—Se me ne ricordo? mi pare jeri. Fu la prima nostra campagna, da che n'andammo semplici volontarii all'armata d'Italia: disse con fuoco l'antico granatiere.
—Era nel marzo del 97. Io avevo trentacinque anni, e il mondo mi pareva tutto mio!…. lo interruppe malinconicamente l'infermo.
—Io toccava i quaranta; ma il mio cuore era giovine: riprese l'altro. Non t'è presente ancora il dì della prima battaglia, e quell'orrendo temporale che ci venne addosso la notte innanzi, là sulle rive del fiume, in faccia al nemico che ci contrastava il passo? La nostra legione vedeva il fuoco per la prima volta…. Ma non abbiam dato addietro un passo, noi…. te ne ricordi?…
—Oh sì, lo vedo ancora quel giorno; e parmi d'essere là….
—La nostra legione, in colonna serrata, ebbe ordine da quel dannato di Lahoz d'attaccare alla bajonetta le batterie papaline…. Io non so quello che fossi diventato quel giorno; ma il fuoco, il fumo, i morti non mi spaventavano più; noi corremmo addosso, come leoni, a quelle bocche d'artiglieria…. Di', non le hai ancora negli orecchi le parole scritte nell'ordine del giorno dal Grand'Uomo, quelle parole che la storia non cancellerà più?….
—Sì, sì! disse il malato: »Questa legione, e parlava di noi, che vede il fuoco per la prima volta, si è coperta di gloria….
—Essa, seguì l'amico, s'impadronì di quattordici pezzi di cannone, sotto il fuoco scagliato da tre o quattromila uomini trincierati.
Il vecchio granatiere piangeva, parlando dell'antico fatto; e il velite infermo, tornando indietro di trent'anni e più nella vita, dimenticava i suoi mali, dimenticava quell'ora che già stava sopra di lui. Allungò la destra fuor delle coltri, e con moto convulsivo sollevando la spada che posava tuttora sul letto:—Da quel giorno, disse, i nostri cuori, o Lorenzo, furono uniti, come la mia mano a questa spada. E quando dalla Romagna, la nostra legione andò a rinforzare il corpo di Guyeux, sul Tagliamento? Fu allora che noi vedemmo la prima volta Bonaparte…. Passò a cavallo, vicino alle nostre file, in mezzo a una nube nera, la spada in alto, calcato sugli occhi il cappello e i lunghi capegli sbattuti indietro dal vento…. Gridò: Avanti, e passò. Noi gli teniam dietro: una bomba scoppia a due passi da me; colto qui nel braccio da una scheggia infocata, cado per terra; e tu mi raccogli, Lorenzo; e sollevandomi di peso, vuoi ch'io non resti indietro nella vittoria. Ah! l'ho veduto anch'io quel giorno! l'ho veduta quella bandiera piantata di là dall'Isonzo!…. Posso ancora morir contento.
—E Gorizia?… ripigliò Lorenzo, animato dalle parole del vecchio commilitone, dimenticando che quella era l'ultima notte dell'amico suo. Che bujo d'inferno, quando ci mettemmo dentro al paese, al lampeggio delle archibugiate, snidando colle bajonette que' che non erano fuggiti!… E quella povera madre, con due bambini in collo, me la vedo ancora dinanzi, abbracciarmi piangendo le ginocchia, là sui barcollanti scaglioni della sua cadente catapecchia! E San Daniello?… e Osopo?… e Gemona?
—Io era alla vanguardia, seguì l'infermo, quando c'inviammo per le orride gole dell'Alpi tirolesi. Non passava quarto d'ora, che non mi trovassi la morte di faccia, ai fianchi, da ogni parte; e parecchi li ho veduti io, colti dalla palla d'un invisibile moschetto, piombar giù rotoloni ne' precipizj; e al loro grido disperato rispondere l'urlo di gioja del montanaro. Oh! lo sento ancora, quel povero Antonio, il mio fratello di latte, chiamarmi per nome nell'andar giù…. Allora, lo confesso, non potei a meno di guardarmi indietro, e rasciugarmi col rovescio della mostra una lagrima. Fu un vezzo che passò presto; e dopo una settimana, vi era usato come a un buffo di vento….