In quanto al carattere degli Alandesi è giusto dire che sono ingegnosi, vivaci ed obbliganti: che sul mare spiegano molta destrezza ad ogni uopo, e coraggio: costumati poi e buoni a segno, che si è osservato qualmente dal 1749 fino al 1793 sette sole persone furono convinte di delitto capitale; e non vi seguirono che sette omicidii. Questo popolo non è per nulla inclinato alla superstizione; ma viene accusato d’essere litigioso; il che non so su qual fondamento.

Queste isole non hanno nè orsi, nè scojattoli; e l’alce, che in addietro era comune, vi è scomparso affatto. Bensì vi sono lupi che vi provengono dalla Finlandia attraversando il mare quando è gelato. Noi non ne abbiamo incontrati, ma ne abbiamo vedute le traccia nelle foreste. Vi sono parimente volpi, martori, armellini, lepri, talpe, sorci di varie specie: rare sono le lontre; e frequenti sulle coste i vitelli marini. Di uccelli si contano più di cento specie, e molte specie di pesci. I naturalisti possono avere largo campo di esercitarsi sugl’insetti proprii di queste isole; e i botanici sulle piante. Ma pochi minerali trovansi nelle montagne d’Aland, le quali sono principalmente formate di una specie di granito rosso. Gli Alandesi curano poco le api, ed hanno torto.

CAPO III.

Abo e cose notabili di questa città. Stato e vivere degli abitanti del paese. Incontro di un bardo moderno. Aurora boreale. Yervenkile. Sua cascata. Caccia. Stato economico dell’albergatore.

Non v’era gran che a quest’isole, perchè vi ci fermassimo. Noi dovevamo spingerci ad Abo; e per arrivarvi passammo presso il castello di Abo-Hus, situato alla foce del fiume Aura. Abo è una di quelle città, che nel paese si chiamano Stapestad, cioè che hanno il permesso di commerciare co’ forestieri. È situata al 60.º grado e 10 minuti di latitudine settentrionale, sopra un promontorio formato dal golfo di Finlandia e da quello di altrove Botnia. È distante da Stockholm 287 miglia; e siede in riva del fiume Aurajocki, ivi largo da 180 a 300 piedi, e le cui acque fangose poco o nulla servono agli usi domestici. La città, lunga 12,820 piedi e larga 7,250, è divisa in cinque quartieri, tre de’ quali sono situati al nord-est del fiume, e due al nord-ovest; e comunicano insieme per mezzo di un ponte di legno. Ha tre piazze. La detta piazza grande è cinta di parecchi edifizii pubblici e privati, costrutti in pietra: la piazza nuova ha fabbriche d’ogni specie fatte di legname; e presso la piazza della chiesa è l’accademia. Questa chiesa è la cattedrale, detta di Sant’Enrico: bel fabbricato gotico, lungo 350 piedi e largo 190. Essa serve ai due cleri, lo svedese e il finlandese: il primo incomincia le sue funzioni alle sei ore della mattina; e il secondo alle ore nove. Abo non ha altra chiesa che questa.

L’accademia ha due piani, ed è fabbricata in pietra. Ha sale per le sedute degli accademici, per gli esercizii ginnastici, per la biblioteca e per altri usi. In questo fabbricato alloggia il vescovo d’Abo; e sta inoltre anche il seminario.

L’università ha molto credito, e singolarmente in grazia di uno statuto, il quale obbliga tutti quelli che hanno terreni o pensioni dalla corona, a lasciare i loro corpi, morti che sieno, ad uso del teatro anatomico. Questa università ha professori adunque di anatomia, che vi si sono distinti, e ne ha di chimica, di storia naturale e di economia. Recentemente si sono assegnati stipendii fissi e sicuri a’ professori che prima non ne avevano; e si è istituita una nuova cattedra di poesia unita a quella di eloquenza. Il numero degli studenti si valuta a cinquecento cinquanta all’incirca. Questa università deve la sua fondazione alla famosa regina Cristina: essa ne formò pure la biblioteca, accresciuta poscia da diversi personaggi assai rispettabili; ed oggi è ricca di libri rari, di manoscritti, di medaglie, ecc. Tra varii oggetti di curiosità ci si mostrò un libro di orazioni incise da un paesano sopra tavolette di legno. V’è ancora una bella raccolta di medaglie svedesi antiche e moderne; e vi si contano più di dieci mila volumi, e si ha un fondo annuo di centocinquanta risdalleri per ampliarla.

A tre miglia di distanza da Abo verso il sud-ovest è Beckholmen, piccolo porto, ma sicuro, e per la profondità delle sue acque atto a ricevere le più grosse navi mercantili, provveduto inoltre di quanto occorre per caricare e scaricare. I legni che non hanno bisogno di oltre 8 o 10 piedi d’acqua, possono risalire quasi fino al ponte.

Abo ha varie manifatture di tabacco, di zucchero, di fettucce di seta, di tele, di corami, di carta, ecc., e le piantagioni di tabacco sono per essa un oggetto importantissimo, poichè ne producono ogni anno per lo meno 152,000 libbre grosse. Considerabile è pure il commercio, ch’essa fa non solo nei porti del Baltico, o ne’ vicini, ma in quelli di Cadice, di Lisbona, di Bordeaux, di Genova e di Amsterdam. Ma è d’uopo partire da Abo.

Noi ne partimmo ai 20 di marzo, e ci dirigemmo verso il nord. Per risparmiarci la pena di scaricare e caricare le nostre cose ad ogni posta, avevamo comperate ad Abo delle slitte, affatto simili alle usate dai paesani. Ma come in quell’anno non era caduta moltissima quantità di neve, il cammino riusciva stentato; e il cavallo incontrando de’ tratti di terreno spoglio o in tutto, o in gran parte di neve, faceva una enorme fatica a strascinare la slitta, e ad ogni momento ci bisognava discendere, e andare a piedi finchè si trovasse neve, o qualche lago, o fiume gelato. Molte volte adunque la slitta si rovesciava; e com’era stretta e bassa, noi non correvamo per ciò gran pericolo.