—Che fare? finora non dissi nè sì, nè no: perchè, lo sai bene, i vecchi voglion fare a modo loro; e mio padre, che fin qui mi tenne allo stecchetto, con quelle idee antidiluviane d'ordine, d'economia e di sistema, mi rovina, mi tira all'etisia. Un matrimonio mi potrebbe tornar bene, sarei padrone del mio: d'altronde, il partito è magnifico, una figlia di buona casa, non brutta a quel che mi dicono, e duecentomila lire alla mano. Vedi, che c'è da pensarci sopra.
—Ah! ah! ah! Lodovico che becca moglie!… Bravo lui! stasera, al caffè, vo' far ridere gli amici.
—Per amor del cielo! giurami che non ne dirai parola, o me la piglio sul serio.
—Poveraccio! te la fanno, e ci caschi. Va là che non t'invidio: io sono libero, indipendente, non ho chi mi faccia il moralista, e posso dire che mi godo la vita. Ma già, capisco: finchè ci sono questi padri benedetti….
—Che vuoi farci? Il mio mi vuol troppo bene, nè pensa di lasciarmi così presto. Dovrei dunque aspettare fino a quarant'anni a far le cose a modo mio, continuando intanto, come ogni misero figlio di famiglia, colla mia magra mesata che mi basta appena pei sorbetti e pei guanti?
—Ti compatisco; ma doversi ingollar una moglie….
—Che importa? alla fine non ci metto gran pensiero: anzi, ti dirò in confidenza che sto per far contento il vecchio.
—Come? come, signorino? Prendete moglie, e avete come prima il grillo delle sartorelle e delle piccole crestaie?
—Non porto ancora la cavezza matrimoniale; e senza un po' di consolazione come andar incontro ai giorni della disgrazia?
—Si vede che sei proprio un cattivo soggetto. Ma chi è la sposa?