Eschenburg (Giov. Gioacchino), professore di belle lettere a Brunswick e consigliere della corte, nato in Amburgo nel 1743, ha reso molti servigj alla musica nell'Alemagna per i concerti che stabilì verso il 1770, e per le opere o traduzioni tedesche di più libri stranieri. Non ne citeremo che le seguenti: 1. Considerazioni sulla poesia e sulla musica, tradotte dall'inglese del d.r Brown, con note ed accresciute di due appendici, Lipsia, 1769, in 8vo — 2. Riflessioni sull'affinità della poesia e della musica, di Webb, tradotto dall'Inglese, Lipsia 1771, in 8vo — 3. Dissertazione sull'antica musica di Burney, tradotto dall'inglese con alcune note, Lipsia 1781 in 4º. Questa dissertazione precede la storia generale di Burney. Eschenburg aveva promesso di dare eziandio una traduzione di questa storia, ma non ha sinora messo ad effetto la sua parola. — 4. Lettera sulla pompa funebre di Jommelli, tradotta dall'italiano. Essa è nel Museo allemanno, t. 1, p. 464. — 5. Dissertazione intorno a Cecilia, nel Magaz. di Hannover del 1786, n. 96 — 6. Notizia sulla vita di Hendel e sulla funebre pompa che si è eseguita in suo onore a Londra ne' mesi di maggio e giugno 1785, tradotto dall'inglese di Burney, Berlino 1785, con fig. in 4º. Abbiamo di lui inoltre alcune dissertazioni a parte sulla musica, e molte discussioni nei giornali e gazzette di Germania. Egli è ancora autore di alcune buone traduzioni tedesche di drammi in musica italiani, come Roberto e Callisto musica di Guglielmi, i Pellegrini al Calvario di Hasse, ec.
Escherny (il conte di), nel 1809 pubblicò un libretto col titolo di Fragmens sur la Musique, dove avanza molti strani paradossi e più svarioni. Egli pretende che la lingua francese sia la più bella e la più perfetta delle lingue moderne, e che in se stessa racchiuda i germi di una melodiosa musica. Parla poi con trasporto della voce degli eunuchi: voce per eccellenza, egli dice, che più non si sente se non ne' cieli, se si abolisce sulla terra! e giunge sino a maledir Ganganelli, per aver vietate queste mutilazioni, ed accusa di balordaggine coloro che han trovato lodevole il divieto del Papa, e poco sta a non iscomunicarlo per aver impedita la crudele specolazione d'una trista madre, che voleva in questa maniera fare la sua fortuna e quella del suo ragazzo. A tanto arriva la filantropia del conte di Escherny!
Eschtruth (Giov. Adolfo barone di), membro di più accademie e società in Francia, in Italia, e in Allemagna, nato ad Amburgo nel 1756, studiò la composizione sotto Hupfeld, maestro di concerto in Marburgo, e quindi sotto Vierling allievo di Kirnberger, che lo familiarizzò mano a mano co' principj di Bach, al segno di voler egli passare soltanto per costui discepolo. Oltre i pezzi critici ch'egli ha pubblicati nei giornali letterarj di Erfurt ed altri, vi ha di lui: Iº Biblioteca di musica, primo num. Marburgo 1784; secondo numero 1785, terzo numero 1789; IIº. Istruzione per scrivere la musica, di Gian-Giac. Rousseau, traduzione dal francese con molte sue addizioni, 1786; IIIº. Principj della musica trascendente, ove si tratta principalmente della letteratura e dell'espressione della musica, 1789, in 4º; Biografia di Carlo-Emm. Bach, 1789. Per la musica pratica, oltre a molte sue opere, sono da rimarcarsi: 1º. Settanta canzonette del prof. Miller d'Ulm, poste in musica, con una prefazione molto interessante sulla composizione, Cassel 1788; 2º. Dodici marcie, con la teoria, la storia e la letteratura di questo genere di musica ec. Pregevoli sono i suoi scritti per l'imparzialità, per l'erudizione e lo stile, e commendatissime le sue composizioni musicali.
Estève (Pietro), membro della soc. reale di Montpellier, in un'opera pubblicata nel 1751, sotto il titolo di Nouvelle découverte du principe de l'harmonie, attacca con ragione la pretesa dimostrazione del Principio di Rameau, che non è effettivamente se non un sistema, ma vi sostiene alcuni suoi principj, che non possono facilmente adottarsi. M. Estève pubblicò ancora l'Esprit des beaux-arts, 1753 in 12º.
Ettmullero (Michele Ernesto), dottore professore di medicina in Lipsia, nato colà nel 1673. Dopo di avere ottenuti molti onorevoli posti nella sua patria, egli vi morì nel 1732. Delle sue opere non faremo menzione che di quella, che ha per titolo: De effectibus musicæ in hominem, Lipsiæ 1714 in 4º (V. Lichtent. p. 45).
Euclide, matematico di Alessandria, dove professò la Geometria sotto Tolomeo figlio di Lago circa tre secoli prima dell'era cristiana, fu di qualche tempo anteriore ad Eratostene e ad Archimede. Dalla sua scuola sortirono molti valentuomini. Tra le sue opere trovansi due libri di Musica, che comunemente gli si attribuiscono, benchè per più ragioni glieli contrastino i critici. Il primo di questi libri è intitolato: Introduzione Armonica, e l'altro Divisione del Canone Musico. L'inglese Gregory nella superba edizione, che diè delle opere di Euclide in Oxford in fol. rapporta questi due libri secondo l'edizione che tra i suoi Greci Armonici ne aveva dato il Meibomio, con correggervi solo alcuni luoghi, specialmente nella versione, in cui, egli dice, avervi trovate diverse maniere di parlare, che più sentivano della moderna musica, anzichè di quella del tempo di Euclide, e prova non aver essi costui per autore, perchè gli antichi non glie l'hanno attribuito. Infatti alcuni di loro ne credettero autore Cleonide, ed altri Pappo d'Alessandria. Ma l'accurato Requeno dopo di aver bene esaminati ambidue questi libri, conchiude che l'Introduzione armonica non è che l'opera d'un infelice sciolo, il quale ne' tempi posteriori lo spacciò per libro del celebre geometra Euclide (Saggi T. 1, p. 230) e che il compilatore del Canone Musico o è un altro impostore, ovvero lo stesso, il quale per ignoranza è in contraddizione coi principj del primo, e copia così alla rinfusa senza capirne un jota. Veggassene la dotta confutazione ch'egli ne ha fatta nel secondo tomo, alla p. 207 e seg. Vi ha una traduzione dalla musica di Euclide pubblicata in 12º, da M. Forcadel professore di mattematica in Parigi.
Eufranore pittagorico, secondo l'uso di questa scuola esercitò la musica, dice Ateneo (lib. 4, et 14), e scrisse in oltre un trattato sull'armonia de' flauti, ed un altro storico dei più celebri suonatori di tibia. Di lui fanno anche menzione Aristosseno, Trifone, e Jamblico (in Nicom. arithm.).
Eulero (Leonardo), cel. mattematico nato a Basilea nel 1707, passò 25 anni a Berlino, e fu membro di quell'illustre Accademia. Chiamato a Pietroburgo, una violenta malattia lo lasciò cieco; ma la forza singolare della sua intelligenza servì di supplemento a' suoi occhi, e non cessò di fatigare sino alla morte che avvenne li dì sette settembre del 1783. Abbiamo di lui più opere sulla musica: Dissertation sur la nature et la propagation du son, Basil. 1727, in 4º, e molte altre Dissertaz. sull'Acustica, che si trovano nelle memorie delle Accademie delle scienze di Berlino e di Pietroburgo. Ed inoltre: Lettres sur la musique à une Dame allemande; e Tentamen novæ theoriæ musicæ ex certissimis harmoniæ principiis dilucide expositæ, Petropoli 1738, in 4º. “Niun filosofo, dice a ragion l'Eximeno, nel trattar della musica s'è lasciato così trasportare dalle illusioni matematiche, come il Sig. Eulero nel libro intitolato Tentamen ec.” Egli ne rileva gli errori di teoria, e di pratica “e questa teorica ci fa comprendere (conchiude il dotto spagnuolo) che non è la Matematica, come volgarmente si crede, un deposito di verità infallibili. Il trattato di musica d'Eulero va fondato nel calcolo più esatto; ed è pieno di quelle formole matematiche, che si rispettano come sorgenti d'infinite verità; eppure tutto è una pura fallacia.... Sopra tutto falla la Matematica, qualor vien applicata ad oggetti che si suppongono per puro vizio della fantasia, come è stata finora attribuita a' suoni l'estensione delle corde, e come si suppone dall'Eulero stesa e divisibile in gradi la soavità..., in somma l'immagine dell'estensione, di cui la fantasia si serve per rappresentarci ogni cosa, è sorgente d'infiniti errori nella matematica, nella Fisica, e nella Metafisica.” (Orig. ec. P. 11, c. 3). Quindi non fia meraviglia, se, come scrive il Sacchi, il Sistema di questo gran Matematico in musica non è da alcuno abbracciato. L'autore del Dictionaire Historique des Musiciens per l'articolo dell'Eulero ci rimette al Supplemento del secondo tomo, ma quivi s'appiglia al partito di non parlarne affatto.
Eximeno (Ab. don Antonio), scrittore classico di musica, nato a Balbastro nel regno di Aragona nel 1732. All'età di dieci anni venne a Salamanca, dove con tale ardore applicossi allo studio, che abilissimo divenne sopra tutto nella fisica e nelle mattematiche. Nel 1764, fu egli scelto a dar lezioni di queste scienze nella Real scuola di artiglieria, di recente stabilita a Segovia per l'educazione de' giovani signori, che abbracciavano la professione dell'armi, e più opere diè egli alla luce in quest'occasione sì scientifiche, che storiche con tale imparzialità, dottrina e purezza di lingua, che lo resero celebratissimo. S'ignora l'epoca in cui entrò ne' gesuiti: dopo la loro espulsione dalla Spagna, egli visse in Roma, la patria della musica, ed a questa, ch'egli con trasporto aveva amata sin dall'infanzia, consacrossi interamente. Dopo sei anni d'un'assidua fatica compose l'opera, che tirò su di lui gli sguardi non che dell'Italia, ma dell'Europa intera. Egli pubblicolla in Roma nel 1774 in lingua italiana, pura abbastanza comechè fosse spagnuolo, con questo titolo: Dell'Origine e delle Regole della musica colla Storia del suo progresso, decadenza e rinnovazione, in 4º. Egli vi prova l'inutilità delle mattematiche per la musica, ed offre un nuovo semplicissimo sistema. Secondo lui essendo la musica un vero linguaggio, le regole non debbono esser cercate nella mattematica, ma sibben nella prosodia, e confuta il sistema de' Greci pittagorici sulla musica, e le teorie dell'Eulero, del Rameau, del Galilei, del d'Alembert e del Tartini. Quest'opera riportò in Italia l'approvazione e gli applausi non che de' Letterati, ma fin anco de' bravi professori di musica, tra' quali dee valer per tutti il gran Jommelli. “Ho gran premura, egli dice in una lettera all'A., di manifestargli cogli effetti tutto l'elogio e tutta la giustizia che merita il suo bellissimo e vantaggiosissimo trattato... da un uomo del suo gran merito possiamo tirare quei lumi, che assolutamente ci abbisognano, per vedere nella sua più convenevole chiarezza, e nel più vero buon cammino questa divina nostr'arte, tanto infelicemente traviata e prostituita.” Nel nostro Discorso preliminare p. XVI abbiam riferiti i trascendenti elogj, che ne han fatto il Bettinelli e 'l Requeno: eccone quello dell'autore delle Novelle letterarie di Firenze 1774: “L'Italia e le nazioni estere saranno così grate al Sig. Eximeno quanto lo sono state verso coloro, che hanno introdotto la moderna filosofia.” Tuttavolta M. Fayolle nel suo Supplemento al Dizionario Storico de' Musici, dice freddamente che in quest'opera non vi si trovano in generale che de' ragionamenti superficiali, frammischiati d'alcune buone vedute: che l'autore, allorchè le diè mano, non si occupava della musica che da quattro anni avanti; e che gl'Italiani l'hanno chiamata Bizzarro Romanzo di musica, con cui l'autore vuol distruggere senza poter poi rifabbricare. M. Fayolle non si era certo preso la pena di leggerla, e non cita per suo mallevadore che un frivolo libro. Veggasi perciò qual fondamento dee farsi sui suo Dizionario, ed in qual maniera egli giudichi de' più classici e celebri autori. Non così però han giudicato di quest'opera gli autori della nuova Enciclopedia metodica suoi nazionali (v. p. 340 e 352), non così altri dotti francesi, M. Raymond (Lettre à M. Millin p. 198) e Mr. Tourner. Il Monthly Review, giornale di Londra del 1774, parlando di quest'opera così si esprime: “Ella è questa una produzione di primo ordine per il gusto, l'erudizione e la profondità del ragionamento.” L'ab. Eximeno pubblicò in oltre nel 1775, in Roma: Dubbio sopra il saggio di contrappunto del P. Martini, che è una risposta a questo scrittore di musica, il quale lo aveva criticato nel suo Saggio di contrappunto. Ma riparò ben presto il torto, e diede all'Eximeno una prova incontrastabile di stima e di amicizia riponendo il di lui ritratto tra gli illustri scrittori della sua pinacoteca musica, tostochè (dice egli stesso in una lettera amichevolmente a lui diretta) mi giunsero alle mani le prime sue ingegnose ed erudite fatiche, cioè l'Opera dell'Origine e delle Regole ec. Nelle Memorie storiche del Martini pubblicate nel 1785, in Napoli dal P. della Valle, trovansi alcune Lettere dell'ab. Eximeno sulla questione della Greca Musica, e sulla sua riconciliazione col Martini. Morì questo valentuomo in Roma nel 1798, in età di anni 66.