Il conte Achille, quel suo fido Acate, che solo era a parte del segreto, entrando nel salottino a rincontro dell'amico, gli lesse in volto il malcontento; argomentò fra sè potesse essere per la mala riuscita del suo intrigo; ma, per allora, si tacque

In compagnia del barbuto conte ne venivano altri due signori; l'uno un giovinotto sulla trentina, il quale alla sfoggiata cravatta, all'abito stringato, mostrava ancora la pretensione d'uno zerbino di primo pelo; l'altro, uno smilzo giovincello che, avanzandosi a dondoloni, diè una forte stretta di mano all'amico, e cominciò a ridere di quel fatuo riso che spesso tien luogo del bello spirito. Costui, erede di un gran casato, e tronfio del suo nome e della fama de' suoi cavalli inglesi, era da poco tempo entrato nel gran mondo sotto l'egida d'una facile matura beltà.

Questi signori stavano in aspettazione nel salotto, sdrajati ne' seggioloni presso la tavola su cui erano sciorinati non pochi disegni di caricature equivoche, e parecchi volumi degli ultimi romanzi di fattura parigina; e, mentr'essi sbadigliavano beatamente, guardando gl'intagli rappresentanti i più famosi cavalli da corsa del Regno Unito che pendevano incorniciati dalle pareti, framezzo a fioretti sciabole e stocchi, a guanti di difesa e visiere e corazze imbottite, indispensabile fornitura d'ogni elegante spadaccino; il padron di casa andava e veniva inquieto, turbato, sfogando la sua bile or sull'uno or sull'altro de' servitori. Tornò poi nel salotto, e sdrajatosi in compagnia degli amici:—Chi manca ancora? domandò.

—Tu lo saprai, rispose Achille, lisciandosi col palmo della destra inguantata la colta barba: io, per me, quando prometto, son puntuale così coll'amico come coll'amante.

—Ben dici, bell'uomo! aggiunse uno de' colleghi: anch'io, dove si tratti di pranzo o colezione, sono esatto come un creditore.

—Chi dunque s'aspetta?… chiese il terzo.

—Oh vedete! ripigliò Lodovico: me n'era scordato; quella buona lana del Martigny, il nostro allegro maestro.

—E credi che verrà?

—Sì, per tenerci allegri, se vi sarà bisogno.

—Ma chi gl'insegna la creanza di farsi aspettare? interrogò il barbuto conte.