ebbe udito i dubbj che fremevano nel cuor di Damiano, l'assicurò, quanto a sè, non credere che quella persona d'alto affare di cui sospettava, volesse intrigarsi in una impresa così scellerata, così pericolosa; si quietasse, chè avrebb'egli medesimo cercato di fargli saper prima di sera il luogo ove fosse la giovine; lasciasse in somma fare a lui, chè non gli somigliava difficile veder dentro in quella trama: nè gli tacque come, appunto allora, dovesse recarsi a parlare all'Illustrissimo, per un'altra ragione di non piccol momento.

Ma Damiano non voleva chetarsi; onde il prete si fe' da capo a consigliar tanto lui, quanto Rocco che si dessero attorno senza perder tempo, per cercare in altro modo qualche traccia della fuggitiva; senza però destar romore, affine di non mettere a rischio il buon nome della fanciulla: disse poi a Damiano ove l'avrebbe trovato dopo mezzodì, e lasciollo con queste parole:—Fatevi cuore, figliuolo: c'è lassù Quello che veglia sempre.