Bornet (Mr.) il maggiore, nel 1770, era primo violino nell'orchestra dell'opera, in Parigi. Alcuni anni dopo pubblicò: Nouvelle méthode de violon et de musique.
Borsa (dottor Matteo) nipote del Ch. ab. Bettinelli, dalla di cui elegantissima penna abbiamo il Saggio su la vita e le opere di lui (Bettinel opere tom. 22, Ven. 1811). Nacque egli in Mantova l'anno 1751, di comoda e civile famiglia; fece i suoi studj prima in Verona e poi in Reggio, d'onde compiuto avendo con successo il corso di filosofia, passò in Bologna a studiarvi la medicina. Ivi raffermossi nelle finezze della lingua latina e dello stile italiano, coltivò la musica in quella scuola eccellente, e gli giovò al tempo stesso la frequenza de' teatri. Nell'anno 1776 e all'età di 24 anni prese la laurea dottorale in medicina e divertivasi solo della lettura de' migliori libri, e colla conversazione d'uomini di lettere, e colla musica: quindi prese in moglie la sua cugina Giuseppa Bettinelli educata anch'essa nel canto, e col favor d'una voce attissima a quello. Nel 1781, recitò egli nell'accademia di Mantova un Saggio, in cui cercò: A quanto s'estenda la facoltà del canto ne' drammi serj; e pel credito fattosi nelle varie sue dissertazioni gli fu conferita nel ginnasio di sua patria la cattedra di logica e metafisica, per cui conciliossi una pubblica estimazione, e nel 1787 fu scelto dall'accademia per suo Secretario perpetuo, nè poteva farsi miglior elezione, unendosi appunto nel Borsa le parti principali di un segretario d'accademia di scienze insieme e di belle lettere ed arti. Il Borsa fornito era di più cognizioni ed aveva acquistato un finissimo gusto su la pittura, e le sue sorelle la poesia e la musica. Ma la morte venne pur troppo nel fior degli anni suoi, e de' suoi studj: egli finì di vivere nel 1798, all'età di 46 anni. Abbiamo di lui oltre a molte opere un Saggio sulla musica imitativa teatrale, che è fra gli opuscoli scelti di Milano, in cui osserva l'A. esser l'orecchio l'unico senso su cui può agire la musica, e ch'essendo esso capace soltanto d'impressioni sonore, queste sole son proprie alla musica, e quindi la voce umana è la sola che può imitare la musica. Or questa voce esprime gli affetti e le passioni dell'uomo con varie modulazioni, e con esse l'uomo agitato e commosso è quel solo, che dà moto all'espression musicale. Quindi viene a considerare l'espressioni vocali de' famigliari nostri discorsi secondo le varie condizioni, e le qualità degli affetti e onde possa la musica imitar la natura ed esprimerla, e sino a qual segno nell'arie, pe' recitativi mostrando ai cantanti e compositori qual leggi abbiano a tenere. Applica ciò pure all'orchestra, e come debba essa concorrere all'espressione e imitazion degli oggetti. Di ciò lodollo il cel. ab. Arteaga, dicendolo apritore di nuova via sulla musica imitativa dell'orchestra, profittandone molto egli stesso nell'opera sua sopra le rivoluzioni del teatro musicale italiano. Il dottor Borsa in un altro suo trattato de' Balli pantomimi esamina nell'intima natura loro il ballo e la musica, riconoscendo che il primo può stare da se, non così la seconda: propone i miglior mezzi per correggere i difetti, e a conformar quest'arte al buon senso e alla morale.
Bosch (Mr. de) nel 1783, egli diè al pubblico Versuch eines etc. cioè: “Saggio di un amatore di musica in melodie, per il canto e il clavicembalo” in due parti.
Bose (Giorgio Mattia), dottore in Lipsia, ove fece imprimere nel 1734, una prima dissertazione de sono in 4º, ed una seconda l'anno di appresso. Egli vi esamina le spiegazioni, che Perrault aveva date del suono.
Bossler (Arrigo-Fil. Carlo), dopo il 1788, ha pubblicato in Spira la gazzetta di Musica, di cui ogni settimana usciva una mezza foglia di testo ed un'altra di note. Non sappiamo se questa gazzetta si è proseguita.
Bossnis (Girolamo), professore di teologia in Milano e nato a Pavia nel 1608, aveva pubblicato, a 39 anni di sua età, più di ventiquattro opere, tra le quali vi ha: De sistro Isidis, e de sistris libellus, pubblicato nel 1632. V. Joecher. Mr. de Sallengre, ha inserito questo brieve trattato nel suo Thésaur antiquit. Roman. t. II num. 17.
Bottrigari (Ercole) cavalier bolognese, grand'amatore e buon intendente nel secolo 16º ha scritto sulle belle arti. Apostolo Zeno possedeva una medaglia coniata in suo onore, nel di cui rovescio eravi una sfera, o un melone, strumento musico di sua invenzione. Egli nato era in Bologna nel 1531, ed ivi finì di vivere nel 1606. Ha scritto molte opere sulla musica, e reso degli utili servigj colle sue fatiche a questa bell'arte. Eccone il catalogo: Iº Il desiderio, ovvero de' concerti di varj stromenti musicali, dialogo, Bologna 1590 in 4º; IIº Il patrizio, ovvero de' tetracordi armonici di Aristosseno, Bologna 1593; IIIº Il Melone, discorso armonico, ed il Melone secondo ec.; IVº Considerazioni musicali del cav. Bottrigari sopra un discorso di messer Gandolfo Sigonio intorno a' madrigali, e a' libri dell'antica musica ridotta alla moderna pratica di don Niccola Vicentino, e nel fine esso discorso del Sigonio, Ferrara 1602, in 4º; Vº Il Trimerone de' fondamenti armonici, manoscritto del 1599. Nella copiosa libreria dell'Istituto di Bologna conservansi in oltre più manoscritti del ill. cav. Bottrigari: Iº Traduzione in lingua italiana del libro di Aristotile, dell'oggetto dell'udito ossia dell'acustica; IIº Note su tutte le opere del Gogavino; IIIº La Musica mondana di Macrobio tradotta in italiano con alcune considerazioni; IV.º Annotazioni al Trattato di musica di Bartolomeo Ramos ec. “Questo dotto armonico, dice il Ch. ab. Requeno (nella prefaz.) aveva tutti letti e trasportati nell'italiana favella non pure i greci, che ha Meibomio nella sua raccolta degli armonici greci, ma più altri ancora. Nella libreria del p. Maestro Martini in Bologna si conserva una parte delle traduzioni del Bottrigari: l'altra parte di esse nella copiosissima e ben servita biblioteca dell'Istituto di Bologna, che fece vedere a me stesso il di lei gentile ed erudito bibliotecario.”
Bougeant (Guglielmo-Giacinto) gesuita Francese morto nel 1743. Egli volle entrare in lizza con l'accademico Burette nella quistione dell'antica musica con molto calore allora in Francia agitata, e nelle Memorie di Trevoux ottobre 1725 art. 91 pubblicò una sua ben scritta ed erudita Dissertazione sur la Musique des Anciens, che, come tutte le altre su questo argomento sono ora di pochissimo conto e più non si leggono dopo le dottissime fatiche dell'illustre Requeno.
Bourdelot (Pietro Michon) abbate di Massay, nacque in Ginevra da un cerusico di Sens nel 1610; applicossi alla medicina e fu medico del gran Condé. Cristina regina di Svezia lo volle presso di se nel 1651; e dipoi ottenne per lui l'abbadia di Massay. Il papa aveagli permesso di esercitare gratuitamente la medicina: ed egli morì finalmente in Parigi l'anno 1685. Oltre a molte opere sopra diverse materie, egli scrisse una Storia della musica in francese pubblicata all'Haye e ristampata a Francfort nel 1743, in 4 vol. in 8º, composta senza notizie, senza critica e senza filosofia, dice l'ab. Arteaga. Bourdelot trovandosi in Isvezia alla corte di Cristina insieme col Meibomio autore della traduzione latina de' sette greci Scrittori di musica, e col Naudé letterato anch'egli di prima sfera, persuase alla regina che comandasse a Meibomio di cantare in sua presenza un'aria dell'antica musica pubblicata da lui medesimo in quella sua collezione, ed a Naudé che eseguisse alcune greche danze colla voce e co' piedi, su di cui aveva egli scritto alcune erudite ricerche. I poveri letterati che avevano nella voce tutta la rozzezza d'un uomo a 50 anni non mai avvezzo a cantare, e nella persona tutta la goffaggine d'un erudito dabbene, adempirono così sgarbatamente la commissione, che non ostante il rispetto dovuto alla regina, i cortigiani non poterono far a meno di non abbandonarsi alle più sonore risate. Il Meibomio piccato al sommo di così mortificante avventura, e scontrandosi poi col Bourdelot in pubblico, gli pestò il viso a forza di pugni più che all'innocente sua curiosità, dovuti alla balordaggine con cui pensava potersi giudicare con siffatto metodo dell'indole ed energia dell'antica musica e del ballo. Questo curioso aneddoto dà a divedere quanto ridicolosamente si giudichi su questa materia da chi non vi porta altri lumi, che quelli d'una pesante ed inutile erudizione.
Bouteiller (Mr.) nato in Parigi nel 1788, allievo di Mr. Tarchi, riportò nel Conservatorio il gran premio di composizione musicale nel 1806, proposto per la fuga, il contrappunto e la cantata di Ero e Leandro. Egli doveva rendersi alla scuola di Roma, ma ha preferito di rimanere a Parigi, dove non fa delle composizioni che per sollevarsi da altre fatiche. Egli prometteva un artista capace di riparare la perdita del giovine Androt.