Archiloco era nato d'una famiglia distinta nell'isola di Paro all'Olimpiade XV, otto secoli innanzi l'era cristiana. Non sappiamo come e da chi fosse nella musica educato con tali principj, che portò la musica quasi al suo intiero sviluppo. I lumi della sua mente e la sregolatezza del suo cuore camminarono del pari in questo giovine originale. Egli fu l'inventore di più metri nella poesia; col suo gran genio dilatò i limiti dell'arte, introdusse nuove cadenze ne' versi, e nuove bellezze nella musica. Per regolare il tempo nel canto, inventò la battuta; e le invenzioni ed i lumi di questo illustre cantore furono immantinente abbracciati dalla intiera nazione. Ma nel tempo stesso il suo cuore era trascinato dalla dissolutezza, dall'ira, dalla biliosa mordacità: pronto a dir delle ingiurie era alieno dal sopportarle, e non sapendo la maniera di frenare le passioni ignorava la moderazione per vincerle, e la ragione per bilanciarle. Non si trovarono giammai talenti più sublimi riuniti a carattere più atroce e più depravato. Viaggiando egli per la Lacedemonia, ebbe la disgrazia, che giungessero prima di lui in Sparta certe lubbriche canzonette composte e notate in musica da lui stesso; le quali sentite appena dal governo, fece questi un severo decreto, vietando sotto gravissime pene di leggerle, di cantarle e di ritenerle; perciocchè contenevano immagini troppo pericolose alla gioventù; e l'autore ne fu bandito. (Valer. Max. lib. 6, c. 3.) “Vedano i nostri belli spiriti (con ragione esclama quì l'ab. Requeno) se la presente ecclesiastica educazione, attenta a condannare la lezione delle loro disoneste novelle, meriti i titoli, che le danno d'ipocrita, e di fanatica. I Lacedemoni adoratori di Venere e di Cupido furono più di costoro attenti al buon regolamento delle città.” (tom. 1 p. 88.) L'assemblea de' giuochi olimpici lo consolò di tale affronto. Egli compose e cantò un inno in onore di Ercole: i popoli gli profusero i loro applausi, ed i giudici decretandogli una corona, gli ebbero a far sentire che giammai la poesia e la musica non ebbero maggiori diritti su i nostri cuori, di quello che c'insegnano i nostri doveri. Archiloco fu ucciso da Callonda di Nasso, che egli con furore perseguitava da lungo tempo. La Pizia considerò la sua morte come un insulto fatto alle belle arti. “Esci dal tempio, essa disse all'uccisore, tu che hai alzata la mano sopra il favorito delle muse.” Tale fu la fine d'un uomo che pe' suoi talenti, pe' suoi vizj, e per la sua impudenza era divenuto un oggetto d'ammirazione, di disprezzo, e di orrore. Il bizzarro ed inquieto di lui carattere non potè assoggettarsi alla paziente cura d'una scuola, ed i corrotti suoi costumi non avrebbero mai permesso a' padri di mandargli i loro figli per educarli, onde non è da maravigliarsi, se la storia non fa menzione di nessuno scolare di Archiloco, facendola in questa medesima epoca d'altri singolari cantori.

Archita di Taranto discepolo del famoso Empedocle d'Agrigento, dalla educazione del quale uscito appena (per tacere dell'altre scienze) fece stupire la Grecia col suo nuovo sistema armonico nei tre generi diatonico, cromatico ed enarmonico, non mai fin allora contrassegnati co' numeri, nè divisi negli strumenti. Tolomeo lo scrittore di Musica ci ha conservate le serie dei numeri, con cui Archita notò gl'intervalli dell'ottava ne' tre generi. Il dottissimo ab. Requeno ne ha fatti gli esperimenti, ed avendo formata e suonata più volte sullo stromento Canone la serie diatonica di Archita, ne trovò armonici i tetracordi, e graziose le terze, e le quinte. (Saggi ec. tom. 1.) Archita si allontanò da' più antichi Greci: prese la metà, il terzo ed il quarto della corda armonica, come aveva prescritto Pitagora. Tutti i Greci anteriori avevano diviso il tuono in quattro parti eguali: egli il divise in dieci parti: quelli avevano divisa la corda armonica in 48 eguali porzioni: Archita in 120; nell'antica serie i tuoni ed i semituoni erano eguali; in questa di Archita erano fra loro disuguali. Questa di lui serie non è in tutto spregevole, come vuol farla credere Tolomeo. “Paragonando io, dice il surriferito autore, la serie de' tetracordi di Archita con quella degli antichissimi Greci, osservo che sono più graziose e sonore le antiche corde di quattro in quattro, che queste di Archita: ma che prese le corde di otto in otto, sono più confacenti al nostro moderno fare queste di Archita che quelle de' Greci più antichi. Ognuno potrà farne la prova, e giudicare da se.” La maniera con cui questo accurato scrittore le ha sottoposto all'esame dell'orecchio, è da lui spiegata nel Saggio pratico delle serie armoniche, tom. 2 della dotta sua Opera. La pubblicazione di questo sistema reso più scientifico da Archita con la scorta del calcolo, lo rese così plausibile dentro e fuori della Grecia, che fin lo stesso Dionigio tiranno di Siracusa fu curioso di trattare con uno de' giovani suoi scolari, non essendogli facile di parlare con Archita, e tra quelli scelse egli Platone il più favorito de' suoi discepoli. Aristosseno, al riferire di Ateneo (Lib. IV. Dipnos.) aveva scritto la vita di questo Musico-Filosofo. L'istesso Ateneo rapporta in oltre, che Archita aveva composto un libro intitolato de Tibia. Egli fioriva verso l'anno 430 prima dell'era cristiana.

Ardalo, al riferir di Pausania, fu l'inventore del flauto. Se gli attribuisce in oltre la maniera di accompagnare il canto e le voci col suono dei flauti (V. Plinio sen.). Egli fioriva dieci secoli innanzi G. C.

Ardore (Marchese di san Giorgio e principe d') ambasciadore del re di Napoli in Parigi dal 1767 sino al 1780, era un dilettante assai abile nella musica. Egli ha pubblicate molte pregevoli cantate. “Il principe d'Ardore, ambasciadore di Napoli, dice Rousseau, nell'arte di suonar un preludio sull'organo o 'l clavicembalo ha sorpassati in Francia i due eccellenti suonatori Claviere e Daquin, per la vivacità dell'invenzione, e la forza dell'esecuzione in maniera a riscuotere l'ammirazione de' conoscitori in Parigi.” (Art. préluder.)

Aribo, scolastico o maestro di scuola, e monaco dell'ordine di san Benedetto, alla fine dell'undecimo secolo, scrisse un trattato della musica, che l'ab. Gerbert ha inserito nella sua collezione, t. 1, p. 92. Aribo siegue nel suo trattato i principj di Guido aretino.

Arione Musico e Poeta Greco, la cui epoca viene stabilita nella 38 Olimpiade, cioè l'anno 628 prima di G. C. Egli era di Metimno città dell'isola di Lesbo, che produsse una serie d'uomini di genio, i quali sorpassarono tutti gli altri musici della Grecia, massimamente nell'arte di sonare la cetra. (Plutarc. de Musica.) Ei fu l'inventore del ditirambo, e segnalossi più che in altro nella Lirica poesia: accompagnava i suoi versi col suono della sua lira, come allora usavano di fare tutti gli altri poeti: venne in Sicilia, e vi riportò il premio in un musicale conflitto. Raccontasi, che guadagnato avendo rilevanti somme di danaro alla corte di Periandro tiranno di Corinto, avvisossi di ritornarsene alla patria, ed imbarcossi in una nave corintia, in cui i marinari congiurarono di gettarlo in mare per dividersi fra loro le sue ricche spoglie; ma avendo chiesto Arione grazia di sonare alcun poco la lira, e tentato indarno di placarli colla melodia della sua voce, precipitossi da se stesso nell'onde, dove un delfino più sensibile della gente di mare, accolselo sul proprio dorso, e lo trasportò, per quanto si dice, al promontorio di Tenaro. Eliano riferisce che Arione attestava il fatto in un suo inno, e la statua di questo Poeta-Musico veniva rappresentata assisa sopra un delfino: narrasi ancora che tornato egli in Corinto, Periandro aveva posto a morte i perfidi marinari (Erodot. l. 1, c. 24.).

Ariosti (Attilio) dell'ordine dei serviti, di Bologna, nel 1698 era maestro di cappella dell'elettrice di Brandeburgo a Berlino, ottimo suonatore di cembalo. Fu chiamato in Londra nel 1717, e due sue opere in musica Coriolano e Lucio Vero furon quivi stampate; ma non potè egli lottar lungamente contro Hendel. Il secondo atto di Muzio Scevola, ch'egli compose nel 1721, ed a cui Hendel fece il terzo, sembra essere stata l'ultima sua opera ed aver decisa per sempre la superiorità di Hendel; ma non ne conservò meno tutto il suo credito. Egli viveva ancora nel 1727, il suo carattere era dolce sommamente, ed amabile; al tempo del suo primo viaggio a Berlino, diede egli al giovane Hendel delle lezioni sul clavicembalo, tenendolo su le sue ginocchia per ore intere: ma siffatte qualità in nulla influirono su le sue composizioni, che sono molto aride e pesanti.

Ariosto (Giov. Batt.) musico bolognese, viveva verso il 1687. Egli è autore di un Metodo per suonare il sistro, dove si trovano alcune notizie intorno a questo strumento.

Aristocle greco scrittore di musica, di cui fa menzione Ateneo (in Dipnos. l. XIV), e di cui egli dice esservi stati al suo tempo due libri, uno intitolato della Musica, e l'altro dei Cori, che oggidì più non esistono. Ignoriamo l'epoca in cui egli visse.

Aristoclide, famoso suonatore di flauto e di lira, ai tempi di Serse, riportò il primo la corona ne' giuochi che celebravansi in Atene. Fioriva cinque secoli innanzi G. C.