—Sì, sì, fare anticamera ogni dì alla portaccia; dare il braccio alla ragazza da una parte, alla mamma bavosa dall'altra; fare il lacchè al carrozzone del peccato, quando riconduce a casa quell'olla di ninfe, e stare col servitor bisunto sulla predella del legno?…

—Matto, matto! rispondeva il conte, sganasciando dalle risa. So bene ch'è l'invidia che ti fa parlare. Ma via, non vado in collera: ora di' su, di codesta meschina che ne facciamo?

—Vienmi dietro, ch'io vegga dove sta di casa; poi ti dirò il resto. Già sai che ho miglior gusto di te; amo i fiori di primavera io, i bei bottoni di rosa….

—Te lo credo, se vuoi: ma sartorelle e cuffiarette non sono più in moda. A Parigi, è mercanzia per gli studenti e pei giovinotti di provincia: ce n'è a nugoli di questa roba: io per me, quando ci fui, non ne volli sapere.

—Che diavolo? ciascuno ha i suoi capricci; a te la scena, a me la bottega: così saremo sempre amici. Ma senti questa, conte mio…. Non sai che mio padre….

—Che c'è di nuovo? non vuol più pagare i tuoi debiti?

—Manco male, se fosse: e' ci sarebbe il rimedio; farne degli altri.

—È vero: che ha dunque il reo genitore?…

—Vuol darmi moglie.

—Vecchio pedante!… E la prendi?