Se nell'umile storia ch'io vo tessendo, voi vedete l'uom povero ed onesto a fronte del ricco vizioso e potente, non dite ch'io rinneghi per questo la virtù di chi siede in alto, o getti la maledizione sul capo di coloro che il mondo chiama felici. Il bene è la parte di tutti, e la virtù sulla terra è come l'aria pura che si respira più vicino al cielo. Ma fu veduto più d'una volta versarsi per beneficio il danaro di Giuda; e la stessa pietà disseccata dal fiato sottile dell'egoismo e della ipocrisia, far più tristi que' mali ch'essa pretendeva di sanare. Io non presumo di dipingere la società del mio tempo; scrivo la storia di povera e buona gente.

Alla porta d'un vecchio palazzo, situato in una parte solitaria di Milano, fermossi un dì, sull'ora del dopopranzo, una carrozza d'antica data, dalla quale, fatte tra loro non poche cerimonie, furono vedute scendere due persone, che dovevano essere, come suol dirsi, due pesci grossi, fattone giudizio dall'ampio cappello a triangolo equilatero e dalla cappa dell'uno, come dalla incipriata zazzera o dal pettoruto portamento dell'altro. Attraversato, il deserto cortile, salirono per uno scalone trionfale, adorno di statue polverose e monche, rappresentanti gli Dei dell'Olimpo, alle spaziose anticamere; l'unico servo, che vi dormicchiava da quattr'ore, si levò su dalla cassapanca, spaventato dal loro comparire; ma appena li ebbe riconosciuti, corse innanzi a spalancar le porte degl'interni appartamenti; e, annunziatili, mise dentro al segreto gabinetto della nobilissima sua padrona il consigliere Zebedia e il padre Apollinare.

La contessa Cunegonda, sorella dell'Illustrissimo, quella dama potente ch'egli stesso, se vi ricorda, teneva quasi in conto d'un ministro di stato, mosse dignitosamente verso i due venuti e con un gesto quasi regale invitolli a sedere. E i due, fatta di nuovo qualche cerimonia e qualche riverenza, obbedirono.

—Io vi aspettava, signori miei, cominciò la contessa: voi ben sapete quanto mi stia a cuore la buona e santa opera nella quale voi mi date mano. Se c'è molti ostacoli, c'è molto merito a vincerli; e….

—La signora contessa è donna incomparabile, si fece a dire il padre; la sua alta ed esemplar religione, i suoi sentimenti cristiani, le sue ricchezze consacrate al trionfo della buona morale, le sue grandi aderenze….

—Eh! padre, la dama l'interruppe; siamo ancora ben addietro; bisogna battere e ribattere; gli inciampi crescono ogni dì, e i frutti son pochi.

—Qualche cosa però s'è fatto, qualche cosa s'è guadagnato: disse, con sussiego, il consigliere.

—Sì, sì! ma ci vuol altro: con un po' di stizza repressa, aggiunse il padre.

—Vedete, per esempio, o signori, quel degnissimo mio signor fratello! ripigliò la dama. Non ci fu modo di persuaderlo ad assumere la carica che si voleva dargli; ho tentato parecchie volte; fu come parlare a un sordo.

—Peccato, considerò il padre: peccato veramente! il suo nome ci voleva.