—La figliuola maggiore del barone Alberto, una baronessina, capisci…. ma, non si deve saperlo da nessuno ancora.
—Capisco: quanto alla sposa, non c'è male, non è il diavolo. Anzi, t'impegno fin d'adesso che mi presenti a lei; e ti prometto io di confortarla, intanto che tu correrai dietro alle sottane di percallo rigato.
—Sì, matto, vedremo. Ma intanto, non far ch'io perda la traccia di questa….
—Oh! noi siam buoni bracchi; e poi, è selvaggina che si lascia smacchiar facilmente.
—È il mio genere, la mia passione!
—Buona riuscita!
Di questo sconcio dialogo poco venne all'orecchio dell'innocente fanciulla; ma bastò per farla accorta del pericolo che correva, e rivelarle in confuso il perchè quei due le tenessero dietro. Fino a quel dì, nella pura anima sua, non era penetrato mai uno sgomento somigliante a quello. A sedici anni, il pudore, quel primo gemito della virtù tremante di sè medesima, non aveva commosso ancora il suo cuore d'angiolo; bastarono poche parole di que' due giovinastri alla moda a strappare il velo a' suoi pensieri intemerati. E doveva essere appunto in quel dì d'una religiosa e tremenda ricordanza! Povera Stella!
Nel primo suo terrore, le sopravenne l'idea di dire alla mamma che, prima di tornare a casa, entrassero un momento in una bottega non lontana, per cercarvi non so che lavoro. E glielo disse, sperando che i due smarissero intanto la sua traccia o si stancassero di seguirla. Ma, come la fanciulla non trovava quasi la voce per dir chiaro ciò che dentro sentiva, la madre non le diè ascolto; le parve un capriccio, perchè non s'era avvista ancora di cosa alcuna; e poi, stanca com'era, non vedeva l'ora di trovarsi in casa. Alla Stella bisognò rassegnarsi; ed entrarono nella loro porta.
I due signorini si fermarono, alternando ciarle e sogghigni, e segnando a dito la Stella, intanto che colla madre saliva le scale. Appunto in quella, Damiano venendo dall'opposta parte della via s'abbattè faccia a faccia ne' due giovani; i quali, strettasi la mano e accennando del capo alla fanciulla, pareva facessero in quel momento una scommessa fra loro.
D'un lampo egli indovinò; e, svoltando nel portone, urtò di proposito, nel passare, uno de' due galanti ch'erano sulla soglia. Il signor Lodovico, chè l'urtato era lui, si volse pieno di maraviglia e d'ira, e:—Che fai, villano? gridò.