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Fabre d'Olivet (M.), nato nel 1768, si è fatta una riputazione in Parigi per le sue dotte opere in letteratura ed in musica, non avendo avuto altro maestro per l'una e per l'altra, che la natura e se medesimo. Naturâ ducimur ad modos, diceva Quintiliano. Sin dal 1789, egli aveva composto un grandissimo numero di opere drammatiche, e di alcune la poesia e la musica, che ebbero grande incontro: dedicò ancora a M. Pleyel un'opera di quartetti per due flauti, viola e basso. Finalmente, nelle profonde ricerche ch'egli faceva in occasione di avere intrapresa un'opera archeologica, trovò negli avanzi della letteratura greca, o piuttosto credette buonamente di trovare il sistema musicale di quel popolo celebre. Pensò quindi arricchirne il sistema moderno, e ne formò un terzo modo, pubblicandolo nel 1804 sotto nome di modo ellenico, che altro non è in sostanza se non il terzo modo inventato da Blainville, tanto preconizzato da Rousseau, e prezzato poi al suo giusto valore dagli intendenti (V. l'articolo di Blainville nel I tom.). Questa impostura letteraria ebbe la stessa fortuna di quella che la precedette, un effimero applauso fu tutta la sua ricompensa. Nel 1804, M. Fabre fece eseguire al Tempio dai primi artisti del teatro di Parigi un suo Oratorio a grande orchestra, composto quasi interamente su questo modo, che dicesi essere stato inteso con piacere da più di due mila persone: i giornali, coll'usato entusiasmo de' francesi, ne parlarono un momento con vantaggio, e poi si tacquero.
Fabricio (Giov. Alb.), dottore in teologia e professor d'eloquenza in Amburgo, nato a Lipsia da Wernero Fabricio celebre professore di musica nell'anziscorso secolo, è autore di più opere di pratica col titolo di Deliciæ Harmonicæ, in 4º, Lipsia 1657. Giov. Alberto consacrò tutta la sua vita all'utilità del pubblico, e acquistossi un'immortal rinomanza per le sue dotte e profonde opere di erudizione. Nelle sue immense Biblioteche Greca e Latina trovansi delle accurate notizie intorno agli scrittori di musica di queste nazioni, come ancora nella sua Bibliographia antiquaria, Hamburgi 1713, e 1760, 2 edit. vol. 2, in 4º, opere molto utili per la storia letteraria della musica, di cui abbiamo fatto grand'uso. I più belli Genj dell'Europa, di tutte le comunioni, han reso giustizia ai talenti ed alla singolar modestia di questo scrittore, che terminò la sua vita nel 1736 (V. Formey dans son eloge, a Berlin 1757).
Farinelli (Carlo Broschi detto), uno de' più gran cantanti che vi siano stati al mondo, nacque a Napoli nel 1705, da un virtuoso di musica. Una caduta nella sua infanzia l'obbligò alla mutilazione: ebbe delle lezioni da Porpora, che lo accompagnò in molti viaggi. All'età di 17 anni si portò in Roma, ove sul teatro cantò in maniera a sorprendere quel dotto pubblico, che la prima volta lo accompagnò sino alla sua casa in mezzo alle acclamazioni ed agli applausi per testimonio del Burney (Travels, t. 1). Di là si rese a Bologna, per sentirvi Bernacchi, allora il primo cantante dell'Italia e da lui volle prender lezione. Nel 1728, passò in Venezia e quindi in Vienna. Carlo VI, l'onorò delle sue beneficenze, e con la sua perizia nella musica un dì, dopo d'averlo inteso, dissegli che con l'estensione e bellezza di sua voce non faceva che sorprendere; ma che dipendeva da lui di muovere e d'interessare, con dar meno all'arte, ed usar di un canto più naturale. Farinelli profittò del consiglio, ed incantò in appresso i suoi uditori quanto li sorprese. Nel 1734, Porpora, che dirigeva un teatro in Londra, fece venir Farinelli per opporlo a Hendel, che era quivi alla testa di un altro teatro. Il cantante, con la bellezza della sua voce e la magia del suo canto, fè ben presto restar vuoto lo spettacolo di Hendel. Il compositore ostinossi con orgoglio a sostenere una rovinosa impresa, e fece degli inutili sforzi per richiamare il pubblico. Ma tutte le risorse del suo genio bilanciar non poterono l'arte incantatrice di Farinelli. Carpani (Lettr. 9) racconta la seguente avventura. Senesino e Farinelli erano ambidue in Inghilterra, ma impegnato ciascuno a due differenti teatri; cantavano ne' medesimi giorni e non avevano occasione di sentirsi a vicenda. Trovaronsi non dimeno un giorno uniti insieme: Senesino doveva rappresentare un tiranno furioso, Farinelli un eroe sventurato e prigioniero; ma cantando la prima aria raddolcì talmente costui l'indurito cuore di quel feroce tiranno, che Senesino dimenticando il suo carattere, corse a Farinelli e con tutto il cuore abbracciollo. I fondi, ch'egli aveva in quel banco, valutaronsi a cinque mila lire sterline. Il principe di Galles al suo partire di là, gli diè in dono una scatola ornata di diamanti e 100 ghinee. Nel 1737 venne in Francia, cantò in Parigi dinanzi al re, che gli regalò il suo ritratto guernito di diamanti e 500 luigi. Avvengachè non avessero allora i Francesi gusto per la musica italiana, piacque loro tuttavolta questo gran cantante. Dopo una brieve dimora in Francia, portossi egli in Spagna, ove fu benissimo accolto alla corte e trattenuto con la pensione di 40 mila lire. Per il corso di 10 anni, cantò tutte le sere innanzi Filippo V e la regina Elisabetta. Questo principe essendo caduto in una profonda malinconia, che facevagli trascurare tutti gli affari, e giungere il faceva a segno di non volere per noja che se gli facesse la barba, e di non più intervenire al consiglio; la regina tentò per guarirlo il potere della musica. Essa fece disporre secretamente un concerto presso alla camera del re, e Farinelli immantinente cantò una delle sue arie. Filippo parve mosso da prima, ed eccitato al fine chiamò a se quel virtuoso, il colmò di carezze, e gli chiese qual ricompensa voleva, giurando di tutto accordargli. Farinelli pregò il re a farsi la barba e di andare al consiglio. Da quel momento la malattia del re divenne più docile a' rimedj, e il cantante ebbe tutto l'onore della sua guarigione. Questa fu l'origine del favore di Farinelli: divenne primo ministro, ma non obbliò giammai di non essere stato prima che un virtuoso, nè mai i signori della corte ottener poterono da lui, che sedesse alla loro tavola. Un giorno nell'andar ch'ei faceva all'appartamento del monarca ove aveva dritto di entrar quando volesse, udì che l'ufficiale di guardia diceva ad un altro che aspettava l'alzarsi del re: Gli onori piovono sopra un miserabile istrione, ed io, che servo da trent'anni, sono quì senza ricompensa. Farinelli lagnossi col re di trascurar quei che lo servivano, e fecegli tosto segnare un diploma, che al sortire consegnò all'uffiziale, dicendogli: Poco fa vi ho inteso dire, che avete servito dopo 30 anni; ma avete falsamente detto senza ricompensa. Egli generalmente non usò del suo favore, che per far del bene, e quindi la protezione di cui l'onorarono successivamente tre monarchi della Spagna, Filippo V, Ferdinando VI e Carlo III. Quando quest'ultimo gli assicurò la continuazione delle pensioni di cui aveva sino allora goduto, Tanto più volentieri il faccio; egli soggiunse, quanto Farinelli non ha mai abusato della benevolenza e della munificenza de' miei predecessori. Dopo di aver goduto per 20 anni di tutti gli onori nella Spagna, Farinelli fu obbligato nel 1761, a far ritorno in Italia. Scelse Bologna per sua dimora, e ad una lega di questa città fecesi fabbricare una casa di campagna, ove il dottor Burney andò a vederlo in compagnia del P. Martini nel 1770. Questo virtuoso possedeva un gran numero di cembali fatti in diversi paesi, a' quali aveva dato i nomi de' principali pittori italiani. Egli fu che impegnò il P. Martini a scrivere la Storia della musica, che questo dotto religioso non giunse a terminare. Il Martini per questa grande impresa non avendo una sufficiente biblioteca, Farinelli lo sovvenne colle sue ricchezze, e 'l pose in istato di formare la più considerevole biblioteca musicale che si fosse vista in Europa. Questo celebre artista passò così nel ritiro il resto de' suoi giorni, occupato di letteratura e di musica e morì li dì 15 settembre 1782, in età di 80 anni. Martinelli, nelle sue lettere familiari e critiche così si esprime intorno al Farinelli: “Questo cantante aveva più di sette o otto tuoni egualmente sonori, e chiari del tutto e piacevoli, che le voci ordinarie, possedendo d'altronde tutta la scienza musicale in un grado eminente, e tale quale poteva sperarsi dal più degno scolare del dotto Porpora.”
Farinelli, uno de' più recenti e bravi compositori per teatro, stabilito attualmente in Venezia. Nel Magazzino di musica di Giovanni Ricordi in Milano trovansi di costui impresse le seguenti opere: I Riti d'Efeso, dramma serio. La Locandiera; l'Amor sincero; l'Indolente; la finta Sposa; l'arrivo inaspettato; Bandiera d'ogni vento; il Colpevole salvato dalla colpa, opere buffe, ed alcune farse come: il finto sordo, la Pamela maritata; Teresa e Claudio; l'amico dell'uomo; sei cento mille franchi; un effetto naturale; l'Annetta; Odoardo e Carlotta.
Fayolle (Franc. Gius. M.), nato in Parigi nel 1774, fece i suoi studj nel collegio di Juilly. Per il corso di tre anni consacrossi interamente allo studio della mattematica sublime sotto Prony, Lagrange e Monge, e divenne capo di brigata alla scuola Politecnica dall'epoca di sua formazione. Sin dal 1799, aveva egli formata l'idea della compilazione del Dizionario Storico di musica, e raccolti numerosi materiali; sulla fine del 1809, ne parlò a M. Choron che avevane fatto lo stesso progetto, e convennero tra loro di far insieme quest'opera, ma una gravissima malattia sopraggiunta a M. Choron ne lasciò tutto il peso a M. Fayolle. Noi non staremo quì a ripetere ciò che abbastanza abbiam detto di questo Dizionario nel Discorso preliminare alla pag. LV. Egli dice di se stesso, che un gusto predominante lo ha tirato sempre alla musica, che studiò l'armonia sotto M. Perne, uno de' più bravi maestri: che possiede una preziosa biblioteca musicale, sì per la teoria, come per la pratica: che ha raccolto un gran numero di ritratti di musici, e ch'egli stesso molti ne ha fatti incidere su i disegni originali: che possiede inoltre degli eccellenti instromenti, fra' quali un piano-forte verticale, il primo costruito da M. Pfeiffer: ed una viola di Andrea Amati, che il celebre Pleyel ebbe la bontà di cedergli. Dal 1805 sino al 1809, egli ha pubblicato una collezione intitolata: Les quatre Saisons du Parnasse, che forma il numero di 16 vol. in 12º, e dove ha inseriti molti articoli sulla musica, e delle notizie intorno a più musici. Nel 1810, diè al pubblico: Notices sur Corelli, Tartini, Graviniés, Pugnani et Viotti, coi loro ritratti, che forma il primo volume della storia del violino, ch'egli promette di continuare.
Federici (Vincenzo), membro del R. conservatorio di Milano, e celebre in Italia per molte opere serie da lui poste in musica, che han meritato il più gran successo. Il suo stile ha molta grazia, ed espressione, ricco di nuove e brillanti modulazioni, e tutti i teatri d'Italia e d'oltramonti risuonano delle sue bellezze musicali. Nel 1802, scrisse per il teatro di Palermo la Zaira, Oratorio, la di cui eccellente musica è stata molto applaudita e replicata sempre con piacere in più parti dell'Italia. Nel 1790, egli scrisse l'Olimpiade, e nel 1803, Castore e Polluce in Milano, dramma ch'era stato posto prima in musica da' bravi maestri Sarti in Pietroburgo, e Bianchi in Firenze; Federici sorpassò ambidue. Egli ha scritto in oltre l'Idomeneo, e Oreste in Tauride, che trovansi impressi nel Magazzino del Sig. Ricordi in Milano.
Fedi (Giuseppe), celebre maestro della scuola romana per il canto, fioriva sul finire del secolo 17º. Egli era unito in istretta amicizia coll'illustre Amadori, comunicavansi a vicenda i loro sentimenti per la riforma dell'arte, ed esponevano le loro osservazioni al comune giudizio; da tale pratica ritraeva ciascuno degli abbondanti lumi per emendare i suoi proprj difetti, migliorare il piano di educazion musicale, e promuovere gli avanzamenti della musica. (V. t. 1, p. 27).
Fell (Giov.), dottore e professor di teologia, è morto vescovo di Oxford nell'anno 1686. Egli è autore di molte dotte opere, noi non parleremo che di quelle relative alla musica. All'edizione ch'egli diè nel 1672 delle opere di Arato, aggiunse Hymnum ad Musam et in Apollinem et in Nemesim con le antiche note di musica, e vi unì ancora Diatribe de musicâ antiquâ græcâ, con un esempio della musica antica sopra un frammento di Pindaro, ch'egli aveva scoperto nella biblioteca del S. Salvatore di Messina. Kircher l'ha inserita nella sua Musurgia, ma questa greca musica tradotta alla moderna nota non è che una vana lusinga, ed una erudita impostura (V. Fabric. Bibl. Gr. t. 2).
Feo (Francesco), napoletano compositore celebre a' suoi tempi per il teatro e per la chiesa, viveva in Napoli circa al 1740, e vi fondò una scuola di canto, che molto accrebbe la fama che si era acquistata come compositore, e dove formaronsi degli allievi che furono ammirati in Europa quai prodigi di melodia. Restano di lui più messe e salmi che il mostrano profondo nella teoria e pratica del contrappunto, e molti drammi come l'Arianna nel 1728, ed Arsace nel 1741. Il cel. Gluck se ne valse per il principio della sinfonia nella sua Ifigenia.