Le due donne stavano sempre in casa, lavoravano sino a notte, e di solito non vedevano anima viva. Unica loro compagnia era l'antico tenente, che lasciavasi vedere due o tre volte la settimana, e godeva nelle lunghe sere raccontar le cose de' tempi suoi alla Stella o al giovinetto Celso. Poichè, quantunque avesse una predilezione per Damiano, il buon soldato voleva bene anche all'altro suo figlioccio; anzi andava da un pezzo ruminando che mai se ne sarebbe potuto fare, senza trovar cosa che gli piacesse. Ma la madre ci pensava più di lui; ed una sera, fra le altre, in uno di que' lunghi silenzii che sembrano mettere, fra poche persone raccolte, un'aria di mestizia e quasi di sospetto, la buona vedova si fe' coraggio, ed uscì a dire:—Non sa, signor Lorenzo? Il mio Celso vuol proprio andare a prete; è una vocazione che ha da un pezzo; e per me la tengo una vera grazia del Signore!
Strabiliò il vecchio cisalpino; fece una smorfia, come per mandar giù una bestemmia che gli era venuta sulla lingua, e guardò in faccia il figliuolo. Il quale arrossì, chinò timidamente il capo e non seppe dir nulla.
Damiano, quella sera, non era ancora tornato a casa, di modo che il discorso cadde. Ma prima d'andarsene, il signor Lorenzo, volgendosi a salutare la vedova, le aveva detto un po' brusco:—In quanto al vostro figliuolo, se vuol proprio fare il prete, che lo faccia; può ben essere un prete galantuomo. Ma per me, non mi cercate nè pareri, nè altro; lasciatemi pur fuori da questa faccenda, chè non c'entro io.—E si partì, senza aspettar Damiano, come di solito faceva.
Celso aveva allora diecisette anni; ma essendo stato da piccino gracile e infermiccio, era cresciuto meschino di membra, sicchè ne mostrava quindici appena. Venne al mondo in un anno di tristezza e di sventura per la Teresa, e del quale tanto lei che Vittore non parlavano che colle lagrime agli occhi; nell'anno che vide la rovina di Napoleone, e il rimpasto del passato. Vittore si teneva caro Damiano, il suo primogenito, sopra gli altri due; e soleva dire che quello era nato almeno nel suo miglior tempo, quando c'era ancora un'Italia. La buona Teresa in vece non poteva di queste ragioni far misura al suo affetto; e compensava anzi il suo secondo figliuolo, quel poverino travagliato e gramo, con più viva sollecitudine, con quella specie d'amorosa gelosia, onde non son commosse che le viscere d'una madre.
A dieci anni, il fanciullo infermò di lenta febbre; e inchiodato nel suo letto, per molti mesi tra la vita e la morte, non aveva avuto altro medico, altro angiolo salvatore che l'amor di sua madre. La semplice e pia donna, in mezzo all'angoscia, vedendo languire limato dalla consunzione quel suo caro, come povera pianticella a cui manchi il succo della vita e la luce del sole, non dubitò di far nel suo cuore un voto, che se dal Signore le fosse restituito il figliuolo, avrebbe fatto quant'era possibile per consacrarlo al suo santo servigio. Poteva essere un voto temerario, un voto inutile; ma in vece parve un'inspirazione di lassù. Poichè il fanciullo, riavutosi quasi miracolosamente, dimostrò col crescer dell'età un'indole quieta, composta a religiosi pensieri; e da sè, senza che ne lo consigliasse la madre, correva di nascosto quasi ogni dì alla chiesa del santo di cui portava il nome; amava poi, sopra ogni cosa, le belle funzioni delle domeniche e delle solenni feste della Madonna; ed era ritirato, studioso, esemplare, tanto che la sua timidità e il suo silenzio avevan fatto più d'una volta perder la flemma al vecchio Vittore, che non gli pareva di vedere in lui un suo figliuolo. Il giovinetto non aveva osato aprirsi con alcuno de' suoi; ma ben lo seppe indovinare la madre: quantunque, timida com'era anche lei, n'esultasse e tremasse ad un tempo. Cosicchè, finch'ebbe vivo il marito, temendo il rifiuto o il dispetto di lui, che aveva messo sopra i figliuoli tutt'altre intenzioni, non trovò mai un po' di coraggio per parlargli della vocazione di Celso.
Morto il vecchio soldato, la vedova s'era consigliata col proprio confessore, e gli aveva condotto il figliuolo, che finalmente disse la propria volontà di vestir l'abito chericale; aggiungendo che, al letto di morte di suo padre, gli era sembrato d'udire un'altra volta la voce del cielo che lo chiamava. La mamma Teresa ne pianse di contentezza, ringraziando Dio che le mandasse quella consolazione; e il prete, vedendo le buone disposizioni del giovinetto, trovò savio e giusto che si avesse a pensare, senza por tempo in mezzo, al suo avvenire; di più, promise di raccomandarlo affinchè ottenesse presto qualche piccolo beneficio, con cui, avute prima le superiori licenze, continuar gli studii ed entrar nel seminario senz'altri sagrifizii della famiglia. La stessa mattina la madre aveva parlato della cosa con Damiano; il quale, sebben vedesse più volentieri che il fratello per alcun tempo maturasse una deliberazione così grave, pure non seppe contraddire all'ardente voto di lui e a quello più ardente della madre; e anzi profferse i suoi tenui risparmi, fatti in que' pochi mesi, per le prime spese che fossero necessarie. Ed avevano anche posta qualche speranza nel compare Lorenzo; ma udite le brusche parole di lui, appena venne a sapere che al suo figlioccio volevan mettere il collar da prete, non entrarono più in tale argomento.
Capitolo settimo.
—L'Illustrissimo è alzato?
—Non si sa.
—Sarà visibile stamattina l'Illustrissimo?