Fuor di qualche vicina che veniva talvolta a frastornar la Teresa nelle cure casalinghe, pettegoleggiando i fatti degli altri, volesse o no saperli, nessuno capitava in quella povera casa. Anche il signor Lorenzo lasciavasi veder più di rado, sia che gli acciacchi e il trovarsi solo a finir la strada degli anni, gli avessero messo il tedio addosso, sia che tenesse ancora il broncio, fin da quando s'era deciso di Celso, contro il suo sentimento. Non aveva mai potuto dirsela l'antico tenente nè con preti nè con frati; quantunque fosse vicino al far de' conti, c'era de' momenti in cui si ricordava con un cotal gusto selvaggio i murelli de' conventi scalati in altro tempo, e in altro paese, le cantine de' priori a cui aveva dato il secco coll'ajuto di pochi camerati, e qualche lampada d'argento e qualche turibolo ghermiti come preda di buona guerra. E poi, il vecchio soldato aveva anch'esso certe idee sui due figliuoli dell'amico: e da che s'era voluto fare e dire senza di lui, aveva giurato di lavarsene le mani. Ma non sentivasi cuor di farlo, pensando che quelle tre creature le aveva vedute venir su a poco a poco; e ricordandosi quell'ultima notte del moribondo suo fratello d'armi, e la promessa che non avrebbe abbandonati mai più que' figliuoli.

Così l'onesta famiglia di Vittore, alla quale eran rimasti l'onore e la virtù, unica ricchezza, viveva aspettando dall'avvenire un po' di bene. Ma la loro umile sorte non era abbastanza oscura ed ignota allo sguardo de' tristi. Coloro che van dietro al male vegliano nell'ombra; i buoni non sospettano; e sopra di essi non c'è che l'occhio di Dio.

Il signor Omobono non aveva dimenticato la povera ricamatrice, nè smessi i suoi scelerati disegni: ma ignorava che un altro, se non più astuto, più audace di lui, stava per attraversargli la via. Era costui il cavalier Lodovico; il quale, come volle il caso, spesso meno incomprensibile che nol sia la cattiveria degli uomini, s'era, come l'Omobono, giovato della vecchia pegnataria, per riuscire a far conoscenza colla bella fanciulla.

La vecchia pegnataria, la quale soleva chiudere un occhio sopra tal sorta di negozii, e compativa le fanciulle che avessero dato un'inciampatella, volle tener a bada tanto l'Omobono che il bel signorino; e si guardò bene dal parlar coll'uno o coll'altro di ciò che sapeva. Di più, con quel gusto maligno dell'intrigo, ch'era la sua politica, andava pensando che il vecchio o il giovane ci poteva cascar seriamente, e che la ragazza, non essendo sciocca, aveva trovato il bandolo della fortuna.

L'Emerenziana era, fra le donne del vicinato, quella che veniva più spesso a visitar la Teresa, a recarle del lavoro per le sue pratiche. Non passavan due giorni senza che tornasse, come la febbre quartana, a far la dottora colla vedova, che le dava troppo facile orecchio. Bisognava udirla cornacchiare i segreti di tutto il quartiere, dame o pedine, mercantesse od operaie che fossero; lasciar trasparire con certe reticenze, e sempre come in confessione i garbugli, i rigiri in cui si era invischiata ma per amor del bene, diceva certi imbrogli, certi coperchielle e matasse distrigate da lei sola: rigattiera e pegnataria ne sapeva, per verità, di belle; e il darla a bere era per essa l'arte di non lasciarsi metter di sotto dagli altri.

Capitava nell'ore che le due donne eran sole. S'era accorta, al primo veder Damiano, in quella sera del carnovale quando venne in casa sua, ch'egli non si sarebbe facilmente lasciato accalappiare, e volontieri schivava di rincontrarsi con lui. Anche la Stella, benchè tuttora senza sospetto, non era abbagliata dalle grandezze che andava cianciando quell'eterna promettitrice; ma ignara degli artificj e delle piccole infamie della vecchia scaltrita, si lasciò andare, quasi non volendo, a creder vero e sincero, in parte se non del tutto, ciò che udiva, ingannata da quell'aria di rozza bontà che traspariva dagli atti e dalle parole dell'Emerenziana.

Per la Teresa d'altra parte, la ragione migliore, la miglior prova d'amicizia e di premura era il lavorìo che per suo mezzo di giorno in giorno le andava crescendo, non pagato a stento, nè colla solita gretterìa; comechè il guadagno non si facesse mai aspettare, e la vedova in que' pochi mesi avesse potuto già metter da parte un gruzzolo di dugento lire. Poco piacque a Damiano, quando venne a saperla, quella pratica avviata da sua madre. Ma la Teresa non voleva essere persuasa; e un dì che il figliuolo le diede un po' sulla voce, perchè avesse consentito a Stella d'andarne in casa della pegnataria, si mise a piangere di cruccio, e disse a Damiano di quelle parole, ch'egli non pensava potessero mai uscir di bocca a sua madre. Gli disse ch'era un visionario, un cuor cattivo, e che se voleva così comandare e far tutto a modo suo, pensasse lui, più che non avesse fatto fin allora, alla famiglia.

Queste cose fecero dolore a Damiano. Chinò il capo e tacque; e da quel dì il nome della pegnataria più non venne sulle sue labbra. Usciva di casa col primo sole, come prima; ma non tornava che al far della notte; mangiando a quell'ora il poco che la sorella avevagli messo in serbo. Più increscioso e taciturno che per lo addietro non fosse, evitava lo sguardo della mamma, che ne pativa: e così se n'era ita da lui quella poca gioja, onde le giovenili speranze e i primi ardori dell'arte cominciavano a rallegrarlo. Ma poi, il disgusto fece luogo alla ragione; una sera si gettò nelle braccia di sua madre, e volle essere perdonato e benedetto.

Capitolo Decimoquinto.

Nel mondo fu veduto per secoli combattere il forte contro il debole; ora è cominciata la guerra del ricco e del povero, la quale potrà durare quanto il mondo stesso. La continua vicenda delle cose traveste, non muta, le umane passioni; ma riguardando il lor mesto spettacolo, ed è questa una delle più care consolazioni de' buoni, contempliamo con maggiore affetto la bontà che la grandezza. E chi non sa ch'è più facile conservar l'innocenza nella povertà della vita che la giustizia nella grandigia e nel fasto? La ricchezza, benchè onorata, invidiata dagli uomini, bisogna dire abbia in sè medesima un germe di sazietà e di corruzione; perchè, veramente, il ricco pare, ma di rado è felice. Certo che la virtù e la contentezza ponno essere quaggiù compagne dell'uom fortunato e grande, come di chi vive contento del poco; anzi, non v'ha, direi quasi, cosa più celeste della vera virtù nella grandezza: chi sparge il beneficio e l'esempio della bontà sulla terra, sarà sempre benedetto e amato. Ci sono molti che comprendono la parola recata da Colui, il quale disse gli uomini eguali e fratelli: ma pur troppo noi veggiamo tuttora quanto sia facile così d'abusare d'ogni più santa verità, come di creder lecito e giusto ciò ch'è soltanto conseguenza del pregiudizio umano e di quel misto di vero e di falso che forma quasi tutte le leggi del mondo.