Alessandride, musico dell'antica Grecia, secondo Ateneo (lib. 14) fu il primo che giunse a formare su lo stromento a vento de' tuoni acuti e bassi per mezzo di buchi: pare che prima di lui non si conoscesse in questo genere che il flauto di Pan.

Al-Farabi, filosofo musulmano del X secolo, ed uno di quei dotti arabi, i quali più che i latini illustrarono in quel tempo co' loro scritti la Musica, e vi apportarono l'ajuto delle matematiche cognizioni. Da un codice manoscritto di Al-Farabi intitolalo Elementi di Musica, che si conserva nella biblioteca dell'Escuriale, si vede, che gli arabi, benchè seguaci della dottrina de' Greci, non l'abbracciarono senza esame; ch'ebbero forse più giuste cognizioni della parte meccanica de' suoni che gli stessi loro maestri, e che in varj punti ne corressero gli errori, ed empirono il vuoto della loro dottrina. L'eruditissimo Casiri autore della Biblioteca Arabico-Ispanica pregato dall'illustre Andres ne diede il seguente estratto. “Al-Farabi, egli dice, nel libro secondo di quest'opera espone i sentimenti de' teorici, e, come dice egli stesso, empie il vuoto della loro dottrina a profitto de' censori di quegli autori. Diretto da' lumi della fisica deride la vanità dell'immaginazione de' pitagorici su i suoni de' pianeti, e su l'armonia dei cieli. Spiega fisicamente come per le vibrazioni dell'aria si producano i suoni più o meno acuti degli stromenti, e quali riguardi debbano aversi nella figura e nella costruzione di essi per avere i suoni, che si richieggono. L'uso frequentissimo, ch'egli fa delle parole greche scritte in arabo, mostra quanto fosse greca la dottrina arabica della musica, e la figura d'una scala, o dell'armonia di quindici tuoni, che ci presenta, mentre prova, che non aveva abbracciata la setta de' Tolemaici, non facendo consonanti le terze, prova altresì, che non era tampoco della pitagorica, poichè faceva consonanti l'undecima, e la duodecima, ossia le ottave di quarta e di quinta.” (Presso Andres dell'Orig. ec. tom. 4, c. 8.) Al-Farabi fu ucciso da' ladri in un bosco della Siria nell'anno 954 di G. C. Questo filosofo era un genio felice, e uno di quegli uomini universali, che con eguale facilità penetrano in tutte le scienze, sopra le quali aveva composte più opere; e dicesi che una gran parte delle medesime si conservi tuttora nella biblioteca di Leyde, e in quella dell'Escuriale. In riguardo alla musica, egli non era solo perito nella teoria, ma eziandio nella pratica. Un giorno trovato avendo il sultano circondato da più dotti uomini, che si erano resi al suo palagio per ragionare su le scienze, il nostro filosofo vi disputò d'una maniera così eloquente ed energica, che ridusse tutti i dotti al silenzio. Il sultano per divertire l'adunanza fece venire de' musici: allora Al-Farabi si unì a costoro, e toccò il suo liuto con tale delicatezza, che attrasse su di se gli sguardi e l'ammirazione di tutti gli astanti. Il sultano avendolo pregato di far sentire qualche cosa del suo, trasse di tasca un pezzo allegro, fecelo cantare, e lo accompagnò con tale forza, che fece ridere all'eccesso tutti coloro che erano presenti: ne produsse un altro sì toccante, e sì tenero, che strappò loro le lacrime, e finì con un terzo, che giunse ad addormentarli tutti.

Alfredo detto il filosofo dotto inglese, nel secolo 13 fu celebre in Francia, in Italia, in Inghilterra, e dimorò lungamente in Roma. Nel 1268, tornò in compagnia del legato del Papa in Brettagna, e quivi poco tempo dopo morì. Tra le sue opere trovasene una de Musicâ.

Algarotti (Conte Francesco): nacque egli in Venezia nel 1712 da un ricco negoziante. Dopo aver fatti i suoi primi studj in Roma e nella sua patria, fu mandato dai suoi parenti in Bologna, dove studiò per sei anni sotto a' migliori maestri di quella università, la filosofia, la geometria, l'astronomia, la fisica sperimentale e l'anatomia. Egli viaggiò ben presto sì per curiosità, come per brama di perfezionare i suoi talenti. Egli era ancora assai giovane allorchè venne a Parigi nel 1733, e quivi compose in italiano la più gran parte del suo Neutonianismo per le Dame: dopo un lungo soggiorno in Francia passò in Inghilterra e quindi in Germania. I Sovrani di Prussia e di Polonia cercarono di attaccarselo con onori e beneficenze. Federico il fece cavaliere dell'ordine del Merito, gli diè il titolo di Conte, e fecelo suo ciambellano. Il Re di Polonia, presso del quale erasi stabilito, l'onorò col titolo di Consigliere intimo per gli affari di guerra. Avendo lasciata la corte di questo principe per rivedere la sua patria, la morte il raggiunse a Pisa li 23 di maggio del 1774 all'età di 52 anni. Egli la ricevette con coraggio: alcune ore prima della sua morte fecesi condurre al teatro, perchè si distraesse alcun poco dai tristi e melanconici pensieri, ne' quali trovavasi immerso. Meglio dell'Algarotti l'Imperatore Leopoldo conciliar seppe benissimo i doveri del cristiano col suo gusto per la musica: egli amava talmente l'armonia, che presso a morire, dopo aver fatto l'ultime preghiere col Confessore, fece venire i suoi sonatori, e morì alla metà del concerto. Il Conte Algarotti era uno de' più grandi conoscitori dell'Europa in pittura, in scultura, in architettura ed in musica. Abbiamo tra le altre sue opere un Saggio sopra l'Opera in Musica, dove vi ha delle eccellenti osservazioni sul canto ed il suono. “Il celebre Algarotti, dice l'ab. Arteaga, col solito suo spirito, e leggiadria di stile olezzante de' più bei fiori della propria e della peregrina favella, schizzò un breve saggio sopra l'opera in musica, nel quale si trovano scritte riflessioni assai belle, che lo fanno vedere quell'uomo di gusto ch'egli era in così fatte materie. Ma limitato unicamente alla pratica non volle, o non seppe risalire fino a' principj, come forse avrebbe dovuto fare per meritar l'onore d'essere annoverato fra i critici di prima sfera.” (Disc. prelimin. p. 39.) Mr. Bordes ha fatta una traduzione in francese di questo Saggio dell'Algarotti, a cui aggiunse delle giudiziose osservazioni. V'ha un'altra traduzione in francese del marchese di Chastellux, ed una tedesca di Hiller.

Alipio uno dei Greci scrittori di musica, la di cui opera intitolata Introductio Musica si trova in greco ed in latino nella collezione del Meibomio. Gli autori del Dizionario universale storico critico e bibliografico stampato in Parigi nel 1810 (IX. edit.) il dicono filosofo di Alessandria in Egitto, e contemporaneo di Jamblico, e riferiscono assai particolarità sulla sua vita: ma essi si sono certamente ingannati, e bisogna a questo proposito consultar più tosto il dotto spagnuolo Requeno, che più d'ogni altro ha fatto uno studio particolare su i Greci Armonici. “Chi è quest'Alipio? (egli dice), da chi nacque? quando visse? ove soggiornò? Meibomio può dire quanto a lui piace, ma il vero si è, che non si sanno nè i genitori, nè la patria, nè l'epoca in cui fiorì. In tali casi, io son uso ad esaminare lo scritto per iscoprire l'età, in cui pubblicò lo scrittore la sua opera. Meibomio lo fa anteriore a Nicomaco, a Gaudenzio ec., ma dallo scritto della sua Introduzione io conchiudo, che questo Alipio è un greco sciolo, posteriore assai a Nicomaco.” Potranno vedersene le sue ragioni nel tomo primo de' Saggi pag. 332. Alipio è uno di quegli abbreviatori ignoranti delle opere degli Antichi che nella sua Introduzione ossia libro elementare della musica tralascia moltissime cose necessarie, ed il mancamento ne è così enorme, che Meibomio crede, ci manchi la maggior parte del libro di costui. “Io però, soggiunge il Requeno, che non ho concepita grande idea di Alipio, lo credo affatto terminato: convenendo benissimo simile componimento ad una testa picciola d'uno sciolo del secolo, in cui si scrisse, qual era il secolo delle eruzioni de' barbari nell'impero: nel qual tempo ciascuno intitolava libri di musica le opere in cui non si trattava che d'una sola picciola parte, come si vede ne' sei libri di musica di S. Agostino.”

Allegri (Gregorio) nato in Roma, era della famiglia del Correggio. Nel 1629, fu ricevuto nella cappella del papa, come cantante e principalmente come compositore. Egli era stato scolare di Nanini, e morì li 18 febbrajo 1640. Il suo famoso Miserere si eseguiva nella cappella sistina, nella settimana santa, ed era vietato sotto pena di scomunica il farne delle copie. Il dottor Burney ne ottenne una dal card. Albani prefetto della cappella pontificia, e lo fece stampare in Londra nel 1771. M. Choron l'ha inserito nella sua Collezione de' classici nel 1810. Lo stesso Burney nel primo vol. de' suoi Viaggi musicali, rapporta il seguente aneddoto, che gli era stato comunicato dal cav. Santarelli. “L'Imperadore Leopoldo I, che era non solo gran dilettante e protettore della musica, ma buon compositore ancora, aveva ordinato al suo ambasciadore a Roma di pregare il Papa, che gli permettesse di fare prendere una copia del cel. Miserere di Allegri, per uso dell'imperiale cappella a Vienna, il che gli fu concesso. Il maestro della cappella pontificia fu dunque incaricato di far questa copia, che fu mandata all'Imperadore, il quale aveva allora in suo servigio alcuni de' più gran cantanti del secolo. Ma non ostante il valor degli esecutori; cotesta composizione fu sì lontana dal corrispondere nell'esecuzione all'espettativa dell'imperatore e della sua corte, che si conchiuse che il maestro della cappella del papa per guardare il Miserere come un mistero, aveva eluso l'ordine, ed inviata un'altra composizione. L'imperatore spedì un espresso in Roma per lagnarsi del maestro di cappella, il che cagionò di poi la sua disgrazia, e la sua licenza. Questo pover'uomo ottenne non per tanto per mezzo d'uno dei cardinali, di difendere la sua causa, e spiegare a sua Santità che la maniera di cantare nella sua cappella e di eseguire questo Miserere non poteva esprimersi con le note, nè impararsi o trasmettersi altrimenti, che per l'esempio e che questa era la ragione per cui cotale pezzo, sebbene fedelmente trascritto, aveva dovuto mancare di effetto, allorchè eseguito si era in Vienna. L'imperatore vedendo non esservi altro mezzo di soddisfare alle sue brame per rapporto a quella composizione, pregò che gli s'inviassero alcuni dei musici di Roma, per istruire quegli della sua cappella su la musica con cui dovevano eseguire il Miserere di Allegri, ed insegnar loro la maniera così espressiva nella quale veniva cantato nella cappella sistina in Roma, il che gli fu accordato. Ma prima che fossero costoro arrivati, scoppiò la guerra co' Turchi, l'imperatore lasciò Vienna e 'l Miserere non è stato mai più forse altrove eseguito che nella cappella del papa.” Si sa ancora che Mozart avendolo sentito cantare due sole volte, se lo impresse così ben nella mente, che presentonne una copia perfettamente conforme al manoscritto originale.

Alsted (Giov. Arrigo) professore di teologia a Veissemburgo nella Transilvania ove morì nel 1638, egli pubblicò a Herborn la sua opera intitolata: Admiranda mathematica, il di cui ottavo capitolo tratta della musica. In un'altra sua opera Elementale mathematicum stampata a Francfort nel 1611 i suoi elementi musicali occupano trenta fogli. V. Walt.

Amadori (Giuseppe) uno dei fondatori della celebre scuola di musica in Roma nel secolo 17º dove la particolar esecuzione della musica sacra avea da lungo tempo introdotta la necessità degli studj e de' maestri. Amadori e Fedi insieme, altro celebre musico di que' tempi, colla loro industria, e co' loro talenti stabilirono allora una specie di Accademia: eglino con esempio non troppo comune ai letterati, uniti in fratellevole amicizia cogli altri valentuomini nell'arte del suono e della composizione, comunicavansi a vicenda i loro sentimenti, e le osservazioni loro esponevano al comune giudizio, onde poi copiosi lumi ritraeva ciascheduno per correggere i proprj difetti, per migliorare il piano d'educazion musicale, e per dilatare i confini dell'arte. Serve di argomento a provar la diligenza di questi eccellenti maestri, il costume che aveano, siccome riferisce il Bontempi (Stor. della music.), illustre allievo della scuola romana, di condurre a spasso i loro discepoli fuori delle mura di Roma, colà dove si ritruova un sasso famoso per l'eco, che ripete più volte le stesse parole. Ivi ad imitazione di Demostene, di cui si dice, che andasse ogni giorno al lido del mare, a fine di emendare la balbuzie della sua lingua col suono de' ripercossi flutti, li esercitavano essi facendoli cantare dirimpetto al sasso, il quale, replicando distintamente le modulazioni, li ammoniva con evidenza de' loro difetti, e li disponeva a correggersi più facilmente.

Amato (Vincenzo) nato a Ciminna in Sicilia, li 6 gennaro 1629, maestro di cappella della cattedrale di Palermo, pubblicò quivi nel 1656 de' Sacri concerti a due, tre, quattro, e cinque voci, con una messa a tre e quattro voci, opera prima, e nel medesimo anno, opera seconda, contenente messa, vespri e compieta a quattro e cinque voci. Egli pose ancora in note sotto una specie di recitativo la passione di N. S. secondo S. Matteo e S. Giovanni, che si canta tuttora nelle chiese di Palermo: lo stile ne è semplice e assai divoto, allorchè non vi si eseguisce altro che quello che vi ha notato l'autore. Pochi anni prima della funesta rivoluzione della Francia mi ricorda di essermi stata richiesta da Mayenne la musica di Amato del vangelo della Passione della Domenicha, dall'exgesuita l'ab. Zerilli palermitano quivi stabilito, e che eseguita colla di lui direzione dai preti francesi piacque in chiesa moltissimo, come egli stesso me ne diede avviso con sue lettere. Amato morì in Palermo alli 29 di luglio del 1670.

Amato (Andrea) da Cremona, il più famoso di tutti per la costruzione de' violini e altri stromenti ad arco, fioriva sulla fine del secolo 16º. Ebbe due figli Antonio, e Geronimo, che succedettero al suo stato, e alla sua riputazione. Niccola Amato, figliuolo di Girolamo, quivi viveva verso il 1682.