In quella sala di bigliardo, frammezzo al fumo palpabile, erano cinque o sei giovani, pressochè tutti discinti il collo e senz'abito, quantunque l'inverno fosse aspro al di fuori; quale con un lungo cigarro fra i denti, quale con una corta pipa di gesso, di quelle che fanno la prima delizia degl'imberbi fumatori: i vestiti, i cappelli ammucchiati in un angolo; e que' giovani compari raccolti intorno al vecchio bigliardo, se ne stavano intenti ad una partita di sfida fra i due campioni della serata.
—Viva noi, buoni amici! gridò Bernardone entrando nella tana affumicata.
—Viva! risposero in coro tutti.
E l'un d'essi, levando il pugno:—Finalmente! si credeva che il vino t'avesse inchiodato a quest'ora sopra o sotto le panche dell'osteria!
—Eh! malann'aggia, non son novizio come tu, Barello. E poi, non abbiam per noi tutta la notte?
—Gli è che non sapevamo, gridò con voce di falsetto un altro mariuolo, piantandosegli in faccia: non sapevamo ove sia il festino a cui ne devi condurre; altrimenti t'avremmo piantato bell'e bene; e io pel primo t'avrei forse rubata a quest'ora l'amorosa.
—Bada a quel che dici, anitrino spennato! ch'io ti fo rimbeccar le parole con questa carezza…. E Bernardone levò in alto la destra, che parve volesse di botto schiacciar l'incauto vantatore.
—Via, via! saltò a dire un altro: rispetto a Bernardone ch'è il nostro capo, il fior degli amici! Andiamo, non si perda tempo.
E tre o quattro, cercando il proprio abito e il cappello nel mucchio de' panni rincantucciati, vociarono insieme:—Alla festa, alla festa!
—Ohe! ohe! che diavolo vi serra addosso? un minuto! dissero i due che giuocavano la partita di sfida: un minuto che abbiam finito.—E sopra il capo mulinando le aste del bigliardo, minacciarono romperle sulle schiene del primo che uscisse.