—Chi? chi?…
—Andrete in collera, se ve lo dico….
—Non volete spiegarvi voi?… Animo, Stella, parla, parla tu.
—Oh! Damiano: risposegli la sorella: guarda la mamma; non farla piangere.
—È tutt'una: voglio sapere chi è.
—Bene: disse allora, facendosi coraggio, la vedova: è un tale che può ajutarci e ajutare anche voi…. sì, vedete, me lo disse tante volte. È quel signor Omobono….
—Ancora quell'uomo?
—Non mi fate quegli occhi; non mi guardate così.
—Tacete! capisco adesso questo mistero d'inferno…. Voi siete tanto buona che non arrivate a comprenderlo. Ma il cielo ci ha protetto un'altra volta; ringraziatelo, ringraziatelo, vi dico. E voi pure, nostro amico! seguitò volgendosi al signor Lorenzo: voi pure siate benedetto.
Dette queste parole, Damiano si fe' cupo, parve dimenticar dove fosse, quanto aveva udito e detto. Un sorriso forzato, amaro, stavagli sulle labbra; e dalla penosa espressione del volto, da' moti della persona indovinavasi l'urto degli affetti del suo cuore. Tutto ad un tratto, si spiccò dalle donne, corse nella prima stanza, afferrò il suo quadro del Tancredi, staccandolo impetuosamente dalla parete, afferrò un rugginoso pugnale antico, ch'era sulla tavola accanto al letto, e si diede a stagliar per lo lungo la tela con furia crescente. I lembi ne caddero sparsi a terra; ma egli, non pago ancora, calpestò con gioja selvaggia lo scassinato telajo e i pochi avanzi del dipinto che ancor v'erano attaccati.