Adelpold, dotto uomo della Frieslanda, morto il primo di dicembre del 1027. Tra le altre sue opere havvi un manoscritto de musica, inserita nella collezione del principe-abbate Gerbert.

Adlung (Giacomo), dell'accademia delle scienze di Erfurt, professore del ginnasio ed organista nella chiesa luterana, nato nel 1699 a Bindersleben, dovette, secondo che egli stesso confessa, tutto quello che divenne come artista, alle cure di Cristiano Reichard, organista allora ad Erfurt, che, nel 1721, lo accolse in sua casa, mentre non era ancora che studente. Nello studio dei libri, che gli accomodarono Reichard, e Walther di Weimar, attinse egli i principj, che sviluppò quindi nella sua opera Musikalischen Gelartheit, o Scienza musicale, opera di prima importanza ad ogni organista, che esercitar non vuole quest'arte da puro pratico. Egli morì a Erfurt li 5 gennajo 1792. Per il corso di 34 anni formò 218 allievi per il cembalo, oltre a 234 ch'egli istruì nelle lingue, il che non gl'impedì di costruire un gran numero di clavicembali. Abbiamo in oltre di lui: I. Introduzione alla scienza musicale, con fig. in tedesco, Erfurt 1758, in 8º. La seconda edizione di quest'opera comparve nel 1783, per le cure d'Hiller di Lipsia, che ne aumentò il primo capitolo. II. Istruzione su la costruzione degli organi, ec. con alcune addizioni di J. F. Agricola compositore della corte, con fig. 1768, in 4º. III. Musikalisches Siebengestirn, o le Sette stelle musicali, Berlino, 1768, in 4º. Quest'opera contiene le risposte a sette domande sopra oggetti relativi all'armonia, e con la precedente è stata pubblicata da Giov. Lor. Albrecht maestro di musica a Mulhausen. Alcuni altri di lui manoscritti sulla composizione, e sulle fughe si sono perduti per un incendio. La sua vita scritta da lui medesimo si trova nella prefaz. della sua Musica mechanica organœdi, ed è stata inserita nel secondo volume delle Lettere critiche p. 451.

Adolfati, allievo del cel. Galuppi, è noto per più opere. Nel 1750 egli fece un saggio di misura a due tempi ineguali, l'uno composto di due note, e l'altro di tre: questo pezzo di musica fece dell'effetto e fu applaudito. Adolfati lo aveva imitato da Benedetto Marcello. Oggidì ad un compositore che l'userebbe, non mancherebbero delle sassate.

Adrasto, Peripatetico e cel. matematico, discepolo di Aristotile, fiorì presso a quattro secoli innanzi l'era cristiana. Egli scrisse tre libri di Musica, che spesso sono citati da Teone di Smirna e da Porfirio, il quale ne' suoi comenti sugli Armonici di Tolomeo cita un passaggio di Adrasto, ove fa egli menzione di quel fenomeno, che percosso ed eccitato il suono di un istromento lirico, per una certa simpatia, si eccita da se il suono d'altro stromento posto in una data distanza, e viene così a sentirsi una leggiera e grata mescolanza di suoni. Il manoscritto dell'opera di Adrasto è rimasto sino a nostri dì sepolto: pretendevano alcuni che si era smarrito: altri che trovavasi nella libreria del Vaticano: ma nel 1788 in diversi pubblici fogli si annunziò, che quest'opera, ben conservata, bene e distintamente scritta in bellissima pergamena, adorna eziandio di ben disegnate figure geometriche, erasi ritrovata tra i manoscritti della biblioteca del re di Sicilia (cavati dall'Ercolano) e che Mr. Pasquale Paffy bibliotecario, giovane di somma erudizione e di una prodigiosa attività, era stato incaricato di farne la traduzione.

Agazzari (Agostino) dilettante di musica Sanese, pubblicò nel 1638 in Siena, la Musica ecclesiastica, dove si contiene la vera diffinizione della musica come scienza, non più veduta, e sua nobiltà, in 4º.

Agelao di Tegea, riportò il primo premio che fu istituito nei giuochi pitici per i suonatori di stromenti lirici, l'anno 559 innanzi G. C.

Agostini (Paolo) di Vallerano, allievo di Giambernardino Nanini, succedette al Soriano nel posto di maestro di cappella di S. Pietro in Roma; lasciò delle belle composizioni a quattro, a sei e ad otto voci per la chiesa. Egli viveva verso l'anno 1660, e morì in età avanzata.

S. Agostino: questo ingegnoso dottore della Chiesa, che finì di vivere l'anno 430, è autore di sei libri di Musica, nei quali non tratta che del solo ritmo, e per incidenza del metro: tratta di esso però con tale delicatezza e con tanta precisione, che è degno di essere non solo paragonato in questa parte, ma anteposto eziandio ad Aristide Quintiliano, a Bacchio ed a Marziano Cappella, là dove essi scrivono sullo stesso argomento. Senza le idee, che Sant'Agostino ci dà dell'antico ritmo, non possono a fondo comprendersi nè Bacchio, nè Aristide. I cinque primi libri pajono scritti nel tempo, in cui egli insegnava la rettorica in pubblico, ed in cui spiegava a' giovani gli autori latini: il resto pare posteriormente dettato, ed all'età, in cui d'altro egli non curavasi che di condurre le anime a Dio. I cinque primi libri ci manifestano, che all'età sua i Musici pratici non solo non curavansi del ritmo, ma che ne meno intendevano la quantità sillabica de' versi latini, su cui notavano il tempo: L'interlocutore del dialogo è uno che intende il canto, ma che non sa il valore delle sillabe lunghe o brevi: onde si scorge che la Musica era allora in tale stato, quale è al presente; cioè che poteva allora, come adesso da un musico, mettersi in nota egualmente la prosa che il verso, e fare sillabe lunghe lunghissime, e brevi brevissime, come dice Mario Vittorino (de re metrica), che alcuni all'età sua facevano nel canto. Il santo dottore aveva cominciato a scrivere questi libri in Milano l'anno 389: nell'ultimo di essi egli mostra che la Musica dee innalzare il cuore e lo spirito ad un'armonia tutta celeste e divina. Parmi di non dover qui omettere una piccola erudizione, che non s'incontra in veruno degli Scrittori di musica, per quanti ne abbia io scorsi. S. Agostino in due luoghi della sua esposizione dei Salmi fa menzione dell'organo a vento come già in uso a' suoi tempi presso i Greci ed i Latini. “La parola organo, egli dice (Enarr. in Psalm. 150 n. 7, et in Ps. 56, n. 16.) è greca, ed è il nome generico di tutti gli stromenti della musica; ma dicesi propriamente organo quell'istrumento grande, il quale suona mediante il fiato dato da' mantici. I Greci a dinotar questo hanno un nome particolare: ma i Latini secondo l'uso comune, il chiamano Organo.”

Agricola (Martino) cantante di Magdeburgo, nel 1528 pubblicò un'opera intitolata: Musica instrumentalis in versi tedeschi. Nel 1539 diè in luce la sua figural-musik, e degli elementi di musica in latino: egli finì di vivere li 10 Giugno 1556, e cinque anni dopo Giorgio Rhaw di Vittemberga editore delle precedenti opere, stampò un'altra opera postuma di lui col titolo di Martini Agricolæ: Duo libri musices, Wittemb. 1561, (W).

Agricola (Giov. Feder.) compositore della corte di Prussia in Berlino, nacque a Dobitschen nel 1718; studiò il dritto nell'università di Lipsia, e quivi nel medesimo tempo sotto Giov. Sebast. Bach fece i suoi primi studj in musica. Nel 1741 venne a Berlino, dove ben presto fu riconosciuto come il primo organista del suo tempo; ivi proseguì i suoi studj di composizione sotto la guida del cel. Quanz. Dopo la morte di Graun ottenne la direzione della cappella reale nel 1759, otto anni avanti aveva egli sposato la celebre cantante Molteni, e morì quindi d'idropisia li 21 novembre del 1774. Le di costui opere consistono in scritti didattici, ed in composizioni musicali. Fra' primi distinguonsi, I. Due lettere, ch'egli fece inserire sotto nome di Olibrio, nel musico critico delle sponde della Sprèe. II. Elementi dell'arte del canto, traduzione dell'originale italiano di Tosi, in tedesco, Berlino 1757, in 4º. III. Esame della quistione sulla preferenza dell'armonia sulla melodia, in tedesco (V. il magazino di Cramer). Molte dissertazioni, che si trovano nelle Lettere critiche, e nella Biblioteca generale. Le sue composizioni sì per la chiesa, che per il teatro sono assai pregevoli. La di lui vita si trova nelle Memorie per servire ai progressi della Musica di Marpurg. Benedetta-Emilia Molteni sua moglie, cantante nel gran teatro reale di Berlino, dove era venuta l'anno 1724, si era formata nell'arte del canto sotto Porpora, Hasse e Salimbeni. Nel suo cinquantesimo anno ella cantava ancora, d'una sorprendente maniera dell'arie di valore, in italiano e in tedesco. Il dott. Burney dice che aveva una tale estensione di voce, che andava dal la acuto sino al re grave, il che forma due ottave e mezza.