Eliano, della scuola dei Platonici, scrisse dei Comenti sul Timeo di Platone, dove tratta della meccanica del suono, e senza ricorrere alla mattematica ne spiega i fenomeni per mezzo della fisica. Da alcuni lunghi passaggi di Eliano rapportati da Proclo (ad Timæ), e da Porfirio (in Harmon. Ptol.) intorno a questo argomento, si rileva la scarsezza de' lumi degli antichi in questa scienza. S'ignora il tempo in cui visse Eliano (V. Fabric. Bibl. Gr. t. 3).
Elliot (John) diè al pubblico in Londra nel 1769, Philosophical Observations on the senses, etc. cioè: Osservazioni filosofiche intorno ai sentimenti della vista e dell'udito, e un Trattato sopra i suoni armonici. La quarta sezione si riferisce alla maniera con cui ci formiamo un'idea de' suoni. Confessa ingenuamente l'autore che rispetto a ciò non può dir cosa alcuna positiva: desidera solo di risvegliare la curiosità dei filosofi, e di farla applicare a questo interessante oggetto: tuttavolta non ne dà nel suo trattato che un superficialissimo saggio.
Empedocle di Agrigento in Sicilia, città assai celebre negli antichi tempi per la coltura delle scienze, e per la sua grandezza, sortì dalla scuola dei pittagorici con quella superiorità di genio, che non abbracciando alla cieca la dottrina de' maestri, sa conoscerne il debole, e divenir egli stesso capo di partito. Egli illustrò la patria colle sue leggi, e la filosofia co' suoi scritti, tra' quali distinguevasi particolarmente il suo Poema, tanto celebrato da Lucrezio, e nel quale spiegava con l'armonia i principali fenomeni della natura. Egli coltivò in fatti la musica, applicandovi il calcolo all'usanza dei pittagorici, e ne diè lezioni ad alcuni bravi giovani capaci di fargli onore, dei quali il più illustre fu Archita di Taranto maestro di Platone. Non men che nella teoria fu egli eccellente nella pratica, suonava la lira, e con questa accompagnava i suoi versi, le di cui bellezze, al dir di Laerzio, non avrebbe avuto a schivo lo stesso Omero. I Greci raccontano delle maraviglie operate da questo filosofo per mezzo della musica (V. Porphir. et Jambl.): egli fioriva cinque secoli prima di G. C. Intorno a lui possono consultarsi fra i moderni letterati oltre il Barthelemy, e le Recherches sur la vie d'Empedocle, par M. Bonamy nel t. 10 dell'Accad. delle Iscriz., F. G. Strurz de vitâ et philosophiâ Empedoclis Agrig. ejusque carminum reliquiæ, Lipsiæ 1805, 2 vol. in 8º, ed il nostro dotto ab. Scinà professore di fisica sperimentale nella R. Università, nelle sue Memorie sulla vita e filosofia d'Empedocle, tom. 2 in Palermo 1813.
Engel (Gian-Giacomo), nato a Parchim, nel 1786, direttore del teatro nazionale di Berlino, e dopo il 1790 del Concerto degli Amatori. Ha pubblicati più scritti interessanti sulla musica e l'arte mimica, tra i quali quello sulla Pittura in musica, diretto a Reichardt, ch'è stato tradotto in francese da Arrigo Jansen, in Berlino, 1780 in 8º. Engel volse in tedesco le Lettere di Eulero sulla musica ad una Principessa Alemanna.
Engramelle (P. Gius.) agostiniano, pubblicò in Parigi nel 1775, la Tonotechnia, ou l'art de noter les cylindres, in 8º. Quest'opera nuova nel suo genere, è la prima che sia stata scritta sopra queste materie, i fabbricanti avendo fatto sempre un mistero dell'arte loro. Il P. Engramelle, nell'assemblea delle Belle-Arti 21 aprile 1779, ha mostrato un instromento di sua invenzione, il quale dà, secondo lui, la divisione geometrica de' suoni per la più perfetta maniera di accordare gl'instromenti. Comechè si possa mettere in dubbio la verità de' principj ch'egli avanza, non dee lodarsi meno frattanto il suo amore per le arti.
Epicarmo, uomo di spirito come la più parte de' siciliani, al dir di Cicerone (De clar. orat. c. 12), e filosofo, se non fu l'inventore della commedia, fu certo il primo a dar della regolarità a questo genere di poesia, come espressamente lo dice Aristotele (Poet. c. 3). Alla commedia puramente recitabile vi aggiunse egli i cori, che di tempo in tempo divertivano col canto e con la musica. La sua prima commedia sulla trasmigrazione delle anime rappresentossi nel teatro di Siracusa all'Olimp. 77; l'autore vi riscosse sommi applausi, ma si tirò addosso la nimicizia degli altri filosofi per avere divulgato il segreto dei loro dogmi sulle scene, e quindi fu bandito dal re Gerone. Gli Ateniesi accolsero l'autore e i suoi drammi con trasporti, come se di fresco riportato avessero una vittoria. Platone lo riguardò come il più perfetto scrittore in questo genere, e Plauto, al dir di Orazio (art. poet.) se lo propose per modello. Epicarmo fiorì cinque secoli innanzi G. C.
Epicuro, uno de' più gran filosofi del suo secolo, e forse ancora dell'antichità, fiorì nell'Attica quattro secoli prima di G. C., e stabilì la sua scuola in un giardino, dove tranquillamente filosofava co' suoi amici e discepoli, che a se attaccava con graziose maniere, e con una dolcezza non disgiunta dalla decenza e dalla gravità. Fra i piaceri, ch'egli ammetteva nella vita sociale, come non pregiudizievoli alla filosofia, non esclude la musica, e trattò ancora di quest'arte, secondo Laerzio, in un libro, che oggidì più non esiste. Il dotto Requeno è di parere, che costando troppa fatica l'impararla, i suoi seguaci non si trattennero in coltivarla: “e non si trova, ch'io sappia, egli dice, un epicureo antico celebre in quest'arte.” Ma io piuttosto sarei di avviso, che siccome si ebbe impegno dagli altri filosofi di discreditar questa setta, e di porre in odio i loro scritti, così non sono essi giunti sino a noi, ed assai poco sappiamo della loro storia. Le stesse opere di Epicuro, che al riferir di Laerzio, sorpassavano i 300 volumi, si sono smarrite. Il di lui Trattato sulla Natura delle cose, che servì di base al Poema di Lucrezio, e di cui non si sapeva quasi più l'esistenza che per alquante citazioni di antichi scrittori, sappiamo essersi ultimamente scoverto tra le rovine dell'Ercolano, e che l'inglese Haiter, spedito in Napoli per isvolgere gli antichi volumi sepolti sotto gli avanzi di quella città, ci fa sperare che ne pubblicherà quattro libri. Epicuro morì di calcolo in età di 70 anni, nel 271 innanzi G. C.
Eraclide del Ponto, nativo di Eraclea, venne a stabilirsi in Atene, dove fu discepolo di Speusippo, quindi de' Pitagorici, poi di Platone e finalmente di Aristotele. Tra le opere di costui si trovano alcuni libri su la Musica: Ateneo (libr. 10. Diun.) ne cita il terzo: ma Diogene Laerzio facendo un catalogo de' suoi scritti, non rammenta che due libri di lui della musica: ben egli è vero, che nell'articolo precedente egli dice: Trattati di Musica di Eraclide, a proposito di quel che di quest'arte si trova presso Euripide e Sofocle, in 3 libri: il che giunto a due libri ne farebbero cinque, ma forse vi ha errore nel testo. Che che ne sia, Porfirio (lib. 1, ca. 3, Com. in Harmon. Ptol.) cita un passaggio intorno alla musica coltivata da Pitagora, il quale è estratto, secondo egli stesso lo dice, da Eraclide del Ponto nella sua Introduzione alla Musica. Egli fioriva quattro secoli prima di G. C. (Plutarc. de Mus.).
Erastocle, greco filosofo, fu il primo secondo Aristosseno, che trattasse in Grecia del diapason e delle sue figure o sieno modi, del sistema perfetto, del numero e delle differenze degl'intervalli, che lo formavano: benchè di ciò scrivesse Erastocle da musico pratico senza dimostrazioni. Lo stesso Aristosseno però fa di costui una severa critica, attaccandolo di aver fallato fino nelle cose, che si giudicano col solo senso dell'orecchio (Aristox. l. 1, Req. t. 1, c. 4).
Eratostene, celebre matematico e bibliotecario di Alessandria, morto 194 anni prima di G. C., coltivò con successo la poesia, la critica, la filosofia, le matematiche, e la musica, per cui gli fu dato il nome di secondo Platone. Trovando egli in discredito il sistema armonico de' pitagorici, con l'autorità di primo bibliotecario della celebre libreria di quella dotta capitale, e colla celebrità acquistatasi nel calcolo, si credè in grado di poter ripigliare i computi numerici, e riformare le serie armoniche di Archita, di Filolao e di quanti l'avevano preceduto nello studio della musica. Le sue invenzioni ebbero gran plauso fra' suoi scolari. Tolomeo lo ha in conto d'uno de' principali musici di Alessandria. Pappo parla di lui con gran lode. Presso il dotto Requeno trovansi i numeri della scala diatonica di Eratostene, benchè con ragione egli creda che la musica abbandonata in balía de' mattematici ne abbia recato men vantaggio e più discapito (Tom. 1. p. 231). Quel poco che ci resta delle opere di Eratostene è stato ristampato secondo l'edizione di Oxford del 1672, con dotte note da Conr. Schaubach a Gottinga in 8º, 1795.