—Ascolta un po', conte: disse l'altro, vestito anch'esso come l'ultimo figurino delle mode, sebbene non apparisse in lui quella scioperata arroganza che leggevasi a chiare note sul viso del compagno. Se poi si era fatto ad apostrofar l'amico, così in aria tra seria e scherzosa, con quel bel titolo di conte, n'aveva il perchè: quel titolo era un dolce solletico all'orecchio del giovine paladino.

—E che puoi dirmi ch'io non sappia? Tu sei mortalmente annojato della quaresima, e cerchi una distrazione….

—Sì, il far di madonnina di costei che tu vedi, mi va al cuore….

—E vorresti ch'io ti avessi a dar mano, eh? è per questo che m'hai tirato a forza fin qui, proprio all'ora che sulla porta del caffè io aspettava una persona, per accompagnarla alle prove del ballo nuovo.

—Una persona?… Gran che, conte Achille! per un amico puoi lasciare ch'essa ti tiri gli orecchi qualche volta!

—Ma non che mi graffii!

—Ah! ah! tu sei proprio ingattito di que' quattr'ossucci di ballerina.

—Ehi! come parli?

—Va via: come non si sappia che le vai appresso da tre anni, e che fai il geloso, come fosse una gran dama! E sì, che per entrarle in grazia devi andar giù chino, e non contarli… Va pure, che con le tue pretensioni, fai la bella figura!

—Non capisci niente: non sai che il mio è il gran genere?